NR. 32 anno XXII DEL 16 SETTEMBRE 2017
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Caldogno tra siccità e bacino vuoto

Il sindaco Nicola Ferronato: «L'alluvione del 2010? Un incubo. Da noi rimane il divieto di costruire seminterrati»

di L.P.

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Caldogno tra siccità e bacino vuoto

L'altra faccia della siccità di questo periodo, caratterizzata da record negativi del livello delle falde, è il bacino di laminazione di Caldogno, la maggiore opera cantierata dalla Regione per la mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio veneto, con un investimento di circa 41 milioni di euro. La realizzazione del bacino, la cui costruzione è stata decisa dopo la drammatica alluvione del novembre 2010, che provocò due morti (uno dei quali proprio nel comune di Caldogno), è iniziata a marzo 2014 per concludersi meno di un anno fa, nell'ottobre 2016, con inaugurazione avvenuta ad inizio novembre, anche se in precedenza si erano conclusi degli stralci intermedi che avrebbero consentito di far entrare l'acqua per circa metà dell'area complessiva. Il portale www.ladomenicadivicenza.it ha voluto approfondire il tema, intervistando il sindaco di Caldogno Nicola Ferronato, che visse quei tragici fatti in prima persona, sia nelle vesti di amministratore - era vicesindaco e "braccio destro" dell'allora prima cittadino Marcello Vezzaro - che di quello di medico, la sua professione.

Caldogno tra siccità e bacino vuoto (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«L'alluvione che sconvolse anche il nostro comune - esordisce il sindaco Ferronato - rappresenta il ricordo in assoluto più sconvolgente della mia vita e sono convinto lo è anche per molti miei cittadini».

Pensare a quei giorni e paragonarli alla siccità di questi mesi sembra quasi un paradosso...

«In effetti il fiume Timonchio, che ruppe gli argini, provocando il disastro che tutti conosciamo, è quasi in secca. E vista la situazione non credo che, almeno nei prossimi mesi, ci sarà la necessità di riempirlo d'acqua».

Di fatto il bacino di laminazione di Caldogno non è mai stato riempito, neanche nella prima fase. E le famose paratie, alzate solo per prova a lavori ultimati per il collaudo, non sono realmente mai entrate in funzione...

«Proprio così. Ma non c'è dubbio che rimane un'opera strategica, in grado di garantire la sicurezza idraulica, non solo nel nostro comune e nella città di Vicenza, ma anche in buona parte del Veneto, soprattutto nelle province di Padova e Venezia, oltre che quella berica. l'alluvione del 2010 rimane un incubo, ma sappiamo di non dover rivivere quei momenti. Non è un caso che il giorno dell'inaugurazione il Governatore Zaia la definì l'opera della rinascita».

Nel comune di Caldogno, dall'inizio di questo decennio, è vietato costruire seminterrati, tra cui garage, nelle nuove costruzioni...

«Verissimo. Il divieto rientra nelle norme urbanistiche, soprattutto nelle aree più basse e quindi a maggior rischio idraulico. La normativa è entrata in vigore per l'appunto dopo l'alluvione del 2010 ed è rimasta tale anche dopo l'inaugurazione del bacino».

Cosa significa, soprattutto per i cittadini di Caldogno, la costruzione di questa opera?

«Quella di aver la sicurezza che quei tragici fatti non possano più ripetersi, neanche tra cento anni, quindi anche per le generazioni future. Il grande vantaggio è soprattutto dal punto di vista psicologico...».

Caldogno tra siccità e bacino vuoto (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)In che senso, ci può spiegare meglio?

«Faccio un esempio concreto: la mia professione di medico, che svolgo per buona parte in paese, mi ha portato ad assistere centinaia di persone, miei assistiti che hanno dovuto superare lo choc dell'alluvione non solo nei giorni di inizio novembre, ma anche nei mesi e negli anni successivi. Ebbene molti di loro, parlo di decine e decine di persone, mi dicevano che non riuscivano più a dormire e che la loro vita era stata sconvolta. In particolare mi raccontavano dello stato di ansia, che li costringeva anche ad assumere calmanti e altri farmaci, quando iniziava e piovere e magari continuava a farlo per più giorni, come succede molto spesso nel periodo autunnale. Adesso grazie al bacino di laminazione, questo rischio non esiste più. E così avviene anche a Vicenza».

Restiamo a quei giorni. Quale è stato il momento peggiore?

«Sono stati tanti, visto che per almeno due-tre giorni non potevano fare ancora un bilancio definitivo dei danni e delle persone ancora da portare in salvo. Per me un momento molto doloroso è stato quello, nelle vesti di medico, di dover procedere con la certificazione di morte, nel garage della sua abitazione, del povero Giuseppe Spigolon, che rappresenta uno dei "simboli" della tragedia a Caldogno».

Alla fine ci fu una corsa incredibile nell'aiutare a rialzarvi...

«Vero e tutto ciò rappresenta l'altra faccia del ricordo, quella positiva. L'allora sindaco Vezzaro, io, gli altri assessori, la Giunta e i consiglieri vivemmo per settimane e settimane in apnea, dormendo poche ore al giorno e trascorrendo la gran parte del tempo nell'aiutare i nostri concittadini. Ricordo con piacere, pur con il rischio di dimenticare qualcuno, l'intervento di tutte le forze dell'ordine, dei vigili del fuoco, dell'Esercito, ma anche di moltissime persone, a noi sconosciute, che arrivarono a Caldogno per dare una mano e per aiutare. Ricordo anche, una volta conclusi gli interventi di ripristino, il nostro tour in giro per l'Italia proprio con l'obiettivo di farci aiutare. Possiamo dire che ci fu una grande risposta da parte di tutti».

Torniamo al bacino di Caldogno, come si presenta adesso. Saranno contenti gli agricoltori che, vista la situazione, hanno potuto continuare a lavorare all'interno del bacino...

«Proprio così. L'area del bacino è per buona parte coltivata, suddivisa in innumerevoli appezzamenti. Trattandosi di colture che vengono raccolte tra la fine primavera e metà autunno potrebbe succedere che questo vantaggio prosegua per anni. Poi non è detto che il fatto di riempirlo saltuariamente potrebbe risultare negativo, anzi garantirebbe l'entrata del cosiddetto "limo" in grado di rendere più fertile la terra».

E il progetto per l’area naturalistica all'interno dello stesso bacino?

«Ci stiamo lavorando, dipende anche dai proprietari dei terreni. Siamo fiduciosi».



nr. 31 anno XXII del 9 settembre 2017

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