NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Corpo a corpo, si danza

Lo Spazio Bixio ha accolto il primo spettacolo della rassegna dedicata alla danza contemporanea. Intervista alla ballerina Laura Moro protagonista dello spettacolo la Volta ossea

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

operaalnero (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È partita dallo Spazio Bixio la nuova rassegna “Corpo a Corpo” dedicata alla danza contemporanea e al teatro danza che vede coinvolti il Comunale di Vicenza, il Teatro Astra e lo Spazio Bixio. Lo spettacolo visto al Bixio vede protagonista la danzatrice Laura Moro, assistente di Virgilio Sieni alla Biennale Danza con il musicista Matteo Cusinato, con il quale ha fondato Art(h)emigra Satellite collettivo. La pièce è “La volta ossea”, in prima nazionale, è ispirato al romanzo “L’opera al nero” di MargueriteYourcenar.

 

marguerite_yourcena (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L’idea parte da un romanzo di Marguerite Yourcenar “L’opera al nero” che parla dell’alchimista Zenone. Il lavoro è diviso in più parti e c’è la prima in cui tu disegni un cerchio concentrico con movimento a spirale.

Laura moro: “È la spirale di Fibonacci, la sezione aurea. Abbiamo lavorato molto sui simbolismi. Anche per ispirarci all’uso dello spazio abbiamo fatto questa ricerca sui simboli alchemici che si ritrovano in natura e nelle cattedrali".

La spirale che segue lo schema di Fibonacci ha delle proporzioni molto precise, tu sul palco hai un unico punto di riferimento a cui ti appoggi, prima da sola poi col bastone.

“L’ho studiata proprio con i quadrati della spirale, l’ho riportata dentro al mio corpo e l’ho interiorizzata. In realtà il lavoro era partito in dialogo con delle immagini video sul camminare che poi abbiamo lasciato cadere per renderlo più scarno e ritualistico. La spirale sintetizza l’andare continuo attraverso dei luoghi, il variare e rimanere uguale a se stessi. Cammino moltissimo è il mio modo di trovare pace nei pensieri".

C’è questa reiterazione nella variazione del percorso perché anche quando è lineare, avanti e indietro, si capisce che l’intenzione è quella di avere più spazio.

“Quella è una linea retta".

Esatto. Però mi sembra che al di là delle scelte estetiche che vediamo, ci sia una variazione continua sullo stesso elemento o su pochissimi elementi.

“Sì, è una scelta voluta, è un camminare che va un po’ a ritroso perché è un processo alchemico di trasformazione. L’alchimia è una metafora della ricerca di se stessi, per cui l’ultima parte si riallaccia alla prima e potrebbe reiniziare. La spirale forse è il risultato più alto, l’estratto che potrebbe rappresentare tutto il pezzo forse; dopo si arricchisce di elementi ma parte piano piano".

Ho notato che quando hai la tuta ci sono dei rumori più “sintetici” e quando hai il vestito i rumori sono oggetti reali: campanacci, passi.

Corpo a corpo, si danza (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)“In realtà non c’è nulla di sintetico, tutta la musica è costruita con suoni concreti e reali che poi vengono lavorati da Matteo. Poi è vero, hai riconosciuto campane, quel paesaggio più naturalistico".

Pensavo che ci fosse un’associazione semantica dal punto di vista del costume che indossi.

“Credo che sia nata proprio da Matteo: quello è il momento in cui sono tutta chiusa, come un bozzolo e non si capisce se sono un ragazzo, una ragazza, un alchimista, Zenone. In quel momento escono le braccia, le gambe, ho questo vestito, quindi è più femminile. Forse la mia femminilità è molto legata al paesaggio naturale e quindi penso sia un’associazione".

Poi c’è la parte delle parole in cui hai preso una frase che ti interessava e ti rappresentava e l’hai scomposta.

“Sì, un mio fraseggio coreografico e l’ho scomposto, l’ho poi guardato e ad ogni movimento riconoscibile ho attribuito dei nomi. È proprio una nomenclatura: quel movimento era per me libido, desiderio, l’altro era legato alla femminilità, un altro era per me un prodotto, un cliché della danza contemporanea magari entrata nel mio lavoro. Quindi le parole nascono dall’analisi della frase".

Tu hai una base di classica.

“Sì, quindi la mia storia è anche un po’ alchemica nella danza: c’è stata una trasformazione del segno partendo dal rigore e dalla disciplina della danza classica e piano piano ho scoperto questa mia disobbedienza".

Ci sono molti coreografi nel contemporaneo che non hanno una base di classica e dicono che il risultato può essere più interessante perché c’è più libertà, altri dicono che se non c’è una base di classica è difficile che si riesca ad arrivare…

“… Allora la domanda è: che cos’è la libertà? Ci sono diversi percorsi per conquistarla. È vero che ritrovare una naturalità per un danzatore il cui corpo viene scolpito da una disciplina molto ferrea ( ma può essere la danza come un’arte marziale, qualsiasi cosa), un vocabolario trasforma questo corpo in qualcos’altro perché si mette completamente al tuo servizio, diventa fucina, uno strumento. E comunque questa è la mia storia e parto da lì per trovare un’aura anche dentro quel corpo".

Corpo a corpo, si danza (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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