NR. 46 anno XX DEL 19 DICEMBRE 2015
la domenica di vicenza
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Scrittrice serba e vicentina doc:
ecco l’ultimo libro di Rada Ristic

Una raccolta di poesie composta insieme con Carla Galvan che rappresenta l’amore per la terra di origine e per il paese adottivo al quale ha dedicato la sua vita

di Laura Campagnolo

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Scrittrice serba e vicentina doc: <br>
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Rada Rajic Ristic, scrittrice di origine serba, si definisce ormai vicentina doc. Ancora bambina, in terza elementare, ricevette il primo premio di una carriera letteraria che si annunciava appena agli inizi. Da allora prese forza ed energia per continuare a scrivere. In Italia conobbe timidamente Carla Galvan, che trovò in lei quell'anima slava che da tempo andava cercando. Da qui il sodalizio letterario e la grande corrispondenza affettiva fra le due scrittrici. Nel 2000, il primo importante traguardo con l'assegnazione di un premio letterario grazie alla raccolta "Nella valle dei desideri". Un percorso condiviso, ricco di soddisfazioni, arrivato con "Sotto il cielo di Serbia" alla quarta pubblicazione.

In questi giorni la Aletti Editore, in seguito alle preferenze espresse dalla giuria del Concorso Internazionale di Poesia Inedita "Il Federiciano", ha selezionato la sua poesia "La mia nostalgia" che verrà data alle stampe, assieme ad alcuni versi di Dacia Maraini e Alda Merini, in vista della premiazione ufficiale di sabato 11 dicembre.

 

Rada, "Sotto il cielo di Serbia" si presenta come una raccolta di poesie dove ognuna delle tre scrittrici rappresenta un'anima. Cosa c'è in comune?

«L'amore per la Serbia. Questo sentimento è spontaneo per il Paese in cui sono nata e cresciuta. Quello che può sembrare atipico è invece l'amore di Carla per la mia terra: lei ha fatto molti viaggi in Serbia alla scoperta di un mondo diverso rispetto all'Italia, di un'altra cultura, di altri modi di essere e di vivere. Carla si innamorò profondamente della Serbia. Quando mi conobbe, nel '98, mi disse: "Finalmente ho trovato l'anima slava". Da allora nacque fra di noi una grande amicizia che ci portò a continue ispirazioni verso il mondo slavo. Sebbene io coltivi un grande amore per l'Italia, da 21 anni mio paese adottivo, nei geni è rimasto l'affetto per la Serbia».

In che modo sente ancora dentro di sé questo amore dopo tanti anni di lontananza?

«La nostalgia è un sentimento innato, fa parte dell'essere umano. Sono in Italia dal 1989. La prima volta arrivai a Vicenza per una vacanza, ospitata da amici a Castelgomberto, per visitare Venezia, Verona, Padova. Esattamente il giorno dopo uscì la legge Martelli che diceva che qualsiasi straniero che si trovava sul suolo nazionale italiano poteva chiedere in Questura un permesso di soggiorno. Per me andò così, non so se in nome del destino, della fortuna, o del caso... Poi tornai a casa per laurearmi e restai fino al 1991. Dopo un anno cominciarono a soffiare venti di guerra a causa di "disguidi politici", così anticipai una scelta che in cuor mio avevo già preso. Il mio sogno non era quello di vivere qui, in Italia. Io avevo già la mia famiglia in Serbia e un'altra speranza di vita, senza dover venire qui a cercare lavori lontani dalla mia formazione e dai miei studi».

Ha mai pensato di tornare a vivere in Serbia?

«No, la mia vita ora è qui, mio figlio è nato in Italia. Ho incontrato mio marito, serbo bosniaco, nel '94 proprio a Vicenza e ci siamo sposati. Dopo due anni è nato nostro figlio che ora ha quattordici anni».

Vicenza è diventata da ventuno anni la sua città. Quanto si sente vicentina?

«Vivo qui da molti anni, ormai questa è la mia realtà. Mio figlio si sente italiano e io non ho mai voluto interferire nei suoi sentimenti. Non mi ritengo attaccata al concetto di identità, il mondo è di tutti senza distinzioni. Qui ho trovato molti amici, a Vicenza mi sento a casa».

In quali poesie si ritrova Vicenza?

«Nelle poesie "Ponte tra anime": si tratta di una raccolta di versi scritti a quattro mani che si avvale di un'alleanza letteraria con Carla Galvan. Questo libro fu premiato in Bosnia con il premio Petar Kočić e ricevette in seguito un riconoscimento dall'ambasciatore bosniaco in visita alla città di Vicenza nel 2004. In una poesia, in particolare, parlo delle strade palladiane, di Ponte Pusterla e di altri luoghi vicentini».

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