NR. 19 anno XXII DEL 20 MAGGIO 2017
la domenica di vicenza
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Centenario Grande Guerra
"Il nonno racconta"

Una storia vera legata al secondo conflitto mondiale

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Centenario Grande Guerra<br>
"Il nonno racconta"

Non solo Grande Guerra. Nel centenario del primo conflitto mondiale, che in questi mesi viene rappresentato e celebrato in diverse forme artistiche, letterarie e commemorative, registriamo la voce di una famiglia vicentina che ha deciso invece di andare "controcorrente" e di raccontare una storia vera legata alla seconda guerra mondiale. È quella narrata ne Il nonno racconta di Giuseppe Pulin (edizioni Nerocromo, Vicenza) con illustrazioni del figlio Vincenzo e della nipote e graphic designer Marta, storia di un nonno che la racconta ai suoi giovani nipoti e che inizia allo scadere degli anni trenta a Vicenza inoltrandosi fino al 1945 con le vicende che il protagonista ha vissuto in quel periodo: la guerra, i bombardamenti e lo sfollamento nella valle del Chiampo.

Centenario Grande Guerra<br>"Il nonno racconta" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Così lo storico Giuseppe Pulin, dopo una lunga ricerca interiore, trova la giusta ispirazione per mettere le sue storie in immagini scritte e così ben illustrate da figlio e nipote, rappresentando con parole e immagini uno dei momenti più difficili della nostra storia. Il mondo descritto è l’ambiente della città e della campagna vicentina vissuto da ragazzino sfollato con la madre a Chiampo. La terra vicentina - scive nella prefazione la critica d'arte Marifulvia Matteazzi Alberti, che ha anche curato la mostra delle tavole esposte in aprile alla galleria Qu. Bi. in corso Fogazzaro - è il crocevia in cui s’incontra l’Italia della guerra e della Resistenza piena di speranze, di fatiche, di sofferenze individuali e collettive: è un omaggio a quel saper rievocare sogni, desideri, speranze con la leggerezza di una lingua fresca, che accompagna il lettore offrendo spunti e riflessioni che lo porteranno in un viaggio attraverso anni di distruzione, ma anche di solidarietà. Sono immagini forti, dense di significato che sanno emozionare, colpire, commuovere senza divagare: le azioni incalzano e i gesti continui parlano da soli sviluppando e intrecciando una trama che dà ancor maggior risalto all’eterna lotta tra il Bene il male che tesse la vita di ogni giorno, quasi un racconto nel racconto dove convivono memorie, palpitazioni, ricordi pieni di sentimenti. Giuseppe Pulin rende onore ad un passato descritto con grande partecipazione, con tanti piccoli fatti vissuti attraverso l’entusiasmo genuino di Giuseppe bambino che parla con commossa nostalgia o con crudezza: piccole storie collocate in una Grande Storia che tutto governa e sovrasta.

Centenario Grande Guerra<br>"Il nonno racconta" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Ecco allora il ritratto di una città, Vicenza all'inizio degli anni '30, che inizia con il disteso clima familiare della passeggiata della domenica in centro storico e il filobus di colore verde da San Felice a piazza Matteotti (mentre per l'altopiano funzionava la mitica locomotiva Vacamora); poi le prime avvisaglie di quanto sarebbe di lì a poco accaduto, travolgendo tutto e tutti: i ragazzi prima Figli della Lupa e poi Balilla, le camice nere, l'arrivo del Duce a Vicenza nel 1938 - con la folle demolizione del settecentesco Arco del Revese per far passare il corteo - la dichiarazione di guerra di Mussolini e la partenza del padre per il fronte russo, la famiglia costretta ad essere sfollata a Chiampo, dove il giovane protagonista conosce il mondo rurale e le abitudini contadine e paesane, l'amicizia, i giochi e il passare delle stagioni. La storia poi riprende avvenimenti già tristemente noti dai vicentini: l'invasione tedesca e i bombardamenti sulla città del Natale 1943; l'inizio della Resistenza; le fucilazioni a Chiampo e Crespadoro del 1944; i feroci rastrellamenti tedeschi nella valle dell'Agno; l'uccisione del coraggioso sacerdote Luigi Bevilacqua e la visita a Chiampo del vescovo Zinato in omaggio al suo sacrificio; la Basilica palladiana in fiamme - era il 18 marzo del 1945, in un panorama che restituiva una città stremata e quasi spettrale - il rogo del centro storico che danneggiò seriamente palazzo Trissino, il Monte di Pietà, il Tribunale e l'oratorio del Duomo. Poi, finalmente, l'epilogo vittorioso: la ritirata tedesca e la liberazione di città e provincia alla fine aprile con l'arrivo degli americani a Vicenza e il trionfo della Resistenza. E se i particolari dettagliati di una lunga e triste storia rimangono nei molti libri pubblicati sull'argomento e che ogni lettore può facilmente trovare, quello che Pulin racconta sembra essere piuttosto una "piccola" storia ma non per questo meno significativa. La storia di un ragazzo e di una famiglia vicentina narrata in prima persona, come le emozioni e i sentimenti autentici di chi la visse in prima persona.

Centenario Grande Guerra<br>"Il nonno racconta" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)E infatti bambini, donne, adulti e vecchi - scrive ancora Alberti - sono tutti spinti da quella devozione corale che comprende l’istintivo affiorare del sentimento di giustizia, come strumento di pace. La narrazione, il contesto, gli eventi che si accavallano riescono a scrutare l’animo: in particolari circostanze l’uomo si adatta a qualsivoglia situazione di violenza, di sopraffazione ed anche quando si trova faccia a faccia con la morte, la persona solitaria e dignitosa assapora la sua redenzione, la liberazione, il riscatto. Sarà sempre dalla voce del bambino che apprendiamo sia le crudeltà e le persecuzioni, ma anche la voglia di vivere che anima i personaggi, la forza della vita che si oppone alle tenebre, al buio. In copertina un’immagine emblematica quella del calar della sera quando a cavalcioni sul muretto della scuola, privo di inferriata, Giuseppe consuma la sua scodella quotidiana di polenta e latte, mentre dall’altra parte della strada un soldato tedesco con il fucile in pugno lo guarda. Poco più che un ragazzo anche il militare tedesco e chissà nel suo animo quante domande irrisolte, quanto strazio, quanta nostalgia di casa... Stesse crudeltà da una parte e dall’altra, uguali umiliazioni, imposizioni... Entrambi vittime di un potere cieco e folle. La voce dello scrittore Giuseppe Pulin, il ragazzo di ieri e il nonno di oggi, si alza chiara a consegnarci i suoi pensieri perché siano il nostro tesoro da custodire per quelli che verranno, perché le nuove generazioni tengano a mente, ricordino, non dimentichino per non ripetere... Ora Giuseppe rientra nell’universo degli anziani, dei depositari di saggezza, definiti da Papa Francesco come "le radici e la memoria di un popolo. Essi sono un bene prezioso che pur sotto il peso degli anni possono dare ancora un contributo per mantenere sempre vivi quei valori che rendono più ricca la nostra società".

Abbiamo incontrato i tre autori del libro che hanno risposto insieme ad alcune domande.

Centenario Grande Guerra<br>"Il nonno racconta" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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