NR. 39 anno XXII DEL 4 NOVEMBRE 2017
la domenica di vicenza
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Il mondo magico

Giorgio Andretta Calò - Roberto Cuoghi - Adelita Husni-Bey
Padiglione Italia alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia
Chiude il 26.11.2017

di Maria Lucia Ferraguti

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Il mondo magico

Lo stupore, unito al coinvolgimento, distingue il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia dal titolo “Il mondo Magico” tratto dall’omonimo libro dell’antropologo napoletano Ernesto De Martino (1908-65) assicurando negli spazi bui e grandiosi dell’Arsenale la guida verso le installazioni emozionanti diGiorgio Andretta Calò, Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey. Reale e legato al passato di enigmatiche ed oscure officine, immerso nell’ombra, il laboratorio di Roberto Cuoghi (Modena, 1973), ispirato al testo medioevale ascetico Imitatio Christi imprime ad organiche materie la forma di corpi.

Il mondo magico (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Sono questi dei composti vegetali rappresi in un calco che rimanda alla figura di Gesù Cristo, secondo l’iconografia bizantina, adagiati in lettini e sottoposti nel procedere degli stadi a processi di disfacimento ed essiccamento. In un lungo e trasparente igloo, dei corpi reagiscono diversamente alle muffe nel decomporsi e nel rigenerarsi di parti, dopo lo stacco di membra nel lento invadere cromatico non omogeneo della “lebbra vegetale”. Braccia e gambe paiono agitarsi, stacchi mantengono vigile l’attenzione dell’osservatore sulla materia delle figure nell’inarrestabile metamorfosi. Sullo sfondo di una parete danzano indipendenti in un lungo fregio, teste e gambe, mani e piedi, corpi corrosi sempre diversi, collegati a memorie storiche, richiami mitologici, visioni classiche che appaiono come potenti immagini di un progetto creativo in espansione, segnate dalla fusione della morte con la bellezza.

Nel video The Reading / La Seduta Adelita Husni – Bey (Milano, 1985) ha sviluppato con più incontri in un laboratorio (Manhattan- febbraio 2017) il senso della partecipazione in un gruppo di ragazzi che condividono con l’artista in dibattiti collettivi l’ idea della loro appartenenza alla Terra e più ampiamente al Mondo. Delle carte di tarocchi disegnate dall’artista agiscono nell’acquisire, nel film, un nuovo senso di consapevolezza sui temi dell’ambiente e dello sfruttamento delle risorse terrestri. Alcune sculture di mani in silicone luminose, attorno al video, diffondono il pensiero di un personale coinvolgimento nella distribuzione e consumo delle risorse terrestri.

L’opera Senza titolo (La fine del mondo) legata alla città lagunare conduce al veneziano Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979). Cinque navate formate da tubi scandiscono lo spazio immerso nell’oscurità di una visionaria basilica al piano terreno. Delle forme in bronzo abbarbicate ai pali conservano esempi di Pinna nobilis, resti di esemplari in via di estinzione. Indotta dal richiamo di una luce una larga quanto ripida scalinata metallica conduce all’aprirsi di una visione nel sovrastante piano superiore nel venire a contatto con una diversa laguna, nei moti dell’acqua mossi da una mano, fino al dilatarsi dell’oscuro bacino nello sdoppiarsi dell’immagine per un larghissimo specchio. Una tremula luce può alimentare oscuri riflessi, passaggi di accennate luminosità che si compongono e scompongono per poi cedere sui moti delle brevi onde.

Il mondo magico (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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