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NR. 43 anno XXII DEL 2 DICEMBRE 2017
la domenica di vicenza
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Balasso, "delusionist"
e il nordest che non si ferma

La stagione di prosa al teatro Astra

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Sognare l'America <br>
e poi riscoprire il Sud

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



La stagione di prosa del Teatro Astra di Vicenza si è aperta con lo spettacolo “Delusionist” scritto e interpretato da Natalino Balasso e Marta Dalla Via del duo Fratelli Dalla Via. Lo spettacolo presenta un imprenditore del Nordest che vuole lanciare un integratore che mantiene lo stato di veglia per 24: dato che durante il sonno non si produce, il riposo diventa un problema che verrà chiamato sonnopatia. L’imprenditore sprovveduto in marketing e poco letterato in inglese sbaglia il nome sul packaging da “the illusionist” a “Delusionist” ma è troppo tardi per correggere e la modifica costerebbe migliaia di euro. Per lanciare comunque il prodotto la sua a assistente gli consiglia di chiamare due attori diversissimi tra loro: Marta dalla Via e Natalino Balasso. Una pièce imperdibile che mostra un aspetto centrale della vita di oggi: la necessità di inventare sempre qualcosa di nuovo che per essere realizzata necessita di strumenti, anche linguistici, in continua evoluzione.

Generalmente il dialetto veneto a teatro viene visto come legato a una situazione popolare e di commedia molto semplice. Proprio i Fratelli Dalla Via, nel teatro contemporaneo, fanno una ricerca molto accurata anche dal punto di vista delle associazioni di parole in dialetto veneto. Molto spesso il teatro connotato linguisticamente, nella distribuzione nazionale, subisce una italianizzazione per favorirne la fruizione. Che tipo di vita ha, nella distribuzione nazionale, uno spettacolo contemporaneo che ha la sua centralità nella ricerca linguistica?

Sognare l'America <br>e poi riscoprire il Sud (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Natalino Balasso: “Una volta anche il teatro popolare era così perché vedevamo Goldoni ed Eduardo girare tranquillamente in tutta Italia. Se perfino Servillo trova l'esigenza di tradurre Eduardo, a me di recente hanno chiesto di tradurre “Le Baruffe Chiozzotte” per lo Stabile di Torino, significa che il pubblico è meno disposto ad ascoltare le musiche diverse che vengono dalla regione. È un merito del teatro contemporaneo, invece, di salvaguardare in qualche modo. Oltretutto, devo dire una cosa sui Fratelli Dalla Via: fanno veramente quello che diceva Leo De Berardinis, per questo sono innamorato del loro teatro perché fanno teatro sperimentale e popolare. De Berardinis diceva che non è vero che il teatro di ricerca debba essere elitario, questo è il motivo per cui io lavoro con Marta: ho sempre fatto teatro popolare e questo è un connubio, perché c'è un linguaggio abbastanza intersecato, non c'è soltanto quello che faccio io ma anche quello che fa lei. Infatti dalla prima replica abbiamo capito che questo spettacolo sarebbe andato molto bene".

C'è questo imprenditore che vuole lanciare l'integratore, sbaglia il nome, chiama l'azienda del Baltico che gli fa il packaging e ci sono un sacco di problemi. Lui è anche abbastanza positivo perché pensa che per rimediare basti orientarsi sul latte che non è stato ancora versato e ci si fa aiutare dai “giovani che sparano startup a salve”. Le persone che non hanno dimestichezza con marketing avanzato o social management, secondo te, hanno la possibilità di creare qualcosa di concreto come hanno fatto le precedenti generazioni di imprenditori veneti, gente semplice che ha lavorato e ha costruito la “Locomotiva Nordest”?

Guarda, io credo di si. Tenendo presente che, ovviamente, la società diventa più complessa: se noi guardiamo i bambini di adesso, che nascono con lo smartphone in mano e lo sanno usare meglio di chi li ha costruiti, significa che la semplicità di domani sarà una cosa più complessa di quella di ieri. La semplicità però è necessaria per creare perché quello che ha fatto la scuola e segue tutti i metodi, non può che trovare risposte già trovate e scontate. Perché i neuropsicologi dicono che bambini fino a 5 anni sono geniali? Cosa intendono? Intendono che loro non fanno differenza tra una risposta giusta e una sbagliata perché sondano molte risposte e possibilità. Se io invece ho in mente che devo trovare la risposta giusta è ovvio che mi perdo un sacco di altre risposte che mi avrebbero portato altrove. Io credo, però, che nella complessità di domani ci sarà un nuovo tipo di semplicità che ovviamente nasce da un know how e sicuramente ci vorrà una conoscenza, però partendo da questa conoscenza per annullare tutte le sovrastrutture. In questo modo, sicuramente, sarà possibile che ci siano delle rinascite. Naturalmente ci sono sempre, è che noi abbiamo una visione un po' corta e ci fermiamo a capire cosa succederà tra 3 anni ma tra 300 anni sarà un'altra cosa e tra 30 un'altra".

Sognare l'America <br>e poi riscoprire il Sud (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Ma non pensi che si creerà una specie di nuovo “sacerdozio” per cui le nuove competenze saranno sempre più specifiche e veloci e anche chi è competente rimarrà indietro? Nel momento in cui viene creato il cloud ci vogliono delle persone che sappiano gestirlo, passa il cloud e quelli che sapevano farlo non sanno più gestire lo step successivo. Non si crea una casta di vari Zuckerberg, come lo hai definito nello spettacolo, “l'Harry Potter dello javascript” per cui lui è uno poi ce ne sarà un altro ma è sempre uno?

Sì è molto interessante quello che dici: è chiaro che si crea una casta ma se pensiamo c'è già. Quando viene dichiarato che può parlare di vaccini solo chi studia i vaccini si crea una casta perché non è vero che i vaccini riguardano solo chi li crea, riguardano i bambini, i genitori. È chiaro che se uno non ha la conoscenza parlerà di quello che conosce lui. Sarebbe come dire che può parlare della pena di morte solo uno che è stato giustiziato. Io non ho provato un'esperienza ma posso parlarne. Rita Levi Montalcini ha indicato delle vie scientifiche che poi si sono rivelate sbagliate. Nessuno è perfetto e anche gli scientisti lo devono capire. Quindi è vero che si creano delle caste ma poi verranno superate perché la gente non ne potrà più. È interessante il passaggio che faceva Marta: tu usi il telefono ma non sai cosa c'è dentro, chi lo a programmato e cosa esce di te. La gente non si chiede perché una foto jpeg pesi molto meno di una tif: un foto tif non ha una qualità maggiore, è la stessa qualità. Perché pesa di più? Perché ci sono molte più informazioni, ma nelle informazioni c'è la marca della macchina che ha fatto la foto, il nome del negozio dove l'hai comprata e molte informazioni di te che passano attraverso una fotografia e tu nemmeno lo sai. Adesso gli I-Pad li apri con l'impronta digitale: questo è un enorme database di impronte digitali e questa cosa un domani comincerà a diventare problematica. Chiaro che adesso siamo affascinati dal giocattolo ma prima o poi ci si chiederà cosa c'è dentro".

La special guest è Marta che deve chiamare te con cui deve fare la campagna per questo integratore. Parla di se stessa descrivendosi con degli hashtag. Quanto l'umorismo degli utenti vi ha influenzati nella scrittura, che importanza ha e come cambierà il modo di fare comicità di voi attori e autori di satira politica e informazione questo utilizzo e vitalità dei social?

Guarda io mi devo un po' dissociare da questa creatività dei social: se tu vai sulla mia pagina, io scrivo dei “pipponi” che poco hanno a che fare coi social. Marta nemmeno ha Facebook. Siamo però degli osservatori che poi magari ritengo bravi ad osservare. Poi è chiaro che osservo i social come fenomeno mediatico perché mi interessa ma che poi io usi questo per fare quello che faccio è relativo. È una delle cose che ci sono, è come se io parlassi dell'automobile. Bisogna capire chi usa lo specchietto perché riflette un'immagine che è la sua e chi lo usa come una scimmia che ci gioca e cerca di prendere quello che c'è dall'altra parte. A me sembra di vedere molti usi “scimmieschi” dei social. È ovvio non si può pretendere che tutti abbiano lo stesso tipo di acutezza nell'osservare i fenomeni sociali però io credo che chi sta sul palco, scrive delle cose e racconta delle storie abbia anche un po' il dovere di essere una spanna sopra i normali utilizzatori dei social".

In scena vediamo una coppia comica in cui tu sei la persona “normale” che non ha dimestichezza con il marketing, lei invece appartiene a una realtà legata a una colonizzazione anche linguistica e di approccio che nasce in contesti internazionali, internet in primis. Secondo te il teatro oggi si regge anche sulla presenza social di voi protagonisti?

Sognare l'America <br>e poi riscoprire il Sud (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Io dico da sempre che non si può fare teatro su Facebook proprio perché sarebbe come fare teatro in televisione. Il teatro si può fare solo a teatro. Il social può servire perché è un canale informativo come fosse un giornale. A dire il vero io noto una differenza di attenzione da parte della gente rispetto al social quando si parla di teatro: se io parlo di Salvini arrivano 100 o 200 mila persone, se parlo di teatro ne arrivano 3000. Il tipo di bacino rimane quello, semplicemente è tutto molto più in vista".

Ma è anche l'argomento perché se tu parli di Salvini ti vengono a vedere, se parli di teatro ti vengono a vedere perché sono fidelizzati a te.

Esatto, sono due cose diverse. Il social è una televisione portatile. Prima c'era la tv, la guardavi a casa, a un certo orario, adesso guardi il social nello stesso modo in cui guardi la tv ma interagisci, sono tutti protagonisti e tutti spettatori e sta accadendo questa cosa qua; ancora non si è capito bene perché non è ancora ben definito questo linguaggio che è in evoluzione. Vedremo cosa succederà. È chiaro che l'unica forma d'arte che prevede la contemporaneità di viventi è il teatro: è solo a teatro che io vedo una persona viva lì. In Cile e in Giappone hanno dato la cittadinanza a un computer perché adesso un programma può rispondere agli utenti, non è un persona quindi sbaglia tipo il 2% delle risposte. Sui social non puoi fare quella cosa che fai a teatro, cioè vedere che hai a che fare con persone vive".

 

nr. 42 anno XXII del 25 novembre  2017

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