NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Vicenza a Nordest

Non un trattato di economia, ma un romanzo firmato da Yuri Gatto. Storie intrecciate di un gruppo di ragazzini ambientate negli anni novanta

di Alessandro Scandale

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Vicenza a Nordest

Che Vicenza sia a Nordest non c'è dubbio, geograficamente parlando. E che il Nordest sia stato per un lungo e recente periodo la fatidica locomotiva d'Italia, economicamente parlando, anche questo è un dato di fatto. Mettere insieme le due parole, per un vicentino, può sembrare quasi un ossimoro, soprattutto se gli capita di vederle stampate sulla copertina di un libro. Stiamo parlando di Vicenza a Nord est, titolo del recente romanzo del vicentino Yuri Gatto (Edizioni Solfanelli), con il quale il quarantenne autore esordisce nel variopinto universo della parola scritta e che sarà presentato per la prima volta in città venerdì 4 dicembre alle 19 al Vicenza Time Café in contrà Mure Porta Nova. La storia è ambientata negli anni Novanta, decennio ancora non toccato dalla grande crisi dei giorni nostri e in cui l’economia in pieno sviluppo dava - forse con una certa inconsapevolezza - la misura della felicità e dei valori individuali e collettivi. La narrazione, dai risvolti apparentemente misteriosi, in realtà affonda le radici in episodi tratti dalla cronaca locale di quel periodo, connotato da un’atmosfera socio-politica vibrante e al contempo spietata nei confronti della diversità.

Vicenza a Nordest (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) Sullo sfondo di veraci discussioni e di una quotidianità chiusa, profondamente segnata dal culto frenetico del lavoro e dell’accumulo, vengono delineate le vicende di un gruppo di ragazzi vicentini, legati sin dall’infanzia. In un crescendo di flashback e colpi di scena — che finiranno per mandare in frantumi la cappa immobile e apatica della vita di provincia — un giovane passeggero perde la vita in auto a poche ore di distanza dall’inspiegabile e tragica scomparsa di un coetaneo. In una serie di racconti successivi e attraverso l’accurata ricostruzione di differenti scorci di vita dei protagonisti, vengono messe in luce incertezze e convinzioni che li accompagnano nel difficile percorso verso la maturità. In un contesto che - prendendo a prestito la terminologia del filosofo polacco Zygmunt Bauman - potremmo definire "liquido" come quello veneto, nel quale le idee e i punti di riferimento dell’epoca precedente tendono sempre più a sbiadire e a confondersi, il lettore segue le abitudini, i dialoghi e gli svaghi di ragazzi comuni, che si muovono a tentoni fra i modelli ambigui rappresentati dagli adulti, con i quali hanno rapporti non facili. Fra spirito di gruppo, imbarazzi e accesi confronti si penetra in un mondo di orgoglio, silenzi e pudori, di una ricerca incessante di divertirsi assieme per nascondere la noia del quotidiano. In questo ambiente, nel quale l’apparenza conta molto più dell’essere, l’amicizia emerge come l’unico legame autentico, anche quando essere amici significa diventare complici di un delitto indicibile.

Sono lontani i tempi di film come Il commissario Pepe o di libri di scrittori vicentini come Parise o Piovene. Oggi, in un terzo millennio più veloce e tecnologico che mai, Vicenza sembra essersi guadagnata le stellette di ufficiale per quanto riguarda l'ambientazione di storie e romanzi. Scrittori vicentini emergenti ce ne sono e Gatto è sicuramente tra questi e, pur se al suo esordio, è uno dei più interessanti per qualità narrativa, per ambientazione e coralità della storia. I giovani - e gli adulti - le cui vite si intrecciano nelle circa 200 pagine del romanzo, sono personaggi non tanto in cerca di autore, come direbbe Pirandello, quanto forse in cerca di se stessi e di un'identità che la realtà di provincia sembra non poter restituire, se non in forma di "schei" o di presunti e sbrigativi ideali politici da cortile. Accanto alle incursioni nello sport nazional-popolare italiano, il calcio, con il racconto di un Vicenza Bari ai tempi in cui i biancorossi erano allenati da Guidolin e avevano due bomber come Otero e Murgita, la narrazione prende anche spunto da fatti di cronaca reali, come l'assurdo gesto di lanciare i sassi dai cavalcavia delle autostrade, atteggiamento criminale costato la vita a più di una vittima e che ancora oggi esiste: iniziata in Italia nel 1986, l'assurda abitudine, secondo i dati dell’Osservatorio il Centauro – ASAPS, ha registrato nel 2014 ben 90 episodi di lancio sui veicoli, nei quali sono rimaste ferite 23 persone e nei primi sei mesi del 2015 sono già 45 gli episodi registrati e 15 i minorenni fermati o arrestati.

Vicenza a Nordest (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Erano gli anni subito dopo il grande boom, gli anni in cui c’era stata la crisi del 1992, dalla quale il portentoso Nord-Est, con la sua vocazione all’export, si era tirato fuori egregiamente - leggiamo nella premessa al romanzo - . Si trovava lavoro senza troppi sforzi, purché non lo si cercasse rigorosamente a norma: gli incentivi fuori busta rappresentavano allettanti specchietti per le allodole, cui difficilmente ragazzi come me, che in fondo non disprezzavano il motorino nuovo, la felpa all’ultima moda o la giacca più trendy, sapevano rinunciare. Abbandonare la scuola per un’entrata economica sicura già a diciassette anni era, insomma, una scelta non priva di fascino o da scartare a priori. I valori basilari erano ancora radicati, soprattutto in periferia: la compagnia, gli amici e anche la famiglia restavano elementi portanti, tuttavia dovevano scontare una spietata concorrenza da parte di messaggi di tutt’altro tipo.

Dopo la scorpacciata di ottimismo degli anni Ottanta, pure nei Novanta si veniva bombardati da pubblicità e proposte di acquisti che sollecitavano la propensione compulsiva al consumo, ideali improntati all’ambizione e al successo, alla ricerca del profitto a tutti i costi. A livello politico si assistette al passaggio dal democristiano politically correct alle pernacchie, ai gesti dell’ombrello e alle offese personali: parole grosse e slogan prima azzardati, poi aggressivi, infine sempre più volgari e violenti. Protagonista politica di primo piano, anche perché novità assoluta dopo il terremoto di Tangentopoli, fu la Lega, espressione dell’orgoglio rozzo ma sincero del popolo del Nord, contrapposto agli inciuci indefiniti e incomprensibili della politica romana. Il Veneto, quando usciva dai confini, finiva col non vergognarsi di essere riconosciuto come tale; la sua cadenza da elemento di derisione diventava vanto, un’occasione per distinguersi. A essere lodato era principalmente il modello economico, ma come accade quando l’opinione viene costruita dai media, si arrivò a confondere l’economia col sociale, con la visione della vita, con l’etica: il Nord-Est come primo della classe, come modello ufficiale di sviluppo. Ma alle spalle di una crescita puramente economica non vi era nient’altro... A incendiare la protesta fu soprattutto la pressione fiscale, oggettivamente esosa, che aveva portato alla radicale difesa del mio che non si tocca, il programma della Lega-Nord. È da queste idee che alcuni politici locali finirono con l’estrarre il succo di una filosofia politica spiccia ma efficace, che vari anni dopo sopravvive ancora.

Abbiamo incontrato l'autore in vista dell'imminente presentazione.

Vicenza a Nordest (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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