NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Storie di eterni ritorni

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Storie di eterni ritorni

Che cos’è per te il mito, o l’idea, dell’eterno ritorno?

Storie di eterni ritorni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«È una condizione esistenziale. Come ho scritto nell’introduzione, c’è qualcosa che si ripresenta nelle nostre esistenze, eppure raramente ce ne rendiamo conto. Credo che viviamo in continuazione situazioni che si ripresentano sul nostro percorso, 'lezioni' spesso dolorose che siamo chiamati ad apprendere per poter andare oltre e, se ciò non accade, accadrà un’altra volta. Ma senza giudizio, però. Quello appartiene all’uomo, non al divino. Possono cambiare i volti delle persone che incontriamo o le circostanze, ma un disegno perfetto si dispiega lungo il cammino di consapevolezza che tutti dobbiamo affrontare. La vita è fatta di innumerevoli vite».

Hai scritto molti libri di storia: cosa ti ha spinto oggi a virare verso la narrativa e il racconto?

«È stata una maturazione personale. Fin da bambino mi sono sentito attratto dalla storia e da quella della seconda guerra mondiale in particolare e per trent’anni l’ho studiata e approfondita, trasformandola da passione in professione. Nel contempo ho portato avanti una ricerca interiore alla scoperta delle radici di questa pulsione e quando le ho trovate, non senza travaglio, i nodi che mi legavano a quel periodo si sono sciolti. Non c’era più bisogno che continuassi, non mi servivano altre risposte. Guardando a ciò che avevo fatto, ho compreso una verità che un tempo avrei giudicato inaccettabile: lo studio del passato, così concentrato su guerre e violenze, contiene in sé un germe velenoso, la spinta, sovente inconscia, a ripeterle e a creare divisioni. E tutto ciò che ci separa - politica, religioni, brama di potere e di denaro - non ci fa del bene. Anche ricordare certi avvenimenti affinché non si ripetano, in realtà, genera una tensione emotiva che ci lega a ciò che è stato, impedendoci di sperimentare qualcosa di nuovo e di vivere un futuro diverso e migliore. Troppi odi, troppi rancori persistono a causa di un uso strumentale della storia, perché non siamo capaci di lasciar andare. Ho preferito puntare sulla narrativa, all’inizio con un paio di romanzi a sfondo storico in cui sono presenti comunque tra le righe certe mie riflessioni, e ora con questa raccolta di racconti, di respiro più letterario, dove emerge maggiormente la mia ricerca interiore mentre parlo dell’amore, nella sua bellezza come nelle sue deviazioni».

Kundera, citato da Rampazzo in prefazione, scrive "la nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze... la maggior parte di queste passa del tutto inosservata". Credi nel caso, nelle semplici coincidenze, o pensi ci sia un destino già scritto per ognuno? O forse sono due lati della stessa medaglia?

«Raramente ci rendiamo conto delle coincidenze, o comunque le consideriamo semplicemente tali. Per il mio sentire e le mie esperienze, non siamo ancora in grado di capire esattamente come funzionino casualità e fato nelle nostre vite. Credo comunque che esista un destino che ci indirizzi verso passaggi importanti e obbligati, ma che poi le scelte di fronte a essi, nonché il cammino tra un nodo e l’altro delle nostre esistenze, dipendano esclusivamente dal nostro libero arbitrio e che, in definitiva, tutto sia possibile. Sono convinto che noi creiamo collettivamente la realtà che ci circonda attraverso sentimenti, pensieri e azioni, ma non ne abbiamo consapevolezza perché cerchiamo sempre risposte fuori da noi, invece che in noi. Così, dunque, è anche più facile incolpare qualcun altro quando le cose vanno male, invece di assumerci le nostre giuste responsabilità. Ecco, forse alcuni personaggi dei miei racconti sono proprio sulla soglia di questa consapevolezza, mentre altri l’hanno già abbracciata. Sono personaggi/persone, come noi, che contengono sia luce sia ombra: sta a ognuno decidere che lato mostrare al mondo».

Ancora Kundera ha scritto "Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla". Ti ritrovi in queste parole?

«Certamente. A patto di considerare il caso come un qualcosa di opposto al comune pensiero: non averne consapevolezza non significa che determinati avvenimenti siano capitati nelle nostre vite per un destino cieco e capriccioso, tutt’altro. Vi sono indirizzi preesistenti alla nostra nascita e altri che si dispiegano come reazione e che attiriamo letteralmente nelle nostre vite, in mediazione con le volontà altrui, dato che siamo tutti in connessione tra noi e con il pianeta che ci ospita, anche se viviamo l’illusione della separazione. No, non credo esista la pura casualità. Ci sono delle leggi che in gran parte ci sfuggono, rifiutate dalla scienza solo perché allo stato attuale non possiede gli strumenti per misurarle e comprenderle. A volte servirebbe un po’ più di cuore e meno razionalità».

Storie di eterni ritorni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Hai scritto il saggio Vite terrene, vite nell’aldilà: inutile chiederti se credi in qualcosa di più di ciò che si può vedere con gli occhi... ma cos’è per te quel qualcosa di più?

«Non è facile rispondere senza mettere a nudo una mia ricerca spirituale e intima, che è cominciata da ragazzo e che, in parte, ho cominciato a rendere pubblica proprio con la pubblicazione di quel saggio. È stato un percorso difficile e a volte doloroso, poiché ha messo in crisi anni di educazione, influenze ambientali e sociali e soprattutto una forma mentale che tutti noi sviluppiamo dalla nascita e nella quale siamo abituati a identificarci, ignorando la nostra vera realtà. Ma le esperienze che ho vissuto, anche forti, mi hanno aperto prospettive diverse. Quel che viviamo giorno dopo giorno, il nostro mondo, è solo una piccola parte di una realtà molto più vasta. Non mi riferisco alla sola questione della morte e della vita ultraterrena, sarebbe riduttivo, per quanto già metta in difficoltà le certezze di parecchi. Ma le cose sono destinate a cambiare, per tutti, io credo: la crisi che ci attanaglia sta risvegliando molte coscienze. Ciascuno con i propri tempi, chiaramente. Quando siamo pronti ad apprendere qualcosa di più, l’Universo ci offre le occasioni giuste».

Un cantautore americano scriveva in una bella canzone di qualche anno fa (Rupert Holmes – Nearsighted, ndr) "C’è molto più da vedere di quanto possa essere visto, più cose dette di quante non ne siano ascoltate...”. Sei d’accordo?

«D’accordissimo. Anche Shakespeare fa dire ad Amleto 'ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia'. Non è un caso che autori e artisti illuminati, contemporanei o di epoche passate, ce lo ricordino nei loro testi e nelle loro opere. Però dobbiamo avere la capacità di ascoltarli e poi la voglia di informarci, di ricercare, di non accontentarci di ciò che ci è stato insegnato. Sarei felice se nel mio piccolo, con i miei libri, potessi dare il mio contributo. Oggi con i racconti, ma un domani anche in un nuovo saggio, perché no? Intanto però mi proporrò ancora con la narrativa: entro Natale uscirà un nuovo romanzo storico, che in realtà ho scritto diversi anni fa, e l’anno prossimo un secondo, una storia a cui tengo molto ambientata in un prossimo futuro e in cui ricorrono diversi temi a me cari».

Luca Valente - scrittore, storico e giornalista - è nato a Pieve di Cadore nel 1973. Vive a Schio. È autore del thriller Indagine 40814, del saggio spirituale Vite terrene, vita nell’Aldilà e di numerose pubblicazioni storiche sulla seconda guerra mondiale. Ha collaborato alla realizzazione di mostre, conferenze, seminari, incontri culturali, attività didattico/formative, presentazioni di libri e documentari filmati.

Loris Rampazzo, lettore e promotore di eventi culturali, è referente, in collaborazione con la biblioteca di Breganze, del progetto LaAV (Letture ad Alta Voce) che promuove la lettura come strumento efficace e alla portata di tutti per creare condizioni di benessere nella società. LaAV, il cui motto è Io leggo per gli altri, favorisce l'incontro tra donne e uomini, giovani e anziani, adulti e bambini, persone deboli e persone in grado di dare sostegno, appartenenti a tutte le classi sociali e a vari livelli di istruzione.

 

nr. 38 anno XVIII del 2 novembre 2013 



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