NR. 10 anno XIX DEL 15 MARZO 2014
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La radiografia della sanità bassanese

Diminuiscono i ricoveri, mille in meno in due anni, aumentano le prestazioni “giornaliere”. Migliora anche la situazione delle liste d’attesa. Compostella: “Ma come faremo adesso che l’usl riceverà meno fondi?”

di Gianni Celi

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La radiografia della sanità bassanese

Il Direttore generale dell’Azienda sanitaria locale n. 3, dott. Fernando Antonio Compostella, ha presentato al Coordinamento delle Associazioni di volontariato, che operano nel settore della sanità, il bilancio di un anno di iniziative e di proposte. È cominciato anzitutto con l’evidenziare il fatto che è stato raggiunto un importante risultato e cioè quello di diminuire i ricoveri dei pazienti. Infatti dai 21.772 dei casi totali del 2010 (17.301 in degenza ordinaria e 4.471 in day hospital) si è passati ai 21.348 del 2011 (17.032-4.316) ed ai 20.345 del 2012 (16.658-3.687) con una decrescita totale di 1.003 unità. Sono cresciute invece la prestazione passate da day surgery in ambulatoriale: più 1.033 del 2012 sul 2011. Altro dato preso in esame dal dott. Compostella è stato quello riguardante il rispetto della tempistica di intervento per fratture di femore. Ebbene, la percentuale di pazienti ultra 65enni operati entro tre giorni dal ricovero, a seguito di frattura prossimale del femore per sostituzione protesica totale o parziale o riduzione di frattura, ha raggiunto il 56,9 per cento fra i due ospedali di Bassano (52,8) e di Asiago (74,4). Tenuto conto che l’obiettivo regionale, per il 2012, era del 70 per cento, i tempi sono stati rispettati nel 70 per cento dei casi.

Anche per le liste di attesa s’è lavorato con impegno. Nel 2011, la priorità B e cioè quella dovuta entro dieci giorni, è stata rispettata nell’86,3 per cento dei casi, percentuale salita al 93,9 nel 2012 con una punta del 96,6 per cento nell’ultimo quadrimestre e con un tempo d’attesa medio di cinque giorni. Per la priorità D (trenta giorni per le visite e 60 per interventi strumentali) si è passati dal 77,8 per cento del 2011 all’89,4 del 2012, con un 95,2 nell’ultimo quadrimestre ed un tempo medio di una ventina di giorni. Infine per la priorità P (entro 180 giorni) la percentuale delle prestazioni garantite è scesa dal 92,2 per cento del 2011 all’89,5 del 2012 con un tempo medio di attesa salito dai 40 ai sessanta giorni. Va ricordato che l’obiettivo della Regione è del 90 per cento nelle priorità B e D e del cento per cento in quelle P.

I dati forniti dal Direttore generale mostrano quanto abbiano lavorato gli ambulatori specialistici dal 2010 al 2012, ma come anche ci sia stata una flessione nel giro di tre anni. Il totale delle prestazioni per esterni è stato di ben 2.819.800 visita nel 2010, di 2.811.256 nel 2011 e di 2.738.323, nel 2012 con una differenza, in meno, fra il 2011 ed il 2012 di 72.933 casi. Importante anche l’attività per gli esami di laboratorio: 2.123.300, nel 2012; 2.126.563, nel 2011 e 2.045.343, nel 2012. È cresciuta invece l’opera di screening passata dai 25.364 casi del 2010 ai 32.269 del 2011, ai 36.333 del 2012. Le visite specialistiche per urgenze del Pronto soccorso invece hanno fatto registrare cifre importanti: 429.706 nel 2010; 431.298 nel 2011 e 432.268 nel 2012.

La radiografia della sanità bassanese (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Con il nuovo anno una diversa organizzazione permetterà l’apertura di alcuni ambulatori anche nelle ore serali (ecografia dal primo marzo e risonanza magnetica anche il sabato).

Ma il grosso problema che investirà anche la nostra Azienda sanitaria sarà quello legato alla minore erogazione di risorse decisa dalla Regione in relazione ai minori contributi in arrivo dal Governo centrale. «Una cosa deve essere chiara – ha spiegato il dott. Compostella – e cioè che la sanità veneta è fra le migliori d’Italia. Detto questo va anche sottolineato il fatto che, nel 2013, alla nostra Regione, in valore assoluto, arriveranno meno soldi rispetto all’anno precedente e, parlando della nostra Ulss, arriveranno sette milioni in meno che potrebbero salire a nove».

Entrando nel merito del bilancio di esercizio dell’azienda sanitaria va detto che, sotto la direzione del dott. Valerio Alberti, il deficit è diventato utile di esercizio. S’era partiti, infatti, nel 2008, con un debito di dieci milioni 571.474 euro, passati ai sei milioni 183.510 del 2009, ai cinque milioni 939.559 del 2010, all’utile di 506.340 del 2011, ai sei milioni 667.080 di attivo del 2012.

«Sia chiara una cosa – ha ribadito il nuovo Direttore generale - e cioè che non abbiamo sei milioni e mezzo nel cassetto da poter spendere come vogliamo, però di questa cifre, tre milioni sono disponibili e li utilizzeremo per alcuni investimenti all’interno dell’ospedale a cominciare dalla sostituzione dei ventilatori per le sale operatorie e per la rianimazione che necessitano di un urgente intervento».

«Certo che il mancato introito di tutti quei milioni che la Regione non potrà più concederci – ha aggiunto il dott. Compostella – sarà un ostacolo non da poco, specie se si tiene conto che l’obiettivo che dobbiamo raggiungere è il pareggio di bilancio. Vedremo come fare: certo ce la metteremo tutta, ma senza toccare minimamente i servizi».

Uno dei prossimi obiettivi dell’Azienda sanitaria Bassano-Asiago è quella relativa alla riorganizzazione dell’assistenza primaria con l’avvio delle cosiddette AFT, e cioè le Aggregazioni funzionali territoriali: in poche parole dell’aggregazione fra medici su base geografica. Ne sarebbero previste cinque: quella dell’Altopiano che interessa 19.229 assistiti; quella di Bassano Est (Valbrenta più Romano, Mussolente e Cassola) con 37.479 assistiti; quella Ovest del Marosticense con 26.713 assistiti e quella a Sud (Rosà, Rossano, Cartigliano e Tezze) con 31.655 assistiti e quella di Bassano con 40.700 assistiti.

Questo progetto prevede forme associative di servizio a disposizione della popolazione, con una presenza dai quattordici medici di medicina generale dell’Altopiano ai 32 di Bassano.

«La realizzazione delle Aggregazioni funzionali territoriali – spiegano all’Ulss – prevede la proposta dell’AFT per ottenere un’armonizzazione degli orari degli ambulatori nell’ambito delle singole forme associative (di rete o di gruppo) al fine di migliorare l’accessibilità; la stesura di una Carta dei servizi e una serie di incontri periodici strutturati nell’ambito delle forme associative su argomenti concordati con l’Azienda sanitaria per ogni singola aggregazione. Infine in ogni AFT dovrebbe essere presente almeno una medicina di gruppo integrata, vale a dire un team multidisciplinare con medici di medicina generale in gruppo che lavorano in integrazione, in una stessa sede, con infermieri, specialisti, assistenti sociali».

Un’ultima nota sull’attività svolta nel 2012 dall’Ulss n. 3 ha riguardato un’inchiesta effettuata su un campione di 1.627 degenti e 6.862 pazienti che hanno frequentato gli ambulatori per capire la qualità dei servizi offerti. Ebbene il 93,8 per cento dei degenti ha risposto di essere sempre stati trattati con rispetto e dignità durante la permanenza in ospedale; il 5,7 per cento, risponde “sì, a volte”, mentre uno 0,5 per cento decide per il no. Il giudizio complessivo sull’assistenza ricevuta è considerato ottimo per il 67 per cento dei degenti, buono per il 29, discreto per il quattro e scadente per il due per cento. Gli utenti che hanno frequentato gli ambulatori ospedalieri nell’arco di cinque mesi, dal maggio al settembre del 2012, hanno risposto così: l’89 per cento ha considerato positiva la qualità, l’8,1 per cento sufficiente, il 2,8 per cento negativa.

 

nr. 09 anno XVIII del 9 marzo 2013

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