NR. 05 anno XXII DELL'11 FEBBRAIO 2017
la domenica di vicenza
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L’erba del gran priore

In un libro la Valbrenta e la coltivazione del tabacco

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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L’erba del gran priore

Nel recente saggio dell'inglese Iain Gately La diva nicotina - Come il tabacco ha sedotto il mondo, pubblicato dall'editore Donzelli, si racconta che nel 1492, sbarcando sulle coste americane, Cristoforo Colombo venne accolto con offerte di pane, frutta e foglie secche. Gettò le foglie in mare, ridendo del bizzarro dono, ma ben presto lui e i suoi uomini compresero il potere di quelle foglie, rimanendone affascinati. Pianta medicinale capace di produrre allucinazioni, inducendo stati di trance, il tabacco era al centro dei riti sciamanici e magici dei popoli americani. Quando arrivò in Europa riscosse un immediato successo: i francesi sottolineavano le sue proprietà benefiche, gli inglesi lo consideravano la panacea di tutti i mali, i tedeschi lo studiavano dal scientificamente e gli svizzeri lo testavano sui cani prima di darlo agli uomini. In Italia invece il commercio del tabacco era inizialmente gestito dal clero prima di divenire affare di stato. Trasferendoci nel Vicentino, qualche secolo dopo sappiamo che in Valbrenta la coltivazione del tabacco era cosa seria e a darcene prova è il recente libro di Renato Giaretta L'erba del gran priore - L’epopea del contrabbando e della coltivazione del tabacco sulla schiena della Brenta (Gabrielli editore).

L’erba del gran priore (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Una storia romanzata ma realistica, ambientata nel tardo ‘800, che rivela i segreti dei contrabbandieri di tabacco in perenne lotta con "la Brenta", il fiume amico-nemico che, nonostante le piene disastrose e le famigerate "brentane" costituiva la strada maestra per far arrivare i carichi di merce fino alla laguna veneziana, accatastati sulle zattere che trasportavano non solo tabacco ma anche carbone e legname proveniente dai boschi dell'altopiano vicentino. Giaretta, medico vicentino ma anche scrittore, musicista e ideatore di missioni umanitarie nel mondo, scrive un romanzo originale e infarcito di veraci e colorite espressioni dialettali vicentine e, grazie ad una trama avvincente, ad una ricostruzione storica accurata e a personaggi delineati a tutto tondo, conquista il lettore fin dalle prime righe con uno stile spontaneo e a tratti poetico. Ne esce il ritratto di un mondo che, pur geograficamente vicino, ci appare oggi lontano non solo nel tempo ma anche nei contorni eppure leggendo il libro ne avvertiamo la presenza accanto a noi, come se da quel mondo – come in effetti è – emanasse una sorta di respiro collettivo che ci appartiene. Un mondo le cui difficoltà stentiamo persino ad immaginare, un ambiente ostile, una terra dura e crudele nella quale un manipolo di giovani coraggiosi e indomiti lotta ogni giorno per sopravvivere. Così la protagonista Maria fin da piccola affronta le difficoltà, con energia e determinazione. La sua vita corre parallela a quella del fiume Brenta, e in mezzo a loro il tabacco, appunto l’erba del Gran Priore, più importante della fame, dell’amore, del pericolo, in un'epoca e in una terra in cui il contrabbando era quasi sempre l'unica maniera per sbarcare il lunario e tenere lontana la miseria. Su ogni cosa domina la natura: selvaggia, generosa e malvagia, capace di donare la vita ma anche di toglierla. Maria conoscerà l’amore, il dolore, la sofferenza, ma continuerà ad amare quelle montagne e quel fiume che decideranno il destino di tutti. Già presentato al Galla Cafè con la partecipazione di Stefano Ferrio e Antonio Stefani, il libro sarà di nuovo al centro dell'attenzione con due presentazioni pubbliche, sabato 18 febbraio alle 18 alla libreria Palazzo Roberti a Bassano del Grappa e venerdì 24 febbraio alle 18.30 nello storico panificio Menardi a Vicenza.

Se con il precedente romanzo Il canto di Ester Giaretta raccontava la storia di Angelo ed Ester, promessi sposi vicentini ai tempi dell'occupazione napoleonica del Veneto, ambientata tra Schio e Vicenza sullo sfondo del Venete rurale e poverissimo di inizio '800, qui la scena si sposta di qualche decennio avanti e la storia inizia nell'estate del 1859, quando un gruppo di quattro ragazzini decide di sfidare il pericolo del fiume e costruire una zattera: Tien streta la corda e no sta molarla! Dopo aver sentito per la quinta volta quelle parole, Maria a denti stretti brontolò tra sé: No son sorda e gnanca senpia, se i me lo dixe n’altra volta, molo tuto e li mando a ramengo! Ma quella benedetta fune, che stringeva con le manine tenute appresso al ventre, non l’avrebbe mai lasciata; sebbene fosse l’unica femmina e per giunta la più giovane del gruppo, non si era mai tirata indietro e aveva sempre fatto la sua parte senza alcuna esitazione. A dire il vero, quella storia della zattera, non l’aveva convinta granché, tanto che sovente aveva espresso chiaramente i suoi dubbi, esclamando: Vojaltri volì fare ’na zatera? Par mi, si mati! Passano gli anni e i ragazzi diventano adulti... Nelle settimane che seguirono su tutta la valle sembrò calare una calma inaspettata, come quando, dopo una bufera cattiva, il cielo si apre e pare che tutto sia finito, mentre all’orizzonte altre nuvole scure e cariche di rabbia avanzano divorando ogni angolo di azzurro. Nella partita tra contrabbandieri e guardie quello era il momento dell’attesa. Ci voleva ancora un po’ di tempo prima che le foglie nelle soffitte fossero completamente essiccate e pronte. Solo quando il colore avesse lentamente iniziato a virare verso il marrone intenso, sarebbero iniziate le lunghe e silenziose salite sui trodi, così da raggiungere i compratori dell’altopiano.

L’erba del gran priore (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Ma perché chiamare il tabacco l'erba del gran priore? Storicamente parlando e in una visione più ampia ed europea, pare che la definizione derivi dal fatto che il Gran Priore di Francia della Casa di Lorena - in buona compagnia di altri eminenti personaggi storici come ad esempio Caterina de' Medici - ne facesse molto uso. Si trattava pur sempre di una novità per il vecchio continente dell'epoca e, come tutte le novità esotiche, era di gran moda e rappresentava una sorta di status symbol. Che poi quella del tabacco sia diventata anche una storia vicentina, è una realtà storica ben documentata: l'importanza del tabacco per il Vicentino, e per la Valbrenta in particolare, è ancora oggi testimoniata dal suggestivo Museo Etnografico Canal di Brenta a Valstagna, aperto dal 2003 per raccontare la storia e la vita della valle. Qui i temi più controversi come il commercio e contrabbando del tabacco e le devastanti brentane, quanto quelli più emozionanti come il viaggio delle zattere verso la pianura, il taglio del legname nei boschi e sulle vie del legno accompagnano in un mondo di oggetti, parole, pensieri, ma soprattutto persone.

Abbiamo incontrato l'autore vicentino e dialogato con lui.

 L’erba del gran priore (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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