NR. 10 anno XIX DEL 15 MARZO 2014
la domenica di vicenza
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Come si esporta un messaggio umanitario

In tempi segnati da altro genere di export che consiste soprattutto in spedizioni militari, c’è chi si occupa dei più deboli e bisognosi di aiuto e si mette in gioco per lavorare nel campo della sanità e della cooperazione – In Piazza disegna un panorama anche se molto parziale di questo mondo che lavora senza promesse di remunerazione o guadagni

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Come si esporta un messaggio umanitario

(g. ar.)- C’è chi esporta democrazia, qualche volta condendo i propri interventi con armi, tattiche militari di ultima moda, bombe intelligenti e raid relativi e connessi, ma c’è anche chi si occupa d’altro: esporta pace, assistenza, medicina, soccorso. È il caso degli ospiti che hanno partecipato al dibattito di In Piazza incentrato appunto su chi si dedica a queste attività di volontariato, andando a portare aiuto e non guerra soprattutto alle aree maggiormente disagiate del terzo mondo, dall’Africa, all’Asia, all’America Latina.

Va da se’ che non può non risultare immediato il collegamento con le attività di volontariato che in particolar modo caratterizzano fortemente la provincia di Vicenza. La connessione diventa infatti un fatto immediato. Si calcola che oltre alle trecento associazioni in attività, ci siano almeno 200mila volontari che si muovono al di fuori della rete ufficiale. Se si pensa –e questo è forse il dato numerico di partenza più significativo- che soltanto l’associazione donatori di organi AIDO ha stampato proprio all’inizio dell’anno la tessera numero 60mila, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un fenomeno quanto meno rilevante, del resto testimoniato dalle statistiche dove proprio la provincia di Vicenza risulta in testa al Veneto mentre il Veneto risulta in testa nettamente a tutto il resto del territorio nazionale.

Come si esporta un messaggio umanitario (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Ma a parte l’AIDO che costituisce appunto una specie di anomalia virtuosa con scarsissime possibilità di imitazione, è tutto il resto del quadro generale del volontariato a testimoniare che appunto la generosità –individuale o di gruppo- è questione di casa da queste parti.

Dicevamo che soltanto limitandoci al conto delle associazioni iscritte al centro di coordinamento provinciale che riceve finanziamenti per progetto dalla regione Veneto attraverso le fondazioni bancarie, rileviamo che quelle ufficialmente in attività sono oltre 300.

Ma la realtà del volontariato va molto oltre anche queste cifre già così significative. Quanti sono quelli che si occupano di assistenza e di interventi da volontario pur non facendo parte di nessuna organizzazione? Tempo fa un conto anche se molto approssimativo è stato fatto e il risultato ha lasciato praticamente senza parole: almeno200mila persone si occupano di volontariato.

Questa realtà evidentemente supera abbondantemente ogni possibile valutazione minimale o afflitta da distrazione. Si tratta di uno stato di cose sulla cui solidità c’è davvero poco da discutere. Il che significa tradurre i numeri in progetti, dare alle quantità almeno un tentativo di qualità crescente e dignitosa, attribuire al lavoro del volontariato il valore che deve avere e cioè quello di una complementarietà non secondaria all’esistenza delle istituzioni che per parte loro -a partire dalla cooperazione internazionale affidata come si sa ai governi di tutti gli Stati- si debbono occupare direttamente e per contratto di questo argomento.

Hanno partecipato al dibattito organizzato da In Piazza VINCENZO RIBONI primario del Pronto soccorso al San Bortolo, ANTONIO ZULIANI psicologo della Croce Rossa italiana, GIOVANNI CECCHETTO coordinatore per la Caritas del SAD (sostegno all’estero, adozioni a distanza, ecc), NICOLETTA PASIN infermiera al San Bortolo e volontaria in varie spedizioni mediche nel terzo mondo.

Tutti e quattro sono impegnati con frequenza costante in un lavoro di spola verso il terzo mondo e ne hanno una esperienza interessante, al punto da poter diventare veri e propri parametri di confronto quando si parla di aree del mondo ancora gravemente afflitte da sottosviluppo e perciò incostante attesa di aiuti a tutto campo. In apertura un brevissimo video su intervento di chirurgia pediatrica effettuato in Kurdistan da Sandro Frigiola, cardio chirurgo che da decenni si dedica a questa attività: esportatore di umanità e servizio.

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