NR. 26 anno XXII DELL'8 LUGLIO 2017
la domenica di vicenza
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Una strada nel fiume Brenta
e un Ponte tutto da rinnovare

di Gianni Celi

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Ponte tutto da rinnovare

E con la riparazione del Ponte Vecchio, a che punto siamo? Nonostante le continue scaramucce fra Amministrazione comunale e la ditta Costruzioni Nico Vardanega che si sono accavallate nei mesi precedenti, i lavori stanno proseguendo. Che la strada fosse lunga lo si sapeva fin dall’inizio, ma che fosse l’aspetto burocratico a mettere sempre più frequentemente i pali fra le ruote, era difficile immaginarlo. Ma veniamo all’oggi. Ad attirare l’attenzione degli ignari turisti adesso fa bella mostra di sé una strada vera e propria nel letto del fiume, più addossata alla riva sinistra, costruita apposta per poter lavorare sotto i due piloni di quella prima zona interessata all’intervento al fine di capire cosa sia successo ai legni ed alle fondamenta. Dalle prime analisi degli esperti emerge una situazione davvero critica, ancor più grave, a quanto sembra, delle idee che si erano fatte i progettisti. Un esame attento lo si sta facendo in questi giorni giusto per capire la salute dei legni che sostengono le stilate, ma anche le fondamenta, rafforzate negli anni sessanta dopo la violenta brentana del 1966 quando l’acqua arrivò a lambire lo spazio di passaggio pedonale del ponte. Un esame approfondito lo si farà, assicurano sia il titolare della ditta Vardanega, Giannantonino, sia l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Bassano, Roberto Campagnolo, anche sulle spalle del manufatto, a cominciare, per intanto, dalla parte attigua alla distilleria Nardini. Il lavoro più impegnativo delle settimane scorse è stato quello di liberare dall’acqua, con una serie di ture, le due fondamenta ad est. Con la strada che si immette direttamente nel letto del fiume, le macchine operatrici sono partite da Via Pusterla.

Rimane assicurato, nel frattempo, il transito pedonale allontanando così il timore iniziale di dover assistere ad una chiusura prolungata del Ponte degli Alpini.

Ma, mentre si lavora sodo per ridurre il più possibile il disagio ai danni degli operatori commerciali della zona al di qua e al di là del fiume, fra Angarano e Via Ferracina, ricordiamo i momenti di festa organizzati in Piazza Libertà, sabato 17 del 2005 per la fine del restauro del Vecchio Ponte. “Sia chiara una cosa – assicurò in quell’occasione l’assessore ai lavori pubblici Egidio Torresan – non vi sono per il momento problemi quanto alla stabilità del Ponte. Gli interventi fatti hanno sistemato anche alcune anomalie macroscopiche, abbiamo rinforzato le basi dei quattro rostri e sostituito alcune parti lignee, ma in prospettiva stiamo predisponendo un piano di lavoro che richiederà tempo e denari”.

“I grossi legni che sostengono il manufatto – aggiungeva l’assessore - abbisognano in gran parte di essere sostituiti perché l’operazione fatta negli anni novanta con l’iniezione di resine non ha dato i frutti sperati. Per fare questo, negli anni a venire, ci sarà bisogno di un intervento massiccio e decisivo. Il sindaco s’è recato a Roma anche per vedere quali siano le strade percorribili per poter finanziare un’opera il cui valore approssimativo si aggira attorno ai tre-quattro miliardi delle vecchie lire. Il Comune da solo non è certo in grado di affrontare una spesa di questo genere. Ed allora si batte cassa ai ministeri competenti e si sta cercando uno sponsor valido e serio capace di mettere il nome su una struttura tanto cara ai bassanesi ed agli alpini di tutta Italia”.

Ponte tutto da rinnovare (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Una delle strade che si stanno percorrendo – concludeva Egidio Torresan - e che richiederà tempi lunghi ed esiti incerti, è quella di inserire il Ponte Vecchio nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Stiamo mettendo a punto la documentazione richiesta per ottenere questo risultato e ci auguriamo che le cose vadano a buon fine”.

Se il Ponte entrasse in questa lista che privilegia i monumenti naturali, storici, ambientali e quant’altro sparsi per il mondo, ci sarebbe una grande possibilità di accedere ai fondi internazionali e tutto diventerebbe molto più semplice.

A proposito di questo importante riconoscimento, va detto che, nel Bassanese, esiste già un manufatto che vanta questo titolo. Stiamo parlando della palladiana Villa Angarano, attigua alla pieve di Sant’Eusebio, che, dal 1996, è inserita nei siti italiani patrimonio dell’Unesco.

E per la ricerca di questo riconoscimento, va detto che dal 2005 ad oggi non si è persa la speranza che ciò avvenga cercando di cominciare da un gradino più basso e cioè dalla richiesta di considerare il Ponte Vecchio di Bassano “monumento nazionale”. Nell’aprile del 2015 la commissione cultura ha trovato un accordo su come presentare tale domanda, senza lasciare da parte quella iniziale legata al sì dell’Unesco.

Nell’attesa che almeno uno o, meglio tutti e due,questi titoli siano riconosciuti, si lavora alla grande. Fortuna ha voluto che l’ingrossamento del fiume in occasione dell’abbondante precipitazione di domenica scorsa, ha fatto alzare sì il livello del Brenta, ma senza creare alcun danno alla strada di accesso alle stilate. E mentre continuano le verifiche sulla situazione delle strutture lignee del manufatto palladiano, c’è un altro intervento previsto dalla progettazione iniziale e cioè la verifica attenta di eventuali residuati bellici sotto le arcate. A dire il vero questa verifica è già stata fatta durante gli interventi passati, ma si sa che il fiume può portare a valle tanta zavorra e, tenuto conto che la Valbrenta è stata teatro di feroci scontri, sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, ogni precauzione è doverosa.



nr. 25 anno XXII del 1 luglio 2017

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