NR. 31 anno XXII DEL 9 SETTEMBRE 2017
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Allarme siccità, falde basse da record

Le "previsioni" del meteorologo Marco Rabito: «Attese piogge ad ottobre e novembre, ma serviranno le nevicate invernali»

di L.P.

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Allarme siccità, falde basse da record

I dati non sono ancora ufficiali ma quella del 2017 passerà alla storia come una delle estati più torride in assoluto della storia. Ma più che il caldo a preoccupare maggiormente è la siccità, che sta creando non solo grandi problemi all'agricoltura ma anche alle falde, il cui livello è da record in senso negativo. Per fare il punto della situazione proprio sull'allarme siccità abbiamo intervistato il meteorologo Marco Rabito, uno dei fondatori e responsabile di Serenissima Meteo, volto noto anche dai telespettatori di Tva Vicenza.

Rabito, quello della siccità sta diventando un vero e proprio allarme ...

«In effetti nel Vicentino e più in generale in Veneto è un problema da non sottovalutare. I dati in nostro possesso ci confermano che il 2017 è un anno estremamente secco con precipitazioni durante l'inverno e in primavera sotto le medie stagionali. Lo stesso è avvenuto in questi tre mesi estivi (l'estate meteorologica si è conclusa giovedì 31 agosto, ndr.) con piogge avvenute a macchia di leopardo, con fenomeni intensi ma anche sporadici».

È una problematica che riguarda solamente la nostra provincia e il Veneto?

«Assolutamente no, anzi possiamo dire che Toscana e Lazio sono le due regioni italiane con i maggiori problemi e disagi, dove l'acqua potabile è già razionata da settimane. Anche nel Sud Italia la situazione è critica, tuttavia in queste aree, di per sé aride di natura, la siccità è un fenomeno che si ripete con maggiore frequenza, soprattutto in estate. Le altre regioni del Nord Italia sono più o meno nella stessa situazione del Veneto».

E in Europa qual è la situazione attuale?

Allarme siccità, falde basse da record (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Partiamo nel dire che l'ondata di grande caldo e con piogge molto scarse ha riguardato soprattutto il cosiddetto Bacino del Mediterraneo, che comprende Italia, Spagna, il sud della Francia, la Grecia e i Balcani, che poi sono i Paesi sotto l'influenza dell'anticiclone africano. Nel resto dell'Europa, anche quella del nord, l'estate 2017 non è stata troppo calda e le piogge sono state nella media».

Torniamo al Vicentino: sorpreso della situazione venutasi a creare in questi giorni, cioè alla fine di agosto?

«Direi di no, almeno per quanto avvenuto in estate. La situazione attuale, con le falde più basse tra il 30 e il 50% rispetto alla media, non è figlia della bassa piovosità e del grande caldo che hanno caratterizzato gli ultimi tre mesi, ma della quasi assoluta mancata di precipitazioni nevose durante l'inverno, che non hanno consentito alla falde e alle sorgenti di risalire. Tra aprile e maggio avevo detto che era impensabile pensare che in estate, statisticamente il periodo con la minor quantità di precipitazioni, si potessero alzare i livelli delle falda. E questo si è verificato puntualmente».

Sulla forte siccità nel nostro territorio stanno pesando anche le massime da record?

«Assolutamente si, visto che più fa caldo e più aumenta l'evaporazione. In particolare i terreni agricoli e i giardini si seccano ancora più rapidamente e a fondo: con temperature superiori a 35-36 gradi e molte alte pure di notte anche un acquazzone abbondante viene vanificato in tempi ancora più brevi. Una situazione davvero allarmante che quest'estate ha probabilmente ha provocato un fenomeno particolare e sconosciuto».

A cosa si riferisce?

«Premesso che stiamo studiando il fenomeno, quindi al momento possiamo parlare solo di ipotesi, riteniamo che gli alberi abbattuti la scorsa settimana soprattutto sul litorale veneziano e sul Delta del Po non dipendono solo dalle forti raffiche di vento. Da un'analisi attenta proprio dove le piante sono cadute è emerso che il terreno era così secco che le radici poggiavano sulla sabbia invece che sulla terra umida, quindi in una situazione più critica e pericolosa rispetto a quella normale».

Un altro fenomeno inusuale di quest'estate è stato quello della caduta delle foglie da certi alberi...

"Non l'ho studiato personalmente, ma mi risulta che questo è avvenuto soprattutto con i platani. Non credo di sbagliare nel dire che tale fenomeno è legato per l'appunto alle radici completamente secche ma anche al calore che ha contribuito a “bruciare” la vegetazione».

Rabito, guardiamo avanti: cosa possiamo attenderci a livello di precipitazioni da qui alla fine dell'anno?

«A così lunga scadenza è impossibile fare previsioni anche se possiamo dire che nell'ultimo quadrimestre sono attesi nelle nostre zone tra i 400 e i 500 millimetri, concentrati soprattutto nei mesi di ottobre e novembre che statisticamente sono i mesi più piovosi dell'anno, con una media di 120-130 millimetri ciascuno. Non c'è dubbio che in autunno pioverà, anche se bisognerà capire quanto mentre, sempre a livello statistico, a dicembre si entra già nell'inverno».

A proposito di inverno, la speranza è che possano verificarsi abbondanti nevicate, giusto?

«Proprio così, per il discorso fatto in precedenza. Come detto proprio le precipitazioni nevose in montagna, visto che ormai in pianura nevica pochissimo, saranno fondamentali per garantire alle falde di risalire. Ma attenzione, le nevicate sono fondamentali nella prima parte dell'inverno, prima di Natale tanto per capirsi: necessario che in montagna si formi quello strato di ghiaccio e neve, destinato a durare per tutto l'inverno, che goccia dopo goccia contribuisca per l'appunto all'accumulo d'acqua. Al contrario, le nevicate di febbraio e marzo durano poco e non garantiscono questo processo».

È possibile fare una previsione a lunga scadenza sull'andamento delle piogge?

«No, è impossibile. E in tal senso anche la statistica non ci aiuta. Se noi andiamo a vedere le precipitazioni degli ultimi dieci anni a Vicenza notiamo una differenziazione notevole, a conferma che non esiste un lungo trend in cui questo valore aumenta o diminuisce».

Nel 2010, appena sette anni fa, Vicenza e Caldogno, ma anche altri comuni vicentini e vittime, sono stati colpiti in un'alluvione devastante e storica. E il grande bacino di Caldogno, ultimati negli anni scorsi, non è mai stato utilizzato...

«Diciamo all’inizio di questo secolo, nella nostra provincia, nessuno vietava la costruzione di interrati, come invece avvenuto negli anni successivi e tuttora in vigore adesso. Statistiche alla mano diciamo che nel 2007 eravamo in una situazione di siccità simile a quest'anno. Nel 2010, come detto, c'è stata l'alluvione, ma la città di Vicenza ha rischiato altre esondazioni anche nel 2012 e nel 2013, mentre dal 2015 le piogge si sono ridotte notevolmente. I dati ci dicono che l'andamento è ciclico, con alti e bassi, quindi mi sentirei di escludere e non è pensabile che questa situazione di siccità possa proseguire per altri due-tre anni. Ma oltre non posso sbilanciarmi».

 

nr. 30 anno XXII del 2 settembre 2017



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