NR. 15 anno XXII DEL 22 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Concerti di primavera
esordio con Gorini

Al teatro di Schio rassegna di musica classica

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Concerti di Primavera

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Al Teatro Civico di Schio è iniziata la rassegna di musica classica “Concerti di Primavera” la cui apertura è stata affidata all’Orchestra Jupiter diretta dal M° Filippo Maria Bressan, che ha avuto come ospite il ventunenne pianista Filippo Gorini che a dicembre 2015 ha vinto il concorso internazionale Telekomm-Beethoven a Bonne. Il programma della serata è iniziato con un componimento contemporaneo, “Galuppiana”, per proseguire con il Concerto per pianoforte e orchestra n.5 op.73 “Imperatore” di Beethoven e concludersi con la Sinfonia n 41 in Do maggiore KV551 “Jupiter” di Mozart. Abbiamo incontrato Filippo Gorini che sta suscitando grande interesse da parte della critica internazionale.

 

Il Concerto “Imperatore” di Beethoven che abbiamo sentito questa sera è del 1809, nel pieno della composizione delle nove sinfonie e ricorda in certi punti un po’ la V e la VI.

Concerti di Primavera (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Si si, sicuramente la scrittura sinfonica matura di Beethoven che cominciamo già a vedere dalla III sinfonia si ritrova molto nella parte orchestrale di questo concerto che non ha più nulla in comune con il linguaggio orchestrale di Mozart e diventa invece veramente beethoveniano. In più, di sinfonico c’è il fatto che questo concerto non ha delle vere e proprie cadenze nei movimenti, cioè dei punti di sfogo in cui il solista rimane solo a lungo ed invece una forma molto compatta con un dialogo serratissimo tra pianoforte e orchestra, continuamente".

Questo concerto ha nel primo movimento il tema più famoso, che è suonato prevalentemente dal’orchestra, non è come il concerto nr 1 per pianoforte di Tchaikovsky che il tema diventato famoso è suonato dal piano. Come mai il tema di un concerto per pianoforte è diventato così famoso anche se suonato dall’orchestra?

“Come era abituale in tutti concerti di epoca classica, prima dell’entrata del solista c’è una lunga introduzione orchestrale in cui viene esposto tutto il materiale tematico del concerto. È invece innovativo, nell’“Imperatore” che ci sia un anticipo col solista che entra fin da subito con questi arpeggi, con questa introduzione virtuosistica che apre grandiosamente il concerto. Dopodiché, per esempio anche in Tchaikovsky, in realtà, il primo tema, il pianoforte fa degli “accordoni” che hanno questa sonorità che rimane emblematica ma il tema in sé è fatto dall’orchestra sotto. Quindi non è una cosa non abituale che il tema venga esposto dall’orchestra e che rimanga impresso e memorabile anche nella versione orchestrale".

Quando si parla di Beethoven si parla di “stile eroico”che parte dalla III sinfonia e si dirama per tutto il periodo influenzando anche altri musicisti. Questa sera abbiamo sentito anche la “Jupiter”, un’altra sinfonia molto solenne e maestosa. Sono però due forme e atmosfere molto diverse. Loro sono quasi coevi: cosa è cambiato nel frattempo?

“In realtà proprio tra Mozart e Beethoven c’è uno dei passaggi generazionali più di spicco nella musica: anche se hanno vissuto in contemporanea, di fatto Beethoven introduce a Vienna delle grandi novità dal punto di vista delle sonorità che vengono aggiunte, della libertà della forma e della personalizzazione del suo linguaggio che in qualche modo diventa sempre più espressivo di contenuti originali finora non considerati nella musica classica. Per esempio, in questo concerto “Imperatore” c’è un anelito alla libertà e alla gioia tipicamente di ispirazione romantica che rimanda a tutto il mondo degli autori tedeschi che Beethoven conosceva e amava, tant’è vero che da Schiller ha preso il testo per la IX sinfonia. L’atmosfera, i contenuti e gli interessi sono cambiati veramente da una generazione all’altra e Beethoven risente molto di questo: si colloca sul crinale di un momento di passaggio e non è né nell’epoca classica né in quella romantica, lui rimane un caso musicale tutto a se stante".

Noi occidentali, ed europei soprattutto, risentiamo ancora oggi dell’influenza romantica nel mondo della cultura musicale. Oggi ci sono molti pianisti in Cina e i paesi arabi si stanno aprendo anche loro alla musica classica. Ciò che ha come caratteristica lo studio dell’animo umano, il Romanticismo, il rapporto con la natura, in altri Paesi che non ha avuto tutto questo, come viene vissuta questa musica?

Concerti di Primavera (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“È molto difficile dare una risposta unica perché ogni Paese, a partire dalla sua cultura specifica ha avuto un diverso approccio alla musica occidentale per cui parlare della situazione in America, Cina, Giappone o Corea del Sud già sono 4 situazioni molto diverse. Sicuramente il colonialismo, già da fine ‘800, ha portato molto l’accesso alla musica classica. In America c’era già da qualche tempo e la possibilità di muoversi di più e portare in tournée grandi pianisti che venivano dal’Europa ha diffuso questa cultura. In realtà ogni Paese ha un rapporto estremamente specifico con la musica classica che ricalca la propria cultura di fondo e le finalità che possono avere. In Cina, per esempio, la musica classica, la grandezza delle sale da concerto, avere nomi importanti, poter mandare Lang Lang come inviato della cultura cinese è comunque visto come la Cina che riesce a recuperare un linguaggio straniero e farlo diventare suo e, secondo loro, raggiungere dei livelli di qualità persino superiori. In realtà, a mio avviso, in Cina è difficile trovare delle situazioni in cui il rapporto più sincero tra l’ispirazione e le fonti poetiche e artistiche che hanno dato luce a questa musica viene compreso. Molto spesso ci si avvicina molto da un punto di vista tecnico e si ha meno cultura e comprensione dei brani che si suonano. Un caso completamente diverso è la Corea del Sud, che si è occidentalizzata molto e dove la filosofia occidentale, per esempio anche la religione cristiana, e la cultura si è molto diffusa perché molti Coreani sono venuti a studiare in Europa e in America e poi sono tornati a insegnare. La Corea in questo momento ha una delle scuole di musica classica che produce più musicisti di alto livello anche dal punto di vista interpretativo. Per ora nessuno dei miei pianisti preferiti è Coreano ma lo scorso anno la vincitrice del Concorso Busoni, Ji-Yeong Mun, ha suonato un brano di Beethoven che io ricordo veramente strepitoso: non si tratta più di soltanto di emulare o appunto di imparare a fare le note giuste, qui c’è stato un investimento di tipo culturale che ha portato a una scuola veramente solida da tutti i punti di vista".

Direttori d’orchestra e registi d’opera mi parlano sempre della Germania come una “Mecca” della musica anche contemporanea. Nonostante la crisi mondiale ci sono dei Paesi per cui la musica è veramente una ricchezza.

“In Germania la musica che hanno prodotto rappresenta forse il vertice artistico della cultura tedesca, secondo me più ancora della letteratura e sicuramente più dell’arte figurativa. Compositori di area tedesca e austriaca, Bach, Beethoven, Brahms, Mozart, Schubert, sono veramente tra i più grandi della storia, di qualsiasi genere vogliamo fare il paragone; sono artisti che rimarranno e c’è molta attenzione a preservare questo patrimonio. Dal punto di vista culturale, già a partire dalla controriforma con la Chiesa Luterana, i corali polifonici in lingua tedesca venivano insegnati a tutto il popolo. C’è sempre stata quindi una certa partecipazione da parte di tutti alla musica e nessuno estraneo all’esperienza di cantare qualcosa di polifonico. Questo fa sì che tutti abbiano un’infarinatura di musica e un livello di conoscenza decisamente superiore rispetto a quello che abbiamo in Italia e che ci sia un ambiente propizio per iniziative musicali di ogni genere e livello, più investimenti e un pubblico più partecipe, ci si può permettere rischi in più nella programmazione e collaborazioni con le varie arti come danza o artisti visuali".

Quali sono gli spartiacque per cui si può dire che il ‘700 finisce e comincia il Romanticismo poi il ‘900 e il periodo delle avanguardie?

“Sicuramente Beethoven e Schubert sono stati due grandi autori a cavallo tra Classicismo e Romanticismo: l’ispirazione da cui provengono è romantica però Beethoven anticipa già alcune cose che verranno recuperate nel ‘900".

Quando finisce il Romanticismo e comincia il ‘900?

“Secondo me con “La sagra della Primavera” di Stravinsky. Anche Schoenberg e Berg e la Scuola di Vienna sono in realtà degli epigoni del Romanticismo, sempre più esagerato che prende un colore diverso ma derivano da lì".

Espressionista

“Assolutamente, mentre la musica di Stravinsky arriva come una novità radicale. Dal 1910 in poi ci sono le avanguardie che come nelle arti figurative sono tantissime e molto diverse tra loro, in cui ognuno parte con un linguaggio diverso e rompe completamente con quello che è stato creato nelle epoche precedenti. dopo la II Guerra Mondiale dire un’opera che dia origine a tutto è difficile perché il panorama musicale risulta sempre più frammentato con tutto ciò che deriva dal serialismo e dalla musica aleatoria e il bisogno di innovare ad ogni costo e questo ha fatto sì che sia un’epoca molto incompresa da pubblico e musicisti e che ha ancora bisogno di maturazione storica. La musica contemporanea in questo momento è molto libera e ci sono esperienze di ogni tipo; la musica classica sta guadagnando molto pubblico negli ultimi anni e in Germania le statistiche dicono che l’anno scorso sono state più le persone che hanno assistito a concerti di musica classica dal vivo che non quelle che sono andate allo stadio a vedere la partita. Questo è un segnale molto positivo che dice che il linguaggio in sé non è assolutamente distante e inaccessibile dal grande pubblico ma semplicemente che la storia ha i suoi corsi e ricorsi. Insomma siamo in un’epoca tutta da giocare".

Concerti di Primavera (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)



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