NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Franco Perlotto
uno "Spirito Libero"

Il diario di viaggio del grande arrampicatore solitario

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Franco Perlotto<br>
uno "Spirito Libero"

Franco Perlotto, guida alpina, viaggiatore e giornalista, è uno dei personaggi più noti nel mondo dello sport vicentino. Usiamo la parola sport, anche se forse lui ne userebbe un'altra, ma è per far capire al lettore che certe imprese e certe avventure hanno in qualche modo a che fare con lo sport, anche se estremo.

Franco Perlotto<br>uno "Spirito Libero" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Perlotto è tornato di recente in libreria con Spirito Libero (Alpine Studio editore) l'autobiografia curata da Mirella Tenderini che racconta le imprese di uno dei primi grandi arrampicatori solitari italiani a esportare questa pratica all’estero. Un libro che è anche una sorta di diario di viaggio, una raccolta di appunti e di storie vissute in prima persona, corredate da immagini recenti e non che ritraggono Perlotto in diversi momenti significativi della propria esperienza di viaggiatore e alpinista. Un Perlotto che, dopo i primi anni in Dolomiti, realizzò la prima ascensione solitaria sulla parete più alta d’Europa: il Troll in Norvegia, quella che Reinhold Messner definì la più grande impresa solitaria di quegli anni. Le sue ascensioni solitarie si divisero tra Yosemite, la Patagonia e le Alpi: libero e solo, si allontana dalle strategie degli sponsor e del marketing e sceglie di scalare le montagne a modo suo, "quella voglia di disfare i carismi di un alpinismo assurdo fatto di competizioni al limite dell’immoralità, di meschinità, di rivalse, in fondo mi era rimasto e mi ero trovato a compiere scelte per lo meno inconsuete nei meccanismi di un mondo che non poteva avere futuro... L’ambiente degli alpinisti mi escluse dai suoi giochi. Non ero inquadrabile negli schemi. Non cercavo di scalare la parete famosa sulla cima famosa per diventare famoso. Eppure una certa notorietà l’avevo acquisita. Poi gli sponsor mi dissero che non ero più uomo d’immagine per loro. Mi dissero che non ero credibile come testimonial. In effetti alcuni ambienti alpinistici avevano deciso di farmi sparire dal loro firmamento. Non riuscii nemmeno a tenere il conto di quanta arroganza subii in quegli anni. Ma in fondo a me non importava più di tanto". Poi vennero gli anni del lavoro nei programmi umanitari di emergenza e di sviluppo in Sudan, in Zaire, in Ciad, ancora in Amazzonia - ha vissuto per tre anni con gli indios Yanomami - in Bosnia, in Congo, in Afghanistan, in Sri Lanka, in Palestina. Anni di nostalgia delle cime lontane ma animati dalla felicità di recare "un servizio a chi ne aveva più bisogno di me". E in quei luoghi selvaggi, a volte, riusciva ad andare alla ricerca di montagne sperdute negli angoli meno conosciuti del pianeta.

Come la Tenderini scrive nella prefazione, Franco Perlotto non è il più noto dei freeclimbers, ma è colpa sua se non si è mai messo abbastanza in mostra, tanto che molto presto i suoi sponsor lo hanno abbandonato. Ma il suo spirito libero di vagabondo entusiasta non poteva conciliarsi con le regole del mercato della sponsorizzazione e lo ha costretto ad arrangiarsi da sé. Il suo lavoro nel campo della cooperazione lo ha portato in giro per il mondo, anche in paesi remoti dove è stato il primo uomo a guardare le pareti di montagne selvagge come qualcosa da scalare. Vorrei sottolineare quello che Perlotto definisce nel suo libro "il senso del grandioso" che non poteva percepire solo attraverso la scalata senza tutto quello che c’era intorno: la bellezza dei luoghi e l’avventura per arrivarci. A differenza dei libri del vecchio alpinismo di scoperta, quelli di arrampicata sono quasi sempre focalizzati sull’io narrante, senza concedere al lettore una visione più ampia dell’ambiente in cui si svolgono le avventure raccontate e privandolo così di un contatto diretto con quello che sta leggendo. Perlotto invece, con il suo linguaggio semplice e coinvolgente lo trascina nelle sue avventure rocambolesche che sembrano inventate ma sono vere, in paesaggi lontani che sembrano da fiaba ma sono veri, per renderlo partecipe a quello che sta narrando. Un’altra sua caratteristica è la lievità con cui riesce a presentare anche le situazioni più tragiche tramite un sottilissimo umorismo che sdrammatizza senza banalizzarla la portata dei rischi e dei pericoli descritti.

A Perlotto abbiamo rivolto alcune domande sul suo recente libro.

Franco Perlotto<br>uno "Spirito Libero" (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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