NR. 46 anno XX DEL 19 DICEMBRE 2015
la domenica di vicenza
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Un importante saggio della “Civiltà Cattolica” nel centenario della morte del Fogazzaro

Il gesuita Padre Sale scrive che l’autore di “Piccolo mondo antico” e de “Il Santo” aprì la strada a Bergson, a Freud e alla cosiddetta “letteratura dell’interiorità” con una notevole modernità di pensiero e di scrittura

di Gianni Giolo
giolo.giovanni@tiscali.it

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Un importante saggio della “Civiltà Cattolica” nel

Dopo lo storico saggio sulla Civiltà Cattolica del 1999 il gesuita Padre Giovanni Sale interviene ancora oggi a parlare dell’autore di “Piccolo mondo antico” e del “Santo” nell’ultimo numero della stessa rivista diretta da padre Gianpaolo Salvini [a des.], con un saggio dal titolo “Fogazzaro a cento Un importante saggio della “Civiltà Cattolica” nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)anni dalla morte” (un cattolico liberale e modernista). Nell’articolo del 1999 il Sale si chiedeva stupito perché i gesuiti della Civiltà Cattolica si fossero scagliati con tanto accanimento contro il “Santo”, un romanzo “sostanzialmente cristiano” e che non contraddiceva il dogma cattolico. La risposta per lui era duplice: 1) La Chiesa del tempo non accettava il tipo di proposta religiosa predicata dal “Santo”, in particolare il suo progetto di riforma “democratica” della Chiesa, da condurre con la cooperazione attiva dei laici “progressisti”. E poiché il Fogazzaro si professava “scrittore credente”, fedele al dogma e alla gerarchia cattolica, l’autorità ecclesiastica si sentiva autorizzata a intervenire sulla produzione letteraria ogniqualvolta questa toccava materia religiosa. 2) La condanna del “Santo” era stata fortemente voluta dallo stesso Papa Pio X, che scriveva al marchese Crispolti di imputare allo scrittore vicentino di «servire da scudo coll’autorità del proprio nome a molti giovani che non si butterebbero per vie pericolose se non si sentissero spalleggiati da lui». Il Sale riconosceva, citando il Marangon, che l’importanza del Fogazzaro era di natura spirituale perché egli sosteneva che senza una vigorosa riforma degli spiriti il tanto agognato aggiornamento culturale della Chiesa poteva scivolare in un puro e astratto intellettualismo. Infine, il gesuita riconosceva al Fogazzaro di aver anticipato quella riforma della Chiesa che era stata attuata dal Concilio Vaticano II; in particolare, aveva invitato il papa ad uscire dal Vaticano, invito che era stato fatto proprio da Giovanni Paolo II.

 

Scrittore moderno

Ora l’articolo dell’ultimo numero della Civiltà Cattolica riconosce al Fogazzaro di essere «nel vero senso della parola uno scrittore moderno: egli fu tra i primi in Europa a interessarsi della psiche umana e dei fenomeni legati alla vita dello Un importante saggio della “Civiltà Cattolica” nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)spirito, aprendo la strada a Bergson, a Freud e alla cosiddetta letteratura dell’interiorità, che ha caratterizzato buona parte del secolo appena trascorso». In generale furono due i temi che dominarono l’opera matura del Fogazzaro. La ricerca di Dio, che, come sostiene Marangon [a sin.], «aleggia in tutti i suoi romanzi e diventa palpabile nella tensione sempre inappagata di molti personaggi, nello scavo psicologico dei loro moti più intimi, nella descrizione animistica di tanti paesaggi» e la riforma religiosa. Quest’ultimo tema in particolare occupò un posto centrale negli ultimi suoi romanzi, cioè la trilogia “Piccolo mondo moderno” (1901), il “Santo” (1905) e “Leila”(1910). Soprattutto nel “Santo” egli espresse le sue idee in materia religiosa, il suo bisogno di una diversa fede, conciliandola con la scienza moderna, la ragione, il cuore, e di sperimentare nuove forme di comunione tra la gerarchia e gli altri membri della comunità cristiana. Queste aspirazioni avvicineranno sempre più il Fogazzaro a quegli intellettuali cattolici che da tempo stavano lavorando per un “ammodernamento” dottrinale della Chiesa, e che successivamente furono definiti modernisti.

 

Censurate le “Letture Fogazzaro”

Padre Sale si limita sostanzialmente a ripetere le tesi già sostenute nell’articolo precedentemente citato. Egli ribadisce che il “Santo” fu iscritto nell’Indice dei libri proibiti il 5 aprile 1906. Lo scrittore si sottomise all’autorità della Chiesa pochi giorni Un importante saggio della “Civiltà Cattolica” nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)dopo in una lettera aperta al marchese Crispolti da pubblicare sull’”Avvenire d’Italia”, lettera che, come abbiamo detto in un articolo precedente, gli sbarrò la strada al premio Nobel che il comitato svedese aveva già in animo di assegnargli. Queste le parole del Fogazzaro: «Ella ha bene il diritto di sapere quale sarà la mia condotta pratica rispetto al decreto della Congregazione dell’Indice che ha condannato il “Santo”. Io ho risoluto sin dal primo momento di prestare al Decreto quell’obbedienza ch’è il mio dovere di cattolico, ossia di non discuterlo, di non operare in contraddizione con esso autorizzando altre traduzioni e ristampe oltre a quelle che sono materia di contratti precedenti al Decreto, impossibili da rompere». Tale atto di sottomissione – scrive il Sale – non piacque a molti intellettuali e politici anticlericali, che videro nella decisione dello scrittore un atto servile indebitamente prestato all’autorità ecclesiastica e insieme un’abdicazione alla propria libertà di coscienza e di decisione, cosicché chiesero la rimozione del Fogazzaro dal Consiglio Superiore dell’Istruzione Pubblica. Subito dopo, nel maggio del 1907, il card. Ferrari censurava pubblicamente le cosiddette “Letture Fogazzaro”, che pure avevano come fine quello di incrementare la cultura religiosa in ambienti ostili a questa. La condanna del “Santo” arrivò all’improvviso, dopo diversi mesi che il romanzo era stato pubblicato ed era nel frattempo divenuto un “best seller”. Il Fogazzaro credeva ormai di aver superato il pericolo della censura. Questa invece arrivò e colpì il suo autore come un fulmine a ciel sereno. Uno dei primi a denunciare il romanzo alla Congregazione dell’Indice fu p. Gaetano Zocchi, scrittore della “Civiltà Cattolica”, che in precedenza si era occupato del Fogazzaro sulla rivista.

 

Uno scrittore da valorizzare

La condanna amareggiò molto lo scrittore vicentino, perché lo allontanava per un certo tempo dai sacramenti; inoltre, riteneva che l’autorità ecclesiastica non avesse agito correttamente nei suoi confronti. La censura ecclesiastica però non si fondava Un importante saggio della “Civiltà Cattolica” nel (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)su errori dogmatici o formali contenuti nel romanzo (salvo qualche affermazione intorno allo stato delle anime nella vita ultraterrena), ma, come risulta dagli articoli della “Civiltà Cattolica”, sul fatto che le idee di riforma della Chiesa in esso sostenute potessero essere motivo di scandalo per i fedeli cattolici.

«Nonostante la condanna, il “Santo” del Fogazzaro agli inizi del secolo fu letto e amato in ambito cattolico e alimentò le speranze di vari intellettuali credenti e di chierici, che auspicavano un “ammodernamento” della Chiesa. I cattolici, a nostro avviso, – conclude padre Sale – dovrebbero riscoprire di più questo scrittore, attento alle problematiche dell’animo umano e innamorato della modernità. In questo tempo di crisi di valori e di identità deboli, autori fondamentali della letteratura italiana, come Dante e Manzoni, dovrebbero essere utilmente riletti, meditati e soprattutto amati, ma anche il Fogazzaro meriterebbe di essere maggiormente valorizzato».

 

nr. 20 anno XVI del 28 maggio 2011

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