NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Crosara, una “frazione” di Marostica

Si snoda sul filo della storia religiosa del piccolo borgo il nuovo volume firmato da Marilena Xausa Battaglin

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Crosara, una “frazione” di Marostica

Crosara di Marostica. Uomini e segni del sacro è il titolo del nuovo volume firmato da Marilena Xausa Battaglin e patrocinato dal Comune di Marostica, dall’associazione culturale Terra e Vita, dall’Ecomuseo della paglia nella tradizione contadina e dai Musei Alto Vicentino. Nel libro l'autrice ricostruisce la storia della frazione collinare marosticense, esplorando un settore specifico e importante: la fede religiosa. Nella pagine del testo si possono leggere le vicende dei parroci che si sono susseguiti, delle confraternite che hanno onorato il culto dei divino e delle congregazioni che hanno ispirato e sostenuto la devozione dei fedeli, le radici della nostra vita e gli insegnamenti dei nostri padri. Già autrice dei precedenti volumi “Soldati di Crosara nella Grande Guerra” e “Crosara di Marostica – La storia in breve, la Xausa completa lo studio sulla storia di Crosara dal quale è emerso come, accanto agli avvenimenti civili, sociali ed economici, fossero particolarmente significativi quelli attinenti alla sfera religiosa. Dai documenti consultati appare con chiarezza l’importanza che essa rivestiva nella esistenza della piccola comunità di Crosara. Questa, dipendente nel Medioevo dalla pieve di S. Maria di Marostica e dal 1494 dalla parrocchia di S. Luca, alla fine del Cinquecento ritenne necessario avere una propria chiesa in cui pregare senza affrontare le difficoltà delle lunghe distanze e le asperità delle strade, sentieri nella quasi totalità. Nel 1601 ottenne dal vescovo Marco Corner la facoltà di edificare una chiesa, però dovette attendere più di un secolo e mezzo perché questa diventasse parrocchiale. Questo significava che per i battesimi, i matrimoni e i funerali non si doveva più ricorrere a S. Luca.

Crosara, una “frazione” di Marostica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La chiesa di Crosara, modesta e povera agli esordi, con un solo altare e con le finestre prive di vetri, nel tempo si abbellì e si arricchì di arredi, di opere d’arte pregiate e di paramenti come la tela di Giambattista Da Ponte, figlio di Jacopo, attestata nel 1612 - si legge nell'introduzione dell'autrice - . Nei primi decenni del Settecento arrivò all’apice della sua bellezza grazie alla munificenza del crosarese Giacomo Lazzari che la dotò di preziosi altari di marmi policromi e di benefici. La parrocchia ebbe fin dagli inizi una vita vivace e di fervore religioso, guidata da sacerdoti stimati per il loro zelo e per la testimonianza della loro vita, che hanno consentito che si potesse seguire passo dopo passo il progredire della piccola comunità. Dalla consultazione degli archivi si sono potute conoscere tante vicende interessanti e tante piccole storie di un’umanità tenace, laboriosa che nella sua esistenza provò in particolare modo il duro lavoro, la povertà, le epidemie e molte avversità naturali: grandine, siccità, piogge violente distrussero più di una volta il raccolto dei campi, acuendo negli animi il senso della precarietà e della fragilità della vita. In questo contesto la parrocchia e la figura del parroco rappresentarono un punto di riferimento sicuro, l’unico, e una guida spirituale e civile. Nelle carte archivistiche è segnato tutto: il numero degli abitanti, la loro buona indole o la loro violenza sfociata talvolta in fatti di sangue, la composizione delle famiglie, con i loro nati, matrimoni e decessi, la località in cui risiedevano, l’attività lavorativa svolta, la presenza di medici e di insegnanti, la partecipazione alla vita religiosa e la frequenza alle cerimonie liturgiche.

Secondo l'assessore alla cultura Serena Vivian e il Sindaco Marica Dalla Valle, "è lodevole e da ammirare il desiderio, sostenuto da un grande impegno, di lasciare una testimonianza scritta della storia della nostra città, anche quando riguarda aspetti che una analisi superficiale potrebbe considerare di poco rilievo. Niente di più sbagliato, anche perché questo volume non riguarda solo chi è nato o vive a Crosara, ma in un certo senso tutti noi. Il suono delle campane, la ritualità della preghiera, le rogazioni, la festa del voto, il presepe di Natale, il calendario liturgico, scandivano le giornate e le stagioni, e l'atmosfera di quei tempi è sapientemente ricostruita nelle descrizioni dell'autrice, così come lo sono i personaggi, gli oggetti, gli arredi della chiesa, la vita della comunità. Pagina dopo pagina sembra quasi di incontrare il prete agronomo o la perpetua che vernicia le porte della sagrestia, forse di sentire l'avversione per la scuola materna o il suono del 'campanon' per la festa di San Bortolo, a riprova dell'indispensabile ruolo della parrocchia per la comunità".

Crosara, una “frazione” di Marostica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nella ricerca - si legge in una nota introduttiva a firma di Vincenzo Vozza dell'Università di Padova - la studiosa mette in evidenza con grande perizia documentaria, che spazia dagli Archivi di Stato di Padova e Vicenza, all’Archivio Capitolare di Padova fino ai più ristretti archivi locali, la continuità con le radici storiche che affondano fino al XIII secolo. Interroga con intelligenza i dati demografici per ricavare delle sintesi economiche e sociali, tutti elementi resi disponibili dalla stretta unione, sul territorio, della parrocchia con la comunità civile. Ci accompagna con atteggiamento critico e attento, ma nello stesso tempo è familiarmente interessata a custodire nel suo studio il ricordo affettuoso del precedente volume, “Crosara di Marostica. La storia in breve”, presentato e discusso dall’autrice nel 2013. Come una guida esperta di quel territorio, ci consegna un’immagine della storia di Crosara e della sua comunità a tratti corale, dove a parlare sono i suggestivi particolari degli edifici, i membri delle confraternite e delle associazioni, nomi e numeri che affiorano dal testo scritto ma soprattutto dal ricco corredo fotografico. Talvolta la narrazione diventa monodica e biografica, soprattutto quando, per raccontare la storia della parrocchia e della sua successiva fioritura nel XVIII secolo, la scrittrice si trova a dover raccontare la vita e la munificenza di alcune personalità, come il crosarese Giacomo Lazzari, che per loro iniziativa hanno rappresentato l’opportunità inaspettata per lo sviluppo dell’arte e della cultura nella piccola realtà pedemontana.

Parole di elogio arrivano anche da Luigi Chiminello, presidente dell'associazione Culturale Terra e Vita, il quale sottolinea come l'autrice abbia scavato a lungo negli archivi parrocchiali e comunali, frugato nei documenti provinciali e diocesani, interrogato persone, fotografato, misurato, indagato come un detective, ma con competenza di storico. "Marilena ci ha fatto un dono - dice - . Spesso viviamo il presente senza porci domande, in balia di eventi a volte effimeri o, peggio, negativi, magari di esotica importazione. È importante invece sapere, conoscere, credere per vivere consapevolmente nella nostra realtà. I nostri progenitori ci hanno lasciato un paese che non è solo un insieme di costruzioni, di strade, di campi, ma è un organismo vivente, pulsante che genera e produce. Ci hanno tramandato valori e consapevolezza. È necessario sapere da dove veniamo per poter decidere dove e come proseguire. La conoscenza delle nostre origini, delle vicissitudini dei nostri avi, dei progressi compiuti, degli esempi illustri racchiusi nel nostro passato ci possono servire ora per vivere nel nostro territorio con maggior impegno e coraggio. È questo l’augurio che l’associazione culturale Terra e Vita di Crosara, attraverso il copioso e pregiato lavoro dell’autrice, rivolge soprattutto alle giovani generazioni: guardate al mondo, ma ancoratevi saldamente alla vostra realtà per non venire manipolati o indegnamente usati.

Abbiamo incontrato l'autrice e dialogato con lei.

Crosara, una “frazione” di Marostica (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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