NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Palladio. Tra cielo e Berici

Il fotografo Claudio Portinari rende omaggio ai colli e li esalta come il teatro che contenne la scenografia naturale in cui l’architetto collocò la sua genialità

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Palladio. Tra cielo e Berici

Palladio. Tra cielo e Berici (Aretè Edizioni) è il titolo del recente volume realizzato dal fotografo vicentino Claudio Portinari e dedicato ad Andrea Palladio ed ai Colli Berici, binomio inscindibile in una scenografia da sogno dove progettare lo spazio. Corposo ed elegante, con un apparato fotografico degno dei migliori prodotti di genere, il libro è quasi una strenna per chi volesse regalarlo a qualcuno che non conosce Vicenza e la provincia, ma crediamo che chi ne entrerà in possesso avrà la forte tentazione di tenerselo stretto. Quello dei Colli Berici è un palcoscenico caratterizzato da spazi, luoghi appartati e colore.

Palladio. Tra cielo e Berici (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) Una naturale scenografia dove interpretare lo spazio coniugando il vivere quotidiano. Il libro è un suggestivo percorso di immagini, colte nel corso di una decina d’anni nelle migliori espressioni stagionali del paesaggio berico, che propone immutato e fascinoso, il ricco patrimonio opera dell’insigne architetto e di tutta la scuola palladiana, con manufatti che possiamo ammirare con vanto e orgoglio nelle nostre città e campagne. L’itinerario prende avvio da Lonigo, si snoda per i Colli Berici, e va a concludersi nella città di Vicenza in Piazza dei Signori con la Basilica palladiana. Un tragitto tra le stagioni, la terra, i colori, l’uomo. In una parola, emozioni. Sicuramente Andrea Palladio, impegnato per decenni tra Vicenza, Campiglia, Pojana, Agugliaro e Lonigo, nella direzione dei suoi progetti e lavori, non può essere rimasto insensibile alla bellezza e fascino, all’accoglienza e respiro del paesaggio, all’interno del quale ha poi concepito e realizzato il meglio della sua creatività e sensibilità: la dimora-fattoria e la villa. Un viaggio di bellezza, dove trovano inserimento tutte le ville ed i principali e significativi manufatti di interesse artistico, in un itinerario non di sola e squisita architettura, ma caratterizzato da continue suggestioni ed emozioni.

Claudio Portinari ha voluto rendere omaggio ai Berici come al teatro che contenne la scenografia naturale in cui Palladio collocò la sua genialità nel progettare il tempo e lo spazio - scrive la coautrice Nicoletta Nicolin - . In questo libro ripercorre i suoi colli, cercando e privilegiando l’impronta umana che ha definito nel tempo i poderi e le contrade, connotato i paesi e le strade, sacralizzato il territorio con pievi e capitelli. Un nuovo sontuoso volume, per il gusto del fotografo di vedere l’incanto dei colli e le vallette con gli occhi di Palladio.

In effetti, quando Palladio aveva i cantieri aperti a Vicenza, Campiglia, Pojana, Agugliaro e Lonigo, dovette rimanere avvolto dall’accoglienza e dal respiro del paesaggio, elaborando per i suoi committenti architetture che assecondassero le caratteristiche orografiche, la flora e il corso delle acque. Le sue ville fattoria lasciarono una sua impronta poi continuata nei secoli, con più o meno sapienza agronomica e raffinatezza stilistica. Le ville che da allora punteggiarono i Berici furono residenze di delizia o fattorie immense al centro di campagne coltivate con perizia imprenditoriale dai nobili vicentini o dai patrizi veneziani. Certamente i paesi ne hanno ricevuto un’impronta gentile: basta pensare a Costozza e Montruglio, Pojana e Agugliaro, dove il fotografo ha ritrovato la creatività degli architetti, adeguata alle richieste dei committenti e al paesaggio dove la costruzione si inserì armoniosamente senza prevaricarlo.

Da Lonigo, amore antico e tenace di Portinari, l’itinerario vira verso Montorso e Montecchio, passando per la Favorita di Monticello di Fara, poi si inerpica da Brendola a Grancona, scende verso Campolongo ed Orgiano fino alla serena e divina essenzialità di Villa Pojana. Notte sul colonnato di Noventa, l’incanto di villa Dal Verme, un pezzo di Venezia migrato dal Canal grande alla sponda del Bisatto. E poi via tra geometrie di campi con gli Euganei in fondo, verso Toara e Pozzolo, nel sentore dei vigneti di Barbarano; Mossano, Montruglio, Castegnero e Nanto esaltano la leggiadria dei Berici, ora con gli alberi di giuda, ora con i ciliegi in fiore. La forma perfetta della Rotonda, orologio solare e tempio dell’ozio sapiente, dialoga con la disarmante semplicità di Villa Valmarana ai Nani, scrigno di pitture serene; intanto si profila Vicenza, presa dalla serrata sequenza dei portici di Monte Berico. Finisce il giro nella fantasmagoria del sogno palladiano in piazza dei Signori, al Teatro Olimpico e davanti alla ariosa facciata di Palazzo Chiericati.

Palladio. Tra cielo e Berici (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questo libro vuole arrivare lontano e si è corredato di traduzione in tedesco ed inglese, ben sapendo che il nostro Palladio è il più conosciuto ed imitato degli architetti italiani in Europa e nel Nuovo Mondo: infatti il palladianesimo fu fondamentale negli Stati Uniti, dal Campidoglio alle ville delle piantagioni del Sud. Il successo di Palladio tra i contemporanei è legato alla sua capacità intuitiva di capire cosa stava cambiando in quegli anni. Nel Cinquecento infatti, già la nobiltà della terraferma veneta aveva cominciato a indirizzare le sue risorse verso lo sfruttamento delle proprietà terriere; ma essendo cominciato il lento declino di Venezia, con l’avanzata dei Turchi e i traffici americani della Compagnia delle Indie, gli oculati patrizi veneziani ripiegarono allora su investimenti fondiari e sullo sfruttamento intensivo delle campagne. Fu Alvise Cornaro che indicò nell’investimento fondiario la nuova vocazione di Venezia che avrebbe dato un vitale impulso all’economia e istruì Palladio sulle esigenze delle coltivazioni agricole. Il corpo centrale della villa non è solo la casa ma pure il magazzino sorvegliato dei prodotti. Forse l’innovazione più spregiudicata fu quella di disporre i portici per il riparo dei carri e degli attrezzi, le stalle, i fienili, le abitazioni dei dipendenti, in posizione subordinata ma direttamente collegata al corpo padronale.

Per concludere l’omaggio a Palladio sui Berici e all’impronta di civiltà e cultura che nei secoli ne derivò, l’obiettivo di Portinari ha voluto tributare il suo ammirato rispetto alle più significative ville del veneto, che segnano, in un certo senso, la carriera dell’architetto tra l’ esordio di villa Pisani a Bagnolo e la conclusione della Rotonda a Vicenza. Queste ville sono da pensare circondate da una vita laboriosa e pacifica, in stagioni di raccolta e di villeggiatura in cui i signori amministravano le loro proprietà e le signore giocavano a fare le villanelle, con galline, oche, asini e cavalli, braccianti e bambini, tutti immersi in una vita di cui Palladio celebrò i fasti.

Abbiamo incontrato il fotografo leoniceno.

Palladio. Tra cielo e Berici (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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