NR. 16 anno XXII DEL 29 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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La tragedia del settembre ‘44

Bassano ricorda il 25 Aprile

di Gianni Celi

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25 Aprile Bassano

Come tutti gli anni, anche in questo 2017 si celebra, nella giornata del 25 aprile, l’anniversario della Liberazione. La cerimonia celebrativa si terrà nella giornata di martedì 25, secondo questo programma: alla 8,45 ritrovo delle autorità in municipio con gli onori al gonfalone comunale, decorato di Medaglia d’oro al Valor Militare, che uscirà dalla sede municipale; alle nove la messa nella chiesa di San Francesco; alle 9,48 ricomposizione del corteo e, a seguire, deposizione di una corona d’alloro all’Ara dei Caduti di Piazza Garibaldi e deposizione di una corona d’alloro alla lapide dei Martiri nel viale omonimo; alle 10,15, nella sala del Consiglio comunale, in municipio, dopo il saluto del sindaco Riccardo Poletto, vi sarà la commemorazione ufficiale tenuta da Maurizio Dal Lago, componente il Comitato direttivo dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della Provincia di Vicenza “Ettore Gallo”.

Bassano, lo ricordiamo, ha pagato un notevole tributo di sangue per la liberazione del proprio territorio dall’oppressione nemica e lo stanno a dimostrare, principalmente, a distanza di oltre settant’anni, le targhe apposte attorno agli alberi del Viale dei Martiri, di Viale Venezia e di Via Brigata Basilicata, ai quali furono impiccati tanti giovani. Dal 22 al 26 settembre del 1944, nelle strade del mandamento sono stati 171 gli impiccati. Altri 603 sono stati fucilati nei luoghi più diversi e dei mille deportati in Germania dopo il rastrellamento del Grappa, soltanto duecento ritornarono. Sono tanti i ricordi di quel drammatico autunno. Ne ricordiamo alcuni lasciati dai sopravvissuti o da spettatori innocenti. Fra i condannati di Bassano, prima della fucilazione, uno dichiara “ora sono pronto”, dopo aver dato gli ultimi tocchi alla capigliatura. Due fratelli, Giuseppe e Manlio Chicco di Marsala (venti e diciassette anni) ottengono di darsi l’ultimo bacio prima della morte. Piero Bosa di Pove, alle irrisioni dei carnefici assicura “la vita non finisce qui”.

“Il desiderio di infierire sugli innocenti – scriveva uno degli amici di una vittima – è arrivato a costringere gli ultimi di una schiera di condannati a scavare la fosse per gli altri e per sé. Ma questa infernale crudeltà è vinta da uno dei morituri il quale bacia con affetto la salma che depone nella fossa dove egli stesso cadrà fra pochi istanti”.

Ma molte volte l’orrore rimane solo a dominare la scena. A Carpanè la signora Gianna Giloni Valle, da Reggio Emilia, con già da quattro mesi una creatura in grembo, alla lenta morte del campo di deportazione preferisce la sorte del marito già fucilato e, di notte, viene condotta al supplizio alla luce dei fari dell’auto.

25 Aprile Bassano (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“L’ingegnere Eliseo Bosio- ricordava un partigiano – che cercava il figlio nel mucchio dei trucidati, lo trova con la mani ed il volto pieni di ferite. Il tenente Luigi Giarnieri, condotto all’impiccagione, era sfigurato dalle percosse e dal digiuno”. C’è poi chi racconta di un condannato liberato e subito freddato dai colpi di mitra sparati da una pattuglia appostata dietro l’angolo. Fra i tanti finiti così sul selciato c’era anche il prof. Mario Todesco di Solagna e Nino Mantovani Orsetti.

I coniugi Cervellin di Borso , assistendo, confusi tra i parenti, all’esumazione dei 31 impiccati, riconoscono improvvisamente i corpi dei loro due unici figli che pensavano fossero stati deportati in Germania. Antonio Moretto di Romano d’Ezzelino, padre di un impiccato, ignora la fine dell’altro figlio freddato a poca distanza da casa. Tutti gli celano la notizia e per mesi lo attende ad ogni arrivo di rimpatriati. A proposito del rastrellamento del Grappa, ecco un passaggio di un documento del Comitato di Liberazione Nazionale: “Il rastrellamento, condotto da tedeschi, ucraini ed austriaci, aiutati da banditi nostrani lasciati nelle retrovie solo per sprezzante sfiducia nelle capacità combattive di quella sciagurata masnada, era stato preceduto dalla comoda stesura di un vanaglorioso “piano di operazione” per l’azione di quindici mila armati contro quindici mila inermi. Come in una esercitazione di tiro, dalle tranquille postazioni del piano l’artiglieria demoliva le innocenti case coloniche. Nella calma di due chiare mattine (22 e 23 settembre 1944, i giorni più tragici del rastrellamento n.d.r.) sui monti del Grappa si stendevano le piatte nuvole di fumo degli incendi dei fienili e delle malghe che un tenace lavoro aveva ricostruito sulla distruzione totale di trent’anni prima . Di giorno e di notte dal campo sportivo di Bassano echeggiavano a lungo i muggiti di centinaia di mucche, frutto della rappresaglia, urlanti di dolore per la fame e la pienezza del latte che nessuno poteva raccogliere”.

Il “boia di Bassano”, Karl Franz Tausch, l’ex vicebrigadiere delle SS che, su ordine del Kommando di Herbert Andorfer, fu individuato come l’autore materiale dell’impiccagione di 31 giovani nel Viale loro dedicato, fu scovato soltanto nel luglio del 2008 dal giornalista de “L’Espresso”, Paolo Tessadri, nel luglio del 2008, in una villetta della cittadina di Angen in Assia. Nell’estate di quello stesso anno il Procuratore militare di Padova, Sergio Dini, aprì ufficialmente un’inchiesta contro gli autori di quel tragico rastrellamento sul Grappa. Tausch, finito nelle pagine dei giornali italiani e tedeschi e nei telegiornali delle emittenti radiotelevisive, il 25 settembre, alla vigilia della commemorazione dei 31 impiccati, si suicidò con un colpo di pistola alla testa. Aveva 85 anni e mai, nemmeno un giorno, aveva pagato per quell’uccisione di massa che resterà impressa nella storia della nostra città.

È “per non dimenticare” quei tragici eventi che , ogni anno, Bassano vuole celebrare il momento della liberazione del paese dalla terribile oppressione nemica.

 

nr. 15 anno XXII del 22 aprile 2017

 

(foto: Riki1979 - Selbst fotografiert (Riki1979) e Zyance - Opera propria, CC BY 3.0)

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