NR. 30 anno XXII DEL 2 SETTEMBRE 2017
la domenica di vicenza
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Daniele Marcon - Enzo Montagna

Biblioteca Internazionale La Vigna
Contra’ Porta S. Croce, 3
Orario: sabato e domenica 10-12.30, 15.30-21
martedì, giovedì, venerdì 17-21
Chiude il 10 settembre 2017
Inaugurazione sabato 2 settembre alle ore 17.30

di Maria Lucia Ferraguti

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Daniele Marcon - Enzo Montagna

Daniele Marcon - Enzo Montagna (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nella storia personale di Daniele Marcon entrano componenti diverse: il definirsi un viaggiatore d’arte appassionato d’Oriente e la presenza della malattia, che gli consente di trasmettere al padre, nel passato fine ceramista, di trasferire in pittura il suo stile pittorico in grandi quadri. La mediazione sensibilissima emerge nelle opere della mostra, dal titolo “I confini dell’Essenza-Nulla oltre il Necessario”, sul tema di Varanasi. Il ricordo emotivo della città indiana è reso in perfette stesure cromatiche suddivise in riquadri scompartite all’interno da sottilissime aste, verghe riassuntive del cromatismo speziato della sacra Benares, concentrate in brune tonalità. Lo sguardo dello spettatore può cogliere il ritmo della scansione, riflettere sulla volontà di raccogliere il colore urbano recuperandone il senso cromatico per sigillarle nelle diverse variazioni. La pittura conduce, orientata da Marcon, sulla ricerca dell’oscurità e dell’assenza. Il suo sguardo assorbe la realtà per avvicinarsi all’idea di un’unica esistenza possibile affidata all’arte. Sono sensazioni ed emozioni” riferisce Marcon in una recente intervista “… non basta tutta la vita” ed aggiunge come oltre i limiti del corpo, l’arte venga in aiuto. Precisa inoltre come la sua storia si salda attraverso sempre nuove sperimentazioni pittoriche. Nei dipinti, aggiunge, sono numerose le stesure dei colori acrilici, le velature, fino all’arrivo dell’immagine; ed ancora, come dal silenzio nascono le tonalità. Non sono lavori chiassosi. C’è uno stato di meditazione, dello spirito che cerca di lasciare fuori la mente e di percepire in senso emozionale quello che ha creato. “Ogni persona ha una sua lettura” continua “Sto capendo da questa esperienza di malattia che l’anima non è legata al corpo. Più sta perdendo il corpo più si amplia la percezione dell’infinito”.Così nelle opere alcune unità pittoriche acquistano una vitalità improvvisa dal risalto plastico nell’avanzare dalla superficie, e, all’opposto, altre si svuotano. Daniele Marcon è nato a Marostica (VI) nel 1965 e ha studiato all’Istituto d’Arte di Nove. Ha esposto in numerose città. Si ricordano il Museo di Nove, la Galleria Pino Molica di New York e la Fondazione Canova di Possagno (TV).

 

Daniele Marcon - Enzo Montagna (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Per Enzo Montagna dipingere equivale ad un viaggio condotto all’interno di una pittura che nei dipinti muta nei cromatismi delle stesure tenute sotto l’influenza di memorie e di esperienze vissute nelle terre sudamericane. I cromatismi sulle carte e sulle tele coinvolgono l’attenzione sul colore stratificato da neri, di ocra, di tonalità ambrate messe a contatto con la presenza di rossi, che avanzano da sotterranee profondità, uniti a cromatismi dall’energia più delicata. La materia pittorica cede sempre più alla consistenza nell’avanzare cromatico verso la leggerezza, nel passare ad uno spazio aereo conquistato dalla luminosità degli azzurri e delle morbide tonalità, fino all’arrivo dei bianchi. La pittura si consegna alla breve linea di un possibile orizzonte, tremulo indice di contatto fra diversi colori, nell’intento di comunicare un desiderio di purezza, di perdita d’ogni richiamo alla materia, in una nuova dimensione spaziale e di luminosità. Nella mostra, allestita nell’appartamento ristrutturato da Carlo Scarpa, in Palazzo Brusarosco Zaccaria, Montagna per vicinanza con la Biblioteca Internazionale “La Vigna” richiama la presenza degli antichi volumi, ne sente il fascino e la dimensione estetica. Crea, per l’esposizione, un legame tra vecchi volumi recuperati e i dipinti. Nelle pagine entrano caldi cromatismi e le pennellate acquistano forma nel porre in risalto fogli rivissuti e parole che ritornano mutate in immagini. Emergono alcuni testi selezionati e posti in risalto: alcuni appaiono legati da un filo lavorato, spinato, reso per intenzione artistica un sommovimento pungente di luce.



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