NR. 10 anno XIX DEL 15 MARZO 2014
la domenica di vicenza
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IL VIAGGIATORE. Una guida, please, per l’Anima di Vicenza

Capace di illuminarci non solo sulle sue chiese e i suoi monumenti, ma anche sui mostri nascosti nel fiume, sul sapore di scomparsi “caramei”, sugli echi della battaglia della Motta. E sui sogni di chi vi passeggia

di Stefano Ferrio

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IL VIAGGIATORE. Una guida, please, per l’Anima di

Guida. Parola equivalente a “Pane”, per i bisogni che suscita.

Una guida, please.

Qualcuno che ancora ci porti dove il Fiume entra a Vicenza, non lontano dall’Albera, trascinando nei suoi gorghi storie di alluvioni e di mostruose “anguane”, di battaglie combattute a La Motta - cinque secoli fa, contro gli spagnoli - di pesche miracolose, di uccelli il cui volo inizia e finisce con l’aurora.

O, ancora più semplicemente, qualcuno che ci lasci rivedere dove giocavamo a “figu”, dove i capelli biondi sparivano in sella a un Fantic Motor, dove ancora si riusciva a spiare qualche maglia del Milan o della Juve dalle strade vicine al Menti, da quali feritoie di contra’ Cavour riecheggiava un party sotterraneo sulle note dei Vanilla Fudge, in quale punto di viale Roma un amabile gelataio vide sfrecciare un disco volante nel pieno degli anni ’50.

Per cortesia qualcuno che indichi, mostri, aiuti a ricordare.

Dio solo sa di quante e, soprattutto, di “quali” guide abbiamo bisogno in momenti ardui e confusi come questi. Quando, entrando in libreria, capita di vedere affiancati due saggi che, con uguale autorevolezza, mandano messaggi apparentemente opposti. Uno è “Democrazia vendesi”, nelle cui pagine l’economista Loretta Napoleoni fa presto a convincerci che, nei panni di cittadini debitori, a milioni siamo sempre più in balia di un occulto e feroce Potere politico-finanziario. L’altro si intitola “Quanto è abbastanza”, scritto a quattro mani dallo storico inglese Robert Skidelsky e da suo figlio, il filosofo Edward, sicuri di dimostrarci che le progressive privazioni a cui stiamo cercando di abituarci possono essere viatico per una vita migliore: più sobria, più spiritualmente ricca, e meno schiava del benessere e dei suoi feticci.

In attesa di capire meglio, più o meno venduti e soddisfatti, ribadiamo di avere bisogno anche di una sola “guida”, purché non si monti la testa, e ci illumini una qualche via senza rompere le scatole. Quanto a precisione e a gusto rievocativo, l’esempio possono darlo gli operatori che il 24 febbraio, nella ventiquattresima Giornata Internazionale della Guida Turistica”, accompagneranno gratis i visitatori fra le meraviglie della chiesa vicentina di Santa Corona. Salvo tenere a mente che, solo restando alla Città, ai suoi spazi alle sue effigi, nessuna guida sarà così onnisciente e “tutto compreso” da farci rammentare, o di mostrare ai foresti, vari luoghi significativi: ad esempio, dove coltivava i campi l’eretico Antonio Rizzetto fatto annegare dall’Inquisizione nel veneziano Canale dell’Orfano, in quali bar la voce di Nicolò Carosio raccontò a migliaia di tifosi senza tv il trionfo dei ragazzi biancorossi al Torneo di Viareggio del ’54, quale squadra vinse l’ultima partita di “pallacesto” giocata in Basilica Palladiana, a causa di quale sorella il bandito e occultista Galeazzo da Roma nel 1548 fece strage della nobile famiglia Valmarana, su quale strada affacciava le sue insegne la trattoria aperta in onore di Buffalo Bill, passato in Campo Marzo nel 1906 con quel “Wild West Show” su cui Antonio Stefani ha scritto un mirabile libretto.

Dobbiamo fermarci qui. E nemmeno accennare al bisogno, forse ancora più impellente, di ulteriori “guide”. Istruite per riaccompagnarci dove i “mangiadischi” sbriciolavano 45 giri di Nada e degli Shocking Blues come fossero pane e Nutella. Dove al citofono rispondevano sempre “è uscita”. Dove una “pocia” era meglio di Disneyland per chi sapeva crearvi tempeste con il suo “bacheto”. Dove i manifesti del Berico e del Santa Chiara, con tutti quei cow boy in braghe viola rese dal tempo più psichedeliche della Lucy di John Lennon, annunciavano un “altro mondo”, e non un semplice cinema.

Sempre lì, dove, fuori da scuola, si giocava “a mora” con l’ambulante zoppo, sperando di vincere i “caramei” più croccanti e mielosi del mondo.

Dove dietro l’angolo a volte c’era un prato.

Dove le lacrime non hanno mai finito di scorrere.

Per fortuna qualcuna è ancora qui.

E ci fa da guida.

 

nr. 07 anno XVIII del 23 febbraio 2013

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