NR. 46 anno XX DEL 19 DICEMBRE 2015
la domenica di vicenza
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Scrittrice serba e vicentina doc:
ecco l’ultimo libro di Rada Ristic

di Laura Campagnolo

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Scrittrice serba e vicentina doc: <br>
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Lei è anche mediatrice culturale nelle scuole: che cosa insegnano le sue poesie?

«In primis si può capire che il mondo non è uni etnico, ma plurietnico, pluriculturale e multilingue. I bambini piccoli a scuola non hanno tanti contatti con gli immigrati, a parte due o tre amici in classe. Nelle scuole cerco di portare la testimonianza di un altro mondo e di un'altra cultura, di un Paese come il mio che fu colpito da una guerra fratricida crudele e spietata. Il mio intento è quello di trasmettere ai bambini messaggi di non violenza e l'idea di un mondo che appartiene a tutti. Xenofobia, stereotipi e pregiudizi vanno condannati».

Qual è, a suo avviso, la situazione attuale di integrazione fra le giovani generazioni?

«Avverto una certa chiusura. Fino a qualche anno fa l'Italia non si poneva così nei confronti degli immigrati. Quando sono arrivata io gli immigrati erano 450.000 in tutto il Paese, adesso si è arrivati a 5 milioni. Anche questo influisce sulla visione degli italiani: lo straniero viene visto come una minaccia, un intruso, non come qualcuno arrivato per aiutare e prestare la propria manodopera».

"Sotto il cielo di Serbia" è la sua undicesima pubblicazione letteraria...

«Sì, ho presentato il libro con Carla il 18 agosto di quest'anno a Belgrado. Nonostante la giornata fosse molto calda e afosa, hanno partecipato molte persone. Per noi si è rivelato un importante consenso da parte del pubblico e una grande soddisfazione personale».

"Stelle cadenti" è il titolo del capitolo scritto da lei all'interno del libro. Come spiega il titolo di questa sezione poetica?

«Ho voluto descrivere questo universo, cioè quello delle stelle cadenti, attraverso una metafora che avvicina il ciclo di vita delle stelle all'esistenza dell'uomo».

Carla, come è iniziato questo legame poetico e affettivo con Rada?

«Dopo il primo "esperimento" riuscito e l'attribuzione del premio Petar Kočić, iniziò una grande amicizia intellettuale tra me e Rada. Con questo libro, "Sotto il cielo di Serbia", abbiamo raggiunto il traguardo delle quattro pubblicazioni, arruolando nella nostra formazione anche Todora Škoro, giornalista e scrittrice serba che ancora oggi vive nel suo paese di origine».

Da dove nasce la volontà di una traduzione anche in tedesco?

«Ho avuto la fortuna di conoscere a scuola la prof. Cornelia Veldscholten di Hannover, traduttrice di italiano, che ci ha aiutato a trasformare il libro in un progetto trilingue».

Che differenza si avverte fra il cielo di Serbia e il cielo di Vicenza?

«C'è una differenza fondamentale: il cielo di Serbia appare in cinque minuti, verso sera, mentre si chiacchera con le donne di campagna in un'atmosfera tutt'altro che pettegola e pesante. All'improvviso scende un buio nero e un gran freddo, e appare un cielo altissimo. Ecco, il cielo di Serbia è molto più alto del nostro perché è il cielo pieno di stelle dell'Europa centrale. Il cielo che si vede da qui è invece un cielo basso e grasso, con pochissime stelle, è un cielo che appartiene alla finestra da cui si guarda, è un pezzo di universo architettonico».

 

nr. 41 anno XV del 13 novembre 2010

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