NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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MONDOCLETO. Il design di Cleto Munari

Palazzo Chiericati
18 marzo-10 giugno
Bagnolo di Lonigo (VI), Villa Pisani Bonetti
19 marzo-10 giugno 2017

di Maria Lucia Ferraguti

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MONDOCLETO. Il design di Cleto Munari

Alcuni uomini nascono nel cuore dell’eternità. Non celebrazioni, ma festeggiamenti per Cleto Munari, spiega il prof. Liborio Temine, riconosciuto artista in Patria, che ha inventato nel mondo dell’arte come essere artista per l’originalità assoluta, unita alla capacità di saper rompere con la tradizione attraverso un metodo di sua invenzione, sapendo spostare sulla realizzazione l’unità tra scultura e architettura. Il suo segno estetico diventa emblema della bellezza. Nel design di Munari entra l’assoluta precisione, ingegneristica, quasi da calcolo, messa in rapporto con la tradizione del grande artigianato italiano. L’apprendistato, continua Liborio, avviene con grandi architetti del mondo, con cui stabilisce rapporti di conoscenza al fine di acquisire il sapere, dovunque sia. L’elemento fondamentale della bellezza è riposto nel colore. Nel colore trova la bellezza.

MONDOCLETO. Il design di Cleto Munari (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Solo una parte dell’impero di Cleto Munari (Gorizia 1930) è visibile nella mostra dal titolo MONDOCLETO. Il design di Munari trova spazio in due luoghi palladiani, a Palazzo Chiericati ed a Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo dove ogni oggetto racconta, nella varietà degli stili in un percorso di oltre quarant’anni, i contatti di Munari, interessato ad avvicinare nicchie delicate del design all’arte, con la varietà degli stili di archistar, già preannunciati nell’anticipo dell’amicizia con Carlo Scarpa e Ettore Sottsass. L’incontro di Munari, negli anni Settanta, con Gio Ponti, Ettore Sottsass, Alvar Aalto, Wirkkala sfocia nella realizzazione degli argenti per la tavola e sono di Scarpa, trasferito da Venezia a Vicenza, le ben note posate d’oro, realizzate nel 1978 che hanno richiesto 6 anni di progettazione. Atri pezzi straordinari nascevano in quegli anni finalizzati al piacere del “sontuoso quotidiano” (Portoghesi) e presentati, poi, nei più importanti musei e gallerie d'arte di tutto il mondo, circa una quarantina, tra cui il Museum of Modern Art e del Metropolitan Museum di New York. Portano sempre il suo marchio d’ideatore di collezioni i duecentocinquanta gioielli d’avanguardia, pezzi unici realizzati in argento, oro bianco, oro giallo e pietre semipreziose. Si unisono, e sono identificabili per la firma, i quattro orologi in oro e diamanti disegnati dai grandi nomi dell’architettura Ettore Sottsass, Michael Graves, Hans Hollein e il giapponese Isozaki. Appartengono alla stagione di vita vissuta a Venezia, tra le fornaci, le collezioni dei “Vetri di Murano” e il vaso di successo “Il Veronese” che vede coinvolti nella progettazione Fucksas, Mendini, Meier, Thun, Paladino, Portoghesi e Munari. Anche le esclusive cinque penne stilografiche sono state realizzate in collaborazione con altrettanti Nobel per la letteratura. Inoltre ci sono le sedie e i tavoli e i disegni che portano le firme di artisti e progettista come Luigi Mainolfi, Sandro Chia, Marcello Morandini , Mark Lee; quindi le lampade a corona d’alloro, le ceramiche “fatte a pugni”, le borse colorate senza scordare i sofisticati gioielli dedicati alle donne del Novecento, declinati al loro mondo come quello dell’aviatrice Amelia Earhart. Risalta nella sofficità dell’ombra del sotterraneo Chiericati “Omaggio a Cleto” la pittura di luce colorata neon di Manuela Bedeschi. Gli allestimenti di Palazzo Chiericati e di Villa Pisani Bonetti, sono dell’architetto Diego Peruzzo, con la consulenza di Gianluca Peluffo.

MONDOCLETO. Il design di Cleto Munari (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nella Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo , abitata dall’arte secondo il progetto dell'artista Manuela Bedeschi e di Carlo Bonetti, proprietari della Villa e collezionisti di opere d’arte contemporanea, Peruzzo simula nella loggia il nicchione bramantesco pensato e mai realizzato da Palladio. Le otto colonne disposte a semicerchio ospitano i vasi in ceramica nera di Cleto Munari:un’interpretazione, precisa Peruzzo, di Cleto Munari del vaso “Veronese”, realizzato da Vittorio Zecchin nel 1921,ripreso dal quadro di Paolo Veronese “L’adorazione della Vergine” del 1570.

Scrive Peruzzo di come la funzione iniziale del progetto , con la creazione del “nicchione” porticato ad un piano rialzato era quella di permettere alla luce del sole di penetrare nella “sala in volto, alta quanto larga e la metà in più”attraverso una finestra termale , simile a quella del prospetto verso il cortile. Con Manuela Bedeschi hanno ricreato la forma della finestra, che simula ,per l’intervento pittorico di Bedeschi il transito delle luminosità durante il giorno nello spazio palladiano. Al centro del salone, sotto la volta a crociera entro una teca, un anello, cesellato da Munari riproduce Villa Pisani. Altri oggetti sono disposti nelle stanze della villa progettata da Palladio fin dal 1541, al suo rientro dal suo primo viaggio a Roma.

Con il patrocinio del Comune, la mostra è prodotta da Silvana Editoriale che edita il volume “Atlante Cleto Munari” di Liborio e Giò Dardano; il Coodinamento scientifico è del prof. Giovanni C. G. Villa. Le mostre sono sostenute da Treccani, Autogemelli, Autovega, Associazione Culturale Villa Pisani Contemporary Art, Drgm Metalli, CLM Illuminazione.

MONDOCLETO. Il design di Cleto Munari (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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