NR. 32 anno XXII DEL 16 SETTEMBRE 2017
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Il caos e la sofferenza
bianconero di Robert Capa

Al Museo Civico di Bassano una grande mostra

di Gianni Celi

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Robert Capa

Robert Capa (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Una rassegna fotografica di tutto rispetto sta animando le sale del Civico Museo cittadino e, da sabato scorso, continuerà ad attirare pubblico nazionale ed internazionale fino al 22 gennaio del prossimo anno. Stiamo parlando di 97 immagini in bianco e nero di uno dei più grandi fotografi del Novecento: Robert Capa, pseudonimo dell’ungherese Endre Friedmann, nato a Budapest nel 1923 e morto in Indocina nel 1954, ucciso da una mina antiuomo. La giovane direttrice, Chiara Casarin, ha dato un ulteriore segno della sua voglia di dare una scossa innovativa all’attività museale portando a Bassano questo evento, realizzato in collaborazione con Magnum Photos, la Casa dei Tre Oci e Manfrotto.

Robert Capa (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La mostra, dal titolo “Robert Capa Retrospective”, viene dedicata, in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dalla fondazione di Magnum Photos, alla figura di spicco del fotogiornalismo del ventesimo secolo con immagini che raccontano la guerra civile spagnola (1936-1939), la resistenza della Cina all’invasione giapponese (1938), la Seconda guerra mondiale (1941-1945), il primo conflitto arabo-israeliano (1948), fino alla guerra francese in Indocina (1954). A queste fotografie si aggiunge una serie di ritratti di amici e artisti tra cui Picasso, Bergman, Hemingway, Faulkner, Matisse. La rassegna, curata da Chiara Casarin e da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, presenta 97 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte.

“Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto – spiegano i curatori - le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici (basti pensare alle uniche fotografie dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944) ritraggono cinque grandi conflitti mondiali di cui Capa è stato testimone oculare”.

“Se la tendenza della guerra – osserva Richard Whelan, biografo e studioso di Capa – è quella di disumanizzare, la strategia di Capa fu quella di ri-personalizzare la guerra registrando singoli gesti ed espressioni del viso. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa “sapeva di non poter fotografare la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino, mostrando l’orrore di un intero popolo attraverso un bambino”.

Robert Capa (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L’esposizione si articola in undici sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Seconda guerra mondiale 1939-1945, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954, ritratti, fotografie di amici e artisti (Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951). All’interno del percorso il visitatore potrà conoscere la vicenda umana ed artistica di Capa, sin dal suo primo incarico internazionale per l’agenzia berlinese Dephot, a Copenhagen nel 1932, per la conferenza di Trotskij. In mostra anche le fotografie delle tumultuose parate di Parigi e della guerra civile in Spagna del 1936, cui la celebre rivista inglese Picture Post dedica un inserto di undici pagine con l’indimenticabile didascalia: “Il più grande fotografo di guerra al mondo: Robert Capa”. A queste si aggiungono i reportages della resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, della Seconda guerra mondiale, che Capa seguì sui diversi fronti di battaglia con le dense immagini della conquista della Sicilia e di Napoli del 1943, per arrivare al D-Day e alla liberazione di Parigi del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, il viaggio in Russia del 1947, fino alla fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e il suo ultimo incarico di guerra in Indocina del 1954.

Robert Capa (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Introduce la rassegna il prezioso documentario “Robert Capa in Love and War” del 2003, diretto da Anne Makepeace, con straordinari materiali d’archivio e interviste a familiari, amici e colleghi: il fratello Cornell Capa, Isabella Rossellini, Henri Cartier-Bresson, Marc Riboud, Elliott Erwin, Richard Whelan, John Morris. Il progetto espositivo presentato a Bassano è frutto della collaborazione tra i Musei Civici, l’assessorato alla cultura di Bassano e la Casa dei Tre Oci di Venezia, specializzata nella fotografia dei grandi maestri.

Quella aperta al Museo è una mostra di rilevanza internazionale, al contempo ancorata ad una manifestazione oramai tradizionale come “Bassano Fotografia 2017, una proposta biennale (16 settembre-5 novembre 2017) organizzata dalla Pro Bassano in collaborazione con il Comune e giunta alla quinta edizione. È l’occasione, questa, per consolidare una programmazione museale di forte interesse culturale in linea con gli obiettivi del Museo Civico, favorendo un dialogo, sempre più attuale e necessario, tra l’arte antica e il linguaggio contemporaneo.

 

nr. 33 anno XXII del 23 settembre 2017

Robert Capa (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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