NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Freud e lo sconosciuto

Intervista con Alessio Boni protagonista, assieme ad Alessandro Haber, de “Il visitatore” approdato al Comunale di Thiene ad aprire la stagione della prosa. La pièce, che è già stata rappresentata in 25 Paesi, racconta dei tormenti di Freud al momento di lasciare l’Austria sotto il dominio nazista

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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alessio boni

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

La 36° stagione della prosa del Teatro Comunale di Thiene è partita con una famosissima pièce di Eric Emmanuel Schmitt, “Il visitatore”. Portato in scena in 25 Paesi, qui tradotto e diretto da Valerio Binasco, il testo racconta di Sigmund Freud che, negli ultimi anni della sua vita, ha la possibilità di scappare dall’Austria se firma una dichiarazione in cui viene detto che è stato trattato bene dai nazisti per via della sua fama scientifica. In un contesto in cui il dottore sembra avere le idee molto chiare su tutto, si presenta un personaggio senza nome con cui si confronta e che lo mette in difficoltà. Freud è intrepretato da Alessandro Haber e lo sconosciuto da Alessio Boni. La pièce tornerà in scena il 4 dicembre al Teatro Verdi di Lonigo.

 

Il contesto storico è quello della fine degli anni ’30: l’Austria è stata appena annessa alla Germania. Il nazista con cui si confronta il dott. Freud è un tipo più che un personaggio, prevedibile e dozzinale. Molto spesso nel teatro e nel cinema i nazisti vengono molto caratterizzati ma poco articolati nella loro personalità. La Germania è un Paese dove la cultura ha sempre avuto molta importanza ed è in quell’ambiente che si è creata questa massificazione industriale della distruzione. Secondo te quali sono i punti della pièce in cui questo corto circuito è meglio descritto?

alessio boni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Alessio Boni: “Credo che Schmitt abbia cercato di dare un’idea precisa. È vero che nel Nazismo ci sono stati grandi pensatori come Hegel o Nietsche ma la giustificazione per cui si è seguito un pazzo è, secondo me, che queste persone (tipo questo che rappresenta Alessandro Tedeschi: classico beone che non vede l’ora di mettere addosso la divisa e sottostare a qualcuno che gli detta delle regole) abbiano seguito delle teste alte perché erano dei caproni dementi che per assurgere a un lieve potere nella loro frustrazione hanno seguito. Sarà anche rappresentato in maniera retorica e banale ma credo sia necessario perché Freud si possa prendere gioco di questo ragazzino che si permette il lusso di sbattere giù i libri e maltrattare la figlia. L’ingegno maligno è sofisticatissimo ma il male è banalissimo: lui sa benissimo che se tratta male la figlia va sotto la gestapo perché è la figlia di Freud ma è anche vero che è un ebreo e può permettersi di fare qualcosa, gli estorce denaro, eccetera e questo non può dire nulla. Freud lo pende in giro”.

Poi arriva il Visitatore, che nel testo si chiama “lo sconosciuto”, che in più occasioni rimarca la concettualità del divino: Lui è tutto, è in tutto, esiste da sempre. La centralità del Cristianesimo sta proprio nel dare corpo al concetto.

“Non è Cristo, non è uno che scende in terra, non vuole ripetere quella cosa lì: lui è Dio che prende il corpo di un attore che nascerà molto tempo dopo Freud e si fa uomo, si rende banale e piccolo. Lui dice: “ è così noiosa la conversazione con gli ammiratori, invece voglio venire da te, che scrivi tomi contro Dio, mi interessa la tua opinione, non ti voglio convertire, ti ho creato, se è vero, se tu ci credi”. Come lo prendi Freud?Nessuno è superiore a Freud in quel momento, nessuno può contrastarlo, neanche un prelato, un vescovo o un papa. Schmitt tira giù Dio, lo mette nel corpo di un clochard, non importa, l’importante è il dialogo che fa scaturire tra i due e che fa pensare lo spettatore”.

Anche perché Lui, nella Sua noia, è come se lo avesse scelto.

“Voi non capite la solitudine, non sapete cos’è una prigione dalla quale non si può mai evadere, tu non capisci che cos’è, io ti invidio, perché è noioso essere soli, essere tutto, so tutto, ho tutto…”.

Però si dice incuriosito da Mozart.

“Il genio gli arriva, sia nel male che nel bene, gli arriva. E Mozart è un genio”.

Il rapporto tra i due personaggi sembra quasi che non sia frontale e di confronto ma che sia parallelo, che camminino insieme.

“A volte parteggi per uno a volte per l’altro”.

alessio boni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Sembra uno specchio in cui Freud trova ciò che non vuole vedere, che aveva dimenticato.

“Viene preso in quel momento lì, in castagna: dopo 6 mesi muore, ha un tumore alla gola, è vecchio, gli hanno portato via la figlia. L’ha beccato in un momento di debolezza, crede un po’ a tutto. È da qui che hanno successo le cartomanti”.

Però lui rifiuta l’idea della fede in prossimità della fine. Qual è il processo mentale per cui lui quasi teme di credere?

“Non lo converte a niente però lui prima era completamente ateo, pensava che non esistesse neanche il mistero ora sa che la vita è misteriosa. Gli crea quello scombussolamento: “ Il dubbio, sempre il dubbio, vero Freud?”, glielo dice in continuazione”.

Ma nell’indagare questo mistero, lui mette in gioco tutte le carte della conoscenza che ha.

“Certo, tutto quello che può, cerca di debellarlo”.

E quello che non si ricorda glielo ricorda lo sconosciuto.

“Ma Lui gli fa capire quanto è banale anche quando gli dice: “ vuoi il miracolo? Eccolo qua, tocca qua, non vedi? È banale ahahahaha!!”-“ Sei un bastardo!!”. Lui vuole il miracolo canonico coi pani, i pesci, l’acqua, il vino. Lui lo prende in giro: non è questo, è tutto un altro discorso, la fede deve nutrirsi di fede, non di prove”.

alessio boni (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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