NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Giovanni Bellini. La Trasfigurazione

Gallerie d’Italia-Palazzo Leoni Montanari
Contrà S. Corona, 25
Orario: da martedì a domenica 10-18
Chiude l’11 dicembre 2016

di Maria Lucia Ferraguti

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Giovanni Bellini. La Trasfigurazione

Tutta l’arte nobile della pittura europea trova unità in uno dei più celebrati autori quattrocenteschi, Giovanni Bellini, che per la sua fama dipinge la tavola La Trasfigurazione attorno al 1479 per la cappella del committente, con ogni probabilità Alberto Fioccardo, arciprete del Duomo di Vicenza. La pala vicentina, entrata nella collezione del Museo di Capodimonte - Napoli nella prima metà del XVIII secolo attraverso l’eredità di Elisabetta Farnese al figlio Carlo di Borbone, e raramente uscita, solo quattro volte in quasi 300 anni - afferma la direttrice del Museo partenopeo Sylvain Bellenger- mai negli ultimi cinquant’anni, ritorna ora in città sotto forma di un unicum storico, di prestito eccezionale. Rientra, per unirsi temporaneamente ai lasciti prestigiosi di Bellini a Vicenza nell’intesa con il Battesimo di Cristo, la grande pala (1550 -1502) conservata in Santa Corona e il Cristo crocifisso in un cimitero ebraico a Palazzo Chiericati. Per la tavola che torna dopo quasi cinquecento anni, si è allestita una mostra alle Gallerie d’Italia- Palazzo Leoni Montanari, curata con il museo partenopeo. Il dipinto è tra i più celebri di Bellini, che con Vicenza aveva stabilito un intenso rapporto e un dialogo fino a rinnovare il linguaggio artistico cittadino, allineandolo ai maggiori protagonisti del secondo Quattrocento (Dal Pozzolo 2003). Il dipinto richiama da sempre entusiasmo, tanto che il direttore delle Gallerie fiorentine, Tommaso Puccini nel 1783 afferma: “ Il Cristo ha una nobiltà, una dignità indicibile. Il panno bianco direi che non la cede a qualunque più bello di Raffaello sia per il partito che per le pieghe. I panni dei due al fianco sono altresì stupendi…”. La qualità pittorica colpisce i generali francesi nel 1799 che con il saccheggio delle Reggia prelevano il dipinto.

La Trasfigurazione celebra la festività della chiesa universale e si lega al Vangelo narrato da Matteo, Marco e Luca. Entro una delle più magiche rappresentazioni di paesaggio, luce e atmosfera in una dimensione sospesa il Cristo, è al centro, ieratico con, ai lati, Mosè, dal capo coperto e Elia. Le figure, pur negli stacchi, si legano con l’ambiente nella ricchezza di toni e passaggi cromatici. Nell’armonia con la natura tre apostoli a terra, segnano lo stacco con i profeti, nella sorpresa di sentire la voce di Dio provenire dalla nuvola. I dettagli, con la ringhiera in primo piano e le circa trenta specie botaniche, sono di una concretezza unica. Nell’armonia che dilaga, con i monti sfumati d’azzurro, appaiono leggibili le architetture del mausoleo di Teodorico e il campanile di Sant’Apollinare in Classe di Ravenna. Quindi scene di vita pastorale con i casali veneti, un contadino con i buoi, il dialogo fra due figure di cultura mussulmana e forse ebraica, si fondono in quest’opera considerata “punto zenitale”.

Il curatore dell’itinerario belliniano è il professor Giovanni Villa, che ha in precedenza curato la mostra sul maestro veneziano alle Scuderie del Quirinale.



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