NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
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Pablito: «Io al Vicenza Calcio? Mai dire mai»

Pablito non vuole arrendersi al fallimento: «La piazza sarà pronta a ripartire»

di L.P.

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Pablito: «Io al Vicenza Calcio? Mai dire mai»

Il 23 settembre 2016, al compimento del suo 60° compleanno, aveva fatto un auspicio. «Mi auguro di rivedere presto il mio Vicenza in serie A, è il palcoscenico che merita questa squadra». A poco più di un anno fa, questa frase detta da Paolo Rossi, in arte "Pablito", sembra lontana anni luce. Eppure l'ex centravanti del Lanerossi Vicenza non vuole arrendersi e crede ancora in un rilancio della sua squadra. E lo ha ribadito domenica scorsa (14 gennaio, ndr.), a margine della cerimonia di chiusura della settima tappa del tour mondiale “Paolo Rossi Great Italian Emotions - Mostra ufficiale su Paolo Rossi e sull’Italia dell’82”, che ha chiuso i battenti a Palazzo Cordellina, dopo quasi un mese di apertura. Il portale www.ladomenicadivicenza.it l'ha intervistato, per carpire il suo stato d'animo.

Senta Rossi come sta vivendo questa situazione del "suo" Lanerossi?

Pablito: «Io al Vicenza Calcio? Mai dire mai» (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Inutile nasconderlo, il momento è difficile ma io confido che qualcuno sia in grado di prendere in mano le redini del Vicenza e riportarlo ai livelli in cui merita e che gli compete».

Ma adesso la situazione è critica...

«Ne sto soffrendo molto, mi dispiace perché per uno che ha giocato con questi colori, pensare a quei momenti e a ciò che sta accadendo ora è strano. L'augurio e l'auspicio è che si possa ripartire con un progetto serio in grado di riportare il Vicenza tra le provinciali di lusso del calcio italiano».

Anche i tifosi biancorossi stanno soffrendo...

«Lo so, in occasione della mostra, mi è stato detto da molti di loro. D'altronde quando una società calcistica fallisce, come successo al Vicenza, il dispiacere è soprattutto per la tifoseria, perchè sono loro i più penalizzati. È vero che i club di calcio sono da anni società per azioni, ma al contrario di un'azienda normale, un fallimento non cancella la storia, i ricordi, i colori sociali e soprattutto l'amore della gente».

Quanto successo al Vicenza ha avuto un eco a livello nazionale...

«Verissimo, è un tema e una domanda ricorrente dappertutto. Quanto successo ha fatto male e ha intristito tutti gli appassionati di calcio, non solo i tifosi biancorossi, perché Vicenza è una realtà importante, che comunque rimarrà tale grazie alla sua storia passata e grazie ai suoi tifosi».

Vicenza non rappresenta un caso isolato a livello calcistico...

«In effetti è proprio così, a conferma che qualcosa andrebbe rivisto anche nelle norme federali. Tante piazze sono in sofferenza, ma devo anche dire che il problema non è solo calcistico ma riguarda tutta l'economia, anche a livello mondiale, che ha affossato migliaia di aziende. Per questo i club di calcio devono essere gestite con oculatezza».

Come si è potuto arrivare ad una situazione del genere?

«Non è facile dare una risposta stando fuori, soprattutto non conoscendo i dettagli. Presumo non ci sia un solo colpevole, semmai una serie di errori che sono stati accumulati negli anni».

Che cosa ha detto a loro?

«Di continuare a crederci e a sostenere la squadra. A Vicenza il momento è complicato, ma la tifoseria è molto unita, se è vero che quest'anno, dopo anni di delusioni a livello di risultati, gli abbonati sono oltre 6 mila in serie C. Da quanto capito i supporter del Vicenza non hanno abbandonato la loro squadra e sono pronti ad essere protagonisti nella fase del rilancio che spero inizi presto».

Un invito che vuole rivolgere al popolo biancorosso...

«Di non scoraggiarsi, ma di guardare con fiducia al futuro. Molti altri club, il Parma e il Venezia solo per citare gli ultimi, hanno saputo risalire di categoria e lasciarsi alle spalle momenti difficili. In qualche modo possiamo dire che non "tutti i mali vengono per nuocere", l'importante è ripartire con un progetto serio e importante. Mi rendo che non è facile ripartire dal basso, ma molti club ce l'hanno fatta. Sono convinto che anche il Vicenza ci riuscirà».

Pablito: «Io al Vicenza Calcio? Mai dire mai» (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Non sarà così facile risalire nel calcio che conta...

«Il calcio è fatto anche di alti e bassi, d'altronde la storia del Vicenza ci dice che negli Anni Novanta ha saputo vincere la Coppa Italia me arrivare ad una semifinale europea (la Coppa delle Coppe, ndr.) dopo aver disputato nel 1990 uno spareggio per non andare in serie C2, che in quegli anni era la quarta serie calcistica».

Senta "Pablito" perché non prende lei il Vicenza Calcio?

«(Ride, ndr.) È una domanda che mi hanno fatto milioni di volte...»

E lei cosa ha risposto?

«Che la mia è stata una scelta ben precisa quando ho lasciato il calcio, anche perchè mi sono impegnato in altre attività professionali che mi portano via tempo. Diciamo che ho scelto di vivere il calcio in maniera distaccato e tranquilla, come ed esempio quella di commentatore televisivo. Aver fatto il presidente o semplicemente il dirigente sarebbe stato un impegno ben diverso e una sfida diversa».

Ma esclude che in futuro questo possa avvenire?

«Credo che a Vicenza e provincia ci sia un tessuto imprenditoriale importante e anche persone che capiscono molto di calcio. L'importante è mettere sul tavolo e attuare un progetto serio con persone capaci, abili nel scegliere anche i collaboratori giusti».

E se un giorno qualcuno la richiamasse al Vicenza Calcio?

«Non lo so, bisognerebbe capire di cosa si tratta. Comunque nella vita mai dire mai».

Un'ultima domanda: perché è così legato al Vicenza e al Lanerossi?

«Perché qui ho passato gran parte della mia vita, o meglio gli anni più belli della mia vita. Qui sono esploso come calciatore, di fatto la mia carriera è iniziata qui, e nonostante abbiamo giocato solamente tre stagioni, di fatto il Lanerossi ha rappresentato la squadra più importante. Poi ci ho abitato per un lungo periodo, oltre vent'anni, altrettanto belli. Qui ci torno sempre volentieri, i vicentini, non solo i tifosi del Lanerossi, mi vogliono un gran bene. Posso dire senza dubbi che mi sento a casa mia. O meglio, qui è casa mia».

 

nr. 02 anno XXIII del 20 gennaio 2018

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