NR. 40 anno XXII DELL'11 NOVEMBRE 2017
la domenica di vicenza
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La mia vita in trincea
Racconti dalla Guerra

Una mostra al Museo Hemingway di Bassano

di Gianni Celi

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Come si viveva in trincea<br>
nella Prima guerra

Era il 4 Novembre del 1968 quando mi trovai ad intervistare un ex combattente della Prima guerra mondiale. Brunello Barsanti era un pisano chiamato alle armi nel 1917 e destinato al fronte, prima in Carnia e poi sul Grappa. Fu lui a raccontarmi quanto fosse stata dura la vita di trincea. “Bisognava continuare a scavare – raccontava – per cercare di rendere sempre più sicuri i camminamenti al riparo dai colpi di cannone sparati dagli austriaci. Appena arrivato subito al di sotto della cima del Monte Grappa finii in un trincerane lungo centinaia di metri. Lì, come inizio, vi rimasi per ben 25 giorni. Era d’inverno e la neve, in quel periodo, fra il ’17 ed il ’18 cadde abbondante. Ci coprivamo con dei teli che però le terribili nevicate riempivano fino a farli precipitare. Bisognava continuamente spalare, sia di giorno che di notte”.

Come si viveva in trincea<br>nella Prima guerra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il rancio – mi spiegava – arrivava quando arrivava e con le scarse pietanze ben fredde. Di lavarci non se ne parlava perché di acqua su quel monte non ve n’era. Scioglievamo la neve solo per bere. Nonostante il freddo pungente però, chissà come mai, le pulci imperavano ed era terribile averle sempre addosso. Ci spulciavamo a vicenda, ma serviva ben poco. In compenso non mancavano i topi, anche se trovavano ben poco da mangiare. Per quanto riguarda noi poveri soldati c’è da dire che puzzavamo più di una fogna e quando è arrivata l’estate calda del 1918 puzzavamo ancora di più. Le condizione igieniche erano pessime e non parlo poi, per pietà, di come ci si doveva arrangiare per le normali funzioni corporali. Dico solo che non c’era di certo la carta igienica…e qui mi fermo. Riscaldarci era un’impresa. Non si potevano accendere fuochi per la vicinanza con il nemico, ma anche perché la legna ormai era diventata un elemento rarissimo essendo stati abbattuti tutti gli alberi dei boschi vicini. L’unica cosa da fare era stringersi gli uni agli altri per riuscire a trovare un po’ di calore, quel tanto che ti desse la possibilità, nemico permettendo, di dormire, la notte, qualche ora”.

Ecco di che cosa parlerà la nuova iniziativa della Fondazione Luca, in collaborazione con il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. Una mostra temporanea, allestita nel Museo Hemingway, a Ca’ Erizzo, racconterà, attraverso scritti ed immagini, "La vita in trincea nella Grande Guerra". La rassegna sarà inaugurata sabato 4 Novembre, alle 16,30 e si protrarrà fino al 2 Aprile 2018.

Il Centenario della Grande Guerra ha portato ad approfondire e a rileggere questa terribile pagina della nostra storia, che coinvolse militari di tutte le nazionalità. – scrivono i curatori della mostra - L’esercito americano entra nel panorama internazionale anche attraverso l’intervento in questa guerra epocale. Il tema più pregnante della Grande guerra è forse la modalità di svolgimento. Diversa da tutte le precedenti guerre della storia, la Grande guerra si è caratterizzata come guerra di posizione, nonostante l’enorme movimento di uomini e materiali. La trincea è divenuta così, nell’immaginario universale, il simbolo della Prima guerra mondiale”.

La mostra vuole narrare, quindi, con pochi essenziali oggetti, documenti, reperti, lo svolgimento del conflitto dalla prospettiva della trincea analizzando diverse tematiche. Si potrà capire come si combatteva dentro e fuori la trincea, come avvenivano i movimenti, come si mangiava e ci si curava in trincea, come si passava il tempo.

Come si viveva in trincea<br>nella Prima guerra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il visitatore potrà verificare così l’esperienza vissuta da milioni di giovani soldati, costretti a combattere la prima delle guerre moderne spesso con oggetti antichi (si pensi alle armi e ai mezzi di comunicazione) e in un luogo fisico, quello della trincea, che brutalizzava la persona nella sua totalità. Strappati alla realtà e immersi in un contesto di morte e distruzione, i soldati venivano  progressivamente annientati sia nell’aspetto (condizioni igieniche), sia nell’animo (condizioni psicologiche): ultimi legami con la realtà erano spesso attività quali la musica e la scrittura, piccoli momenti in cui si  tentava di distrarsi trovando solidarietà nell’altro. L’esposizione si svilupperà in una sala dove saranno allestite delle bacheche che conserveranno i reperti e documenti provenienti dal Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. Saranno quindi esposti oggetti appartenenti indifferentemente alle diverse nazioni belligeranti, ma con il comune tema della vita in trincea. Sarà interessante osservare il vestiario dei soldati (divise, abbigliamento in genere, elmetti), gli utensili e gli oggetti di offesa e difesa trincee (tenaglie taglia filo spinato, scudi protettivi), gli utensili per la vita di tutti i giorni (gavette, marmitte, piatti, posate, bottiglie), i “passatempi” (bicchieri di bombe lavorate ed altro ancora). Si potranno poi leggere documenti o vedere stampe riferiti alla vita di trincea assieme a materiale d’epoca, a pannelli, didascalie e filmati che raccontano quei momenti di vita comunitaria fra terra e sassi.

La mostra sarà aperta il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 e, su prenotazione, il martedì e il venerdì per gruppi e scuole. Infine la prima domenica del mese è prevista la visita guidata alle ore 16.

 

nr. 39 anno XXII del 4 novembre 2017

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