NR. 46 anno XX DEL 19 DICEMBRE 2015
la domenica di vicenza
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In Valbrenta si adottano terrazzamenti

Prima che spariscano, un comitato invita i cittadini ad occuparsi di questo patrimonio monumentale una volta adibito alla coltivazione del tabacco

di Gianni Celi

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In Valbrenta si adottano terrazzamenti

La Valle del Brenta, per la conformazione geografica che la contraddistingue, ha lasciato poco spazio alle colture. Incassata fra l'Altopiano dei Sette Comuni ed il Massiccio del Grappa e percorsa dal fiume, ha reso difficile la sopravvivenza delle popolazioni che, con il passare dei secoli, hanno deciso di fermarsi in questa zona. Con l'arrivo della coltivazione del tabacco però (siamo verso la metà del 1600) i valligiani hanno scoperto che potevano incrementare le loro magre risorse con questa pianta che proprio qui trovò la sua giusta collocazione. I tratti in piano, purtroppo, mano a mano che da Campese o da Pove, si saliva verso Cismon, erano sempre più ridotti. È nato da questo dato di fatto il bisogno di togliere più spazio possibile alla montagna. Sono apparsi in tal modo i primi terrazzamenti, ovvero dei coltivi trattenuti da muri a secco a volte vertiginosi. Il lavoro era improbo. Si dovevano anzitutto disboscare i fianchi della montagna, costruire gli imponenti muraglioni e, successivamente, riempire gli spazi vuoti con la terra che si raccoglieva nel piano e che veniva trasportata con le gerle. Sono stati realizzati, con questo sistema quanto mai faticoso, recuperando circa 500 ettari di terreni adatti alla coltivazione, qualcosa come 230 chilometri di muri a secco sia di modeste dimensioni o, alcuni, alti fin quasi una decina di metri. Il Comune maggiormente ricco di questi terrazzamenti è quello di Valstagna. Dalla fine degli anni Sessanta, però, con il boom economico che ha fatto, lentamente, sparire la coltivazione del tabacco in Valbrenta, queste terrazze hanno lasciato, in larga misura, il posto ai rovi ed al bosco, velocissimo nel rioccupare spazi che un tempo erano suoi. La conseguenza visiva di questo abbandono è il ripetersi con costanza, di anno in anno, di crolli delle vecchie "masiere". Al fine di evitare che venga cancellata definitivamente una pagina importante della storia della Valbrenta, un gruppo di persone s'è riunita per lanciare un'interessante iniziativa, quella cioè di dare la possibilità a chicchessia di adottare un terrazzamento. Ne è sorto un comitato dal nome "Adotta un terrazzamento in Valbrenta". I promotori sono il Comune di Valstagna, il Dipartimento di geografia dell'Università degli Studi di Padova e il Club Alpino Italiano, sezione di Bassano. Questi enti hanno ottenuto, inoltre il patrocinio della Comunità Montana del Brenta e del Comitato scientifico centrale - Gruppo Terre Alte del Club Alpino Italiano.

«Il comitato - spiegano i promotori - parte dalla convinzione che il processo di abbandono e degrado, che interessa oggi buona parte delle aree terrazzate storiche adibite alla coltivazione del tabacco nel Canale di Brenta, debba e possa essere fermato. Esso fa leva sulla comune sensibilità di abitanti della valle e frequentatori esterni nel promuovere la tutela e valorizzazione di questo patrimonio monumentale, trascurato dalle istituzioni qui come in altre aree della montagna prealpina veneta in nome di forme di sviluppo spesso poco attente al patrimonio culturale ereditato. Il Comitato intende sostenere e coordinare gli sforzi per il recupero di aree terrazzate abbandonate, contribuire operativamente al loro mantenimento, stimolando forme di recupero economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibili. Le operazioni di recupero e rimessa a coltura verranno avviate e condotte mediante un sistema di adozione diretta e a distanza di superfici terrazzate in abbandono, che coinvolgeranno sia coloro che siano interessati a prendersene cura direttamente, sia promuovendo una sensibilizzazione verso questo patrimonio mediante sottoscrizione promossa su larga scala».

Le finalità dell'iniziativa sono quelle di sviluppare una maggiore consapevolezza (su scala locale, regionale, nazionale ed internazionale) del valore del paesaggio terrazzato del Canale di Brenta, raccogliendo risorse in varie forme per garantirne il mantenimento; stimolare l'attenzione di quanti, abitanti della valle o originari della valle e allontanatisi da essa nei decenni passati, ancora detengono parti di questo patrimonio che vanno progressivamente deteriorandosi; contribuire ad avviare nuove forme di economia rurale in grado di mobilitare una parte sempre maggiore degli abitanti nei lavori per il mantenimento dei terrazzamenti.

Come sarà possibile realizzare questa iniziativa? Anzitutto si dovranno individuare tutti i terrazzamenti in abbandono e identificarne i proprietari, quando questi daranno il benestare per il loro utilizzo, gli appezzamenti saranno dati in comodato d'uso al comitato stesso il quale li distribuirà a quanti vogliano adottarli. Saranno possibili anche le adozioni a distanza, vale a dire qualsiasi persona potrà versare un contributo dando in tal modo la possibilità a dei volontari di coltivare i terrazzi. Ed ecco, infine, i nomi dei soci che hanno costituito il Comitato "Adotta un terrazzamento nel Canal di Brenta": Roberto Battiston, direttore del museo etnografico Canal di Brenta, membro del consiglio direttivo e segretario, Massimo Birollo, Antonio Caregaro Negrin, Giancarlo Comacchio, Angelo Chemin, Romeo Compostella, Loriano Costa, Valerio Costa, Rosa Maria Da Campo, Gianni Frigo, presidente della sezione CAI di Bassano e membro del consiglio direttivo, Diego Lazzarotto, membro del consiglio direttivo, Luca Lodatti, membro del consiglio direttivo e presidente, Angelo Moro, sindaco di Valstagna e membro del consiglio direttivo, Ivan Negrello, Marco Negrello, Giacomo Perli, Nicola Perli, Paul Van Gastel, Mauro Varotto.

 

(Foto in alto di Matteo Mocellin - tratta dall'album: www.matteomocellin.net)

 

nr. 40 anno XV del 6 novembre 2010

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