NR. 24 anno XXII DEL 24 GIUGNO 2017
la domenica di vicenza
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Un mondo da buttare

Il Veneto, il Nordest e la terra promessa

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Un mondo da buttare

Come era avvenuto per i suoi precedenti romanzi, anche in questo nuovo Un mondo da buttare pubblicato da Italic & Pequod il vicentino Giuseppe Ausilio Bertoli racconta il Veneto - e il Nordest - da una prospettiva realistica e attuale, per nulla edulcorata da falsi miti o facili preconcetti. Ambientato tra la provincia di Vicenza e Padova - terre di origine e di adozione di Bertoli - con puntate nelle Marche e in Lettonia, il libro racconta una vicenda esistenziale in cui i veneti entrano in rapporto diretto con le persone provenienti dall’est Europa, che si illudono di trovare in Italia la terra promessa o, come si sarebbe detto qualche tempo fa, "l'America". Un tema di stretta attualità, che riempie quasi ogni giorno pagine di giornali e servizi radiotelevisivi, a volte anche con esiti drammatici.

Un mondo da buttare (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il protagonista, Stefano Vitti, è lui stesso un "immigrato" - viene infatti dalle Marche - e a Padova fa il creativo in un’agenzia pubblicitaria, disdegnando l’impiego nella farmacia di famiglia nel Montefeltro. Nei weekend poi, per sfuggire alla caotica vita di città e ai suoi ritmi frenetici, si rifugia nella cascina ereditata dal padre nelle campagne del Vicentino, ma il vicino, proprietario della villa attigua e interessato all’acquisto della cascina, sistema alcune gabbie con dentro alcuni pitbull rumorosi a ridosso della rete di cinta in modo da esasperarlo e costringerlo a vendere. Infatti, Vitti denuncerà penalmente il vicino, aiutato dal legale della PubliRam, l’agenzia padovana in cui lavora. Le cose non migliorano, però, nel condominio in cui vive per il baccano provocato da un ricco invalido e da un concessionario di moto, proprietario di ben cinque appartamenti e fidanzato della sua giovane segretaria lettone Katrina, ospitata sopra il bilocale di Vitti. Che è molto attratto dal fisico e dalla femminilità della ragazza, senza darlo a vedere. Un agente immobiliare riesce a trovargli un tranquillo appartamento in affitto, dove abita anche Barbara, laureata in psicologia e insegnante precaria di una scuola elementare, giunta dal Cilento. Tra lui e Barbara nasce un’amicizia spontanea, ma la giovane è fragile: ha la fissa di essere grassa e di non piacere al suo fidanzato. Trascorsa una serata con Barbara in un ristorantino, Vitti, al rientro in auto, nota una “lucciola” smilza ed elegante, simile a Katrina, ritta sul marciapiede di un viale. Incuriosito, la sera dopo scopre che si tratta proprio di Katrina...

Stefano dunque non disdegna le frequentazioni femminili: l’inquilina Barbara, ossessionata dal fondoschiena di Belen; la bella lettone Katrina; ma anche la generosa studentessa di psichiatria Sarah e Dalia, giornalista rampante e giramondo. Tutte donne che lo attraggono fortemente, vista la sua insaziabile ricerca di un affetto sicuro. Ma a complicargli la vita, nello scorrere le pagine del romanzo il lettore scopre quei tratti difficili della personalità del protagonista che lo rendono personaggio "inafferrabile" (forse anche a se stesso), dedito a sfuggire ai legami duraturi, pur se animato da un desiderio di valori elevati e spirituali. Valori spesso ignorati se non sbeffeggiati dai più nell’odierna "civiltà del fondoschiena", come Bertoli la definisce, o del cosiddetto "lato B" come in molti volgarmente - o ironicamente - amano catalogarlo. Le giornate di Stefano, vissute in una città "palcoscenico e sistema di comunicazioni", si ispirano alla vita reale della nostra società in crisi: mito della bellezza e dell’apparenza, sogni di successo, occupazioni precarie, paura-terrore della perdita del lavoro, difficoltà ad esprimere i propri sentimenti. Ma nel finale della storia sarà proprio la grintosa giornalista vicentina ad offrire una soluzione inaspettata. Il libro sarà presentato a Vicenza venerdì 23 giugno alle 18.30 allo storico panificio Menardi in stradella del Garofolino 3.

Un mondo da buttare (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Stefano Vitti - scrive Michele Monina nella postfazione - ha bisogno di calore umano, amicizia, affetti sinceri. Insegue la frenesia dei sensi. Una necessità comune a tanti uomini, ma dura da soddisfare nell’odierna civiltà del fondoschiena. Una civiltà, per inciso, che delega successi e insuccessi all’aspetto fisico e alla fortuna che si ha nel possedere una bella immagine da rimirare nello specchio. Dal punto di vista estetico occorre un fondoschiena piccolo e tornito, dal punto di vista esistenziale (a voler essere ironici) occorre un gran fondoschiena. Altrimenti si è tagliati fuori. Il problema di Vitti risiede però in una serie di discrasie per certi versi inconciliabili: da un lato è alla ricerca di una diversa forma d’amore, dall’altro deve fomentare la civiltà che combatte per scopi meramente professionali. Si occupa di pubblicità, di marchi e prodotti relativi alla cura del corpo. Ammetterà con rammarico che il suo scopo è proprio quello di cercare slogan e immagini che devono fissarsi nell’inconscio dei potenziali acquirenti per emergere al momento della scelta. Ciò che conta è il consumo, soprattutto voluttuario. Se la gente non consuma, crollano i mercati e diminuisce l’occupazione. Bella civiltà, la nostra. Veramente bella, edificante. Stefano Vitti alimenta la civiltà che detesta, dunque, quella che Guy Debord definì con straordinaria efficacia "la società dello spettacolo". Sul luogo di lavoro rimane orgogliosamente aggrappato all’autonomia di pensiero, non è uno stupido, lo sa bene che quegli slogan influenzano le scelte delle persone più insicure. Cosa fa, allora, una volta tornato nel mondo delle persone comuni? Aiuta – o cerca di aiutare – chi è allineato alle esigenze estetiche della civiltà del fondoschiena. Nessuno meglio di lui sa che alla gente interessano le oscenità della showgirl di turno piuttosto che il crollo dei mercati e l’aumento della disoccupazione.

Abbiamo incontrato l'autore e dialogato con lui.

Un mondo da buttare (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

 



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