NR. 21 anno XXII DEL 24 MAGGIO 2017
la domenica di vicenza
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Ritratto di Città

La Vicenza di Palladio nelle vedute di Zuccarelli
Gallerie d’Italia- Palazzo Leoni Montanari
Orario: da martedì alla domenica 10-18
Chiude il 23 luglio 2017

di Maria Lucia Ferraguti

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Ritratto di Città

Due quadri identici di Francesco Zuccarelli (Pitigliano, Grosseto 15 agosto 1702 – Firenze, 30 dicembre 1788), dipinti con ogni probabilità per il collezionismo inglese diventano il motivo dell’insolita mostra “Ritratto di CittàLa Vicenza di Palladio nelle vedute di Zuccarelli”. Il primo dipinto “Andrea Palladio invita a visitare Vicenza” appartiene alla collezione Intesa Sanpaolo, ora conservato a Palazzo Leoni Montanari, si trova accanto alla simile “Veduta di Vicenza con monumenti antichi” della collezione privata di -Matteo Marzotto. Nell’attualità degli accostamenti, i dipinti settecenteschi conducono con un balzo all’indietro nei secoli, entro il ‘500, nella veduta della città e di Andrea Palladio (Padova, 3 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580). Nel vasto panorama Zuccarelli dipinge, con una trasposizione temporale e caratterizzando i personaggi, Palladio mentre indica Vicenza all’architetto inglese, uno spontaneo Inigo Jones, (Londra 1576 - i1652) e ad un dignitoso quanto ignoto compagno di viaggio, dal mantello rosso, con la spada al fianco, il paggio di colore e il levriero; forse, dagli studi fisiognomici, identificabile con Thomas Howard, conte di Arundel, noto collezionista d’arte. Nel Settecento era forte il fascino che suscitavano Palladio e Vicenza con le sue meraviglie architettoniche, meta privilegiata del Grand Tour intrapreso dagli aristocratici europei.

Ritratto di Città (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Palladio, calvo e barbuto, in un ritratto considerato veridico al quel tempo, dialoga da uomo maturo con il grande architetto, che acquisterà i disegni di Palladio direttamente da Vincenzo Scamozzi nel 1614. La finzione nei dipinti è in atto: siamo di fronte ad un’esperienza di viaggio e il tema pittorico, la veduta, è un capriccio, un’esperienza di fantasia, quasi verosimile. Il dipinto diventa un documento storico che porta al ‘500 a Palladio ed a Inigo Jhons, che compera i disegni e li porta in Inghilterra trasformandoli per sapienza, in riserve auree del palladianesimo, per il linguaggio civile inglese e americano.

Palladio indica con chiarezza la città che appare nella campagna ai piedi di monti lievemente innevati. La Città si rivela nel suo “linguaggio architettonico” con edifici riconoscibili in accordo con la natura. Entra la quattrocentesca Porta Lupia prima della distruzione del 1890, villa Capra detta Rotonda spostata liberamente accanto all’abazia dei Santi Felice e Fortunato, quindi, nel percorso urbano tra Palazzo Civena Trissino e il Palazzo della Ragione leggibile è la cupola del Duomo e l’Arco trionfale di Campo Marzio eretto nel 1608. Un itinerario cittadino più simbolico che reale, dagli edifici, una ventina tra religiosi e civili, liberamente dislocati come, fra gli altri, il Torrione di Porta Castello e l‘oratorio dei Santi Bernardino e Chiara.

Andrea Palladio nel dipinto della collezione Intesa Sanpaolo tiene in mano un libro, non una guida, dove si vede la pianta del teatro Olimpico. Zuccarelli si ispirò alle illustrazioni contenute nel volume Del Teatro Olimpico di Andrea Palladio in Vicenza (1733), scritto dal conte Giovanni Montanari.

Entrano nell’esposizione le Allegorie delle quattro stagioni di Zuccarelli, provenienti da collezioni private, prima disperse sul mercato antiquario e riunite dall’attuale proprietario.

Il catalogo Skira editore presenta i contributi di Fabrizio Magani, Guido Beltramini, Agata Keran, Valentina Piovan e Paolo Plebani.

Mostra a cura di Fabrizio Magani e realizzata in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.



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