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NR. 31 anno XXII DEL 9 SETTEMBRE 2017
la domenica di vicenza
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"Sogno un museo dove i giovani
possano gustare la bellezza"

Bassano, la direttrice Chiara Casarin traccia un bilancio della sua attività

di Gianni Celi

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Grandi novità per far rivivere il Museo

I Musei civici di Bassano custodiscono un patrimonio di opere d’arte, di scritti, di ricordi di un passato glorioso che tante città ben più importanti, sia come numero di abitanti, che come memorie storiche, ci invidiano. E’ pur vero però che non sono tanti i bassanesi che conoscono questo prezioso tempio della cultura e sono da troppo tempo pochi i visitatori della città attratti da questi luoghi quanto mai interessanti.

Le cose stanno cambiando da quando, a far data dal primo agosto dello scorso anno, è arrivata alla guida dei Musei civici, la dottoressa Chiara Casarin. Con i suoi 42 anni di età ed un curriculum lungo ben dodici pagine fitte fitte di professionalità, fra cui l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti del Veneto, ha portato una ventata di novità togliendo questa istituzione dal limbo in cui l’avevano posta diversi suoi predecessori.

Che ci sia stato un cambiamento di rotta lo stanno a dimostrare i numeri. Cominciamo dalla torre civica. Basti pensare che nei primi sei mesi del 2016 i visitatori erano stati appena 56. Con la collocazione di un custode, nei primi sei mesi di quest’anno, si è saliti a 468.

Nel Museo civico, a febbraio dello scorso anno, i visitatori erano stati 254, mentre nello stesso mese del 2017 sono saliti a 871. E qui stiamo parlando soltanto dei paganti perchè (ecco un’altra chicca della nuova direttrice), dal dicembre del 2016, su sua proposta caldeggiata poco dopo il suo insediamento, i bassanesi che vogliano visitare il museo non pagano. “La trovo una cosa giusta – ci dice – perché i concittadini pagano già le tasse al Comune grazie alle quali viene gestito anche il complesso museale”.

Vediamo altri numeri ancora. A marzo la direttrice ha avuto un momento di sconforto perché le visite dell’anno prima (445) erano di poco inferiori alle 471 di quest’anno. “Con un’attenta analisi – afferma- ho capito il perché. L’anno prima, in quel mese c’erano stati due eventi importanti, cosa che non è avvenuta nel 2017”.

A Palazzo Sturm si sono registrati 225 visitatori nel marzo del 2016, passati a 404 quest’anno. La media dell’aumento di visite con la nuova gestione, quindi, va da un trenta per cento in sù. Le cifre sono segnali importanti per capire la salute di un ente come questo.

Grandi novità per far rivivere il Museo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Un museo, si sa – sottolinea la Casarin – non potrà mai essere in attivo, però può cercare di attrarre più gente possibile anche per ammorbidire i costi di gestione. Le faccio un esempio: nel mese di aprile del 2016 i visitatori paganti avevano lasciato nelle casse del museo settemila euro. Quest’anno, nello stesso mese, sono entrati undicimila 328 euro. Ebbene con quei quattromila euro in più noi abbiamo la possibilità di effettuare il restauro di una tela e questo è sicuramente un aspetto quanto mai significativo”.

Qual è la strada da seguire, secondo lei, per far rivivere questi importanti musei cittadini?

“Sono due gli obiettivi che mi sono posta: uno concreto ed uno ideale”.

Quello concreto in cosa consiste?

“Siccome il mio contratto finisce a luglio del 2019, alla scadenza di questa Amministrazione, penso che sia doveroso offrire delle proposte a breve termine per valorizzare sempre più questi veri e propri tesori”.

E quello ideale?

“Qui dobbiamo pensare a progetti a largo respiro che io cercherò di lanciare e che porterò avanti, se sarò riconfermata, o lascerò alla discrezionalità di chi mi seguirà. Una delle strade da percorrere per attrarre l’attenzione di sempre più utenti è puntare sull’arte contemporanea che usa un linguaggio più immediato. Vogliamo pensare ai giovani cercando di attirarli a gustare le bellezze custodite nei nostri musei attraverso nuove proposte sul contemporaneo”.

Ha già notato un aumento della presenza giovanile in questo primo anno?

“Certo. Alla mostra organizzata in luglio alla Torre delle Grazie (“Archeologia del Tempo:Segno e Vuoto in Movimento”, di Giorgia Fincato) i visitatori erano quasi tutti giovani. Vede, l’arte contemporanea può spaventare, ma un museo ha il dovere di istruire la gente ed in particolar modo le nuove generazioni”.

Nell’immediato ha dei progetti da realizzare?

Grandi novità per far rivivere il Museo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Due in particolare, il primo riguarda l’apertura di questa importante sorgente culturale, sicuro vanto della città, grazie al nutrito e prezioso patrimonio che custodisce, anche ad alcune fasce più deboli, vale a dire i ciechi, gli ipovedenti ed i sordomuti. E’ sicuramente un progetto ambizioso per una cittadina di 45 mila abitanti, tenuto conto che, in Italia, sono soltanto due i musei che riservano un’attenzione particolare a queste categorie di portatori di handicap: il Guggenheim di Venezia ed il Maxxi di Roma. Per quanto riguarda l’approccio dei ciechi si pensa, come avvio, di cominciare utilizzando una scansione tridimensionale della tela di Jacopo Bassano, “La fuga in Egitto”, realizzata da un gruppo di studenti del Liceo “Brocchi”. I non vedenti, con l’aiuto di una guida, avranno la possibilità, con il tocco delle mani, di “vedere” lo svolgersi della scena riconoscendo oggetti, palazzi, persone, vestimenti e quant’altro. Stessa operazione varrà per la testa del leone del Canova. Sarà un primo passo verso la scansione più professionale di altre opere da mettere a disposizione di queste persone al fine di rendere questo servizio continuativo. Anche i sordomuti saranno seguiti da guide che, usando la lingua dei segni, illustreranno dipinti e sculture ospitati nelle diverse sale”.

È un’apertura, questa, di particolare rilievo, a significare la sensibilità della nuova direttrice, supportata dall’assessorato competente, ora seguito da Giovanni Cunico, per una condivisione più ampia possibile della mole di opere a disposizione del pubblico.

E il secondo progetto?

“Il secondo progetto interessa invece una mostra, prevista per l’autunno, dedicata al celeberrimo scultore Antonio Canova. L’intento maggiore di questa rassegna è di far arrivare a Bassano opere del grande Maestro che poi possano rimanere per sempre nel nostro museo. Una delle novità di questo evento riguarderà il recupero di uno dei due cavalli che lo scultore aveva predisposto: uno privo di cavaliere e l’altro, invece, con tanto di conducente. Quest’ultimo lo si trova a Napoli, mentre il primo, che in realtà doveva essere quello scelto per la presenza del cavaliere, si trovava in museo, sotto forma di scultura in gesso pronta per la fusione. L’ex direttore Bruno Passamani lo fece però tagliare e spostare a Palazzo Bonaguro. Adesso abbiamo individuato un’azienda che, con strumenti tecnici d’avanguardia, riuscirà a ripristinare il cavallo nella sua interezza, comprese anche le parti più infime della struttura rendendo possibile fusione come il Canova aveva previsto”.

Una mostra autunnale di sicuro richiamo però sarà quella dedicata al grande fotografo ungherese della seconda guerra mondiale, Robert Capa, che verrà proposta da Bassano fotografia e godrà della collaborazione con il museo, dove la rassegna sarà allestita, l’assessorato alla cultura, la ditta Manfrotto e la Casa dei Tre Oci di Venezia. La mostra aprirà il 16 settembre e chiuderà il 22 gennaio del prossimo anno. Che ne dice?

“Sarà sicuramente una mostra da vedere Le immagini che ha scattato Capa sono un importante insegnamento per i fotoreporter moderni i quali presentano i conflitti, in atto nel mondo, con una brutalità senza pari, irrispettosa delle reazioni che i loro scatti possono suscitare in alcune persone. Capa, invece, ha cercato di mostrare l’umanità dolente della guerra con i particolari momenti che questa propone”.



nr. 30 anno XXII del 4 settembre 2017

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