NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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Questi fantasmi
in scena a Thiene

Al Comunale lo spettacolo con Gianfelice Imparato

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Questi fantasmi!

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



Questi fantasmi! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questa settimana al Comunale di Thiene è andata in scena “Questi fantasmi!” una delle commedie più celebri di Eduardo De Filippo, la prima rappresentata all’estero, a Parigi, nel ’55, prodotta dalla compagnia di Luca De Filippo, diretta da Marco Tullio Giordana e che vede nei panni del protagonista Pasquale l’attore Gianfelice Imparato. La commedia racconta di un uomo che riesce a prendere in affitto, gratis, un appartamento di altissimo pregio in un palazzo nobiliare che si dice sia infestato dagli spettri di due amanti murati vivi a condizione che faccia sempre il giro di tutti i balconi, che batta i tappeti e che canti in modo da far credere ai vicini che non ci sono più i fantasmi. La moglie di Pasquale, Maria, ha un amante che si aggira per casa sfruttando la superstizione di Pasquale per poter fuggire con lei. Abbiamo incontrato Gianfelice Imparato.

 

La scena si apre e sullo sfondo vediamo la facciata di Palazzo dello Spagnuolo con le scale ad ali di falco che, come altri monumenti architettonici di Napoli, ha acquisito una nuova iconicità: penso allo scalone di Palazzo Mannajuolo che apre il film nuovo di Ozpetek con il carrello circolare che richiama Hitchcock. Anche nella serie “I bastardi di Pizzofalcone” si vedono dei bellissimi palazzi. Secondo lei come mai cineasti e pubblicitari hanno questo nuovo interesse verso i palazzi storici napoletani?

Questi fantasmi! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Gianfelice Imparato: “Lo hanno sempre saputo però ora li stanno usando perché hanno capito che attira l’interesse del pubblico. nel caso di “I bastardi di Pizzofalcone”, è l’autore dei romanzi, De Giovanni stesso, che ambienta a Napoli le sue opere, sicché da quello gli architetti e scenografi individuano le varie locations. Quello che si vede è soltanto una minima percentuale: anche nei quartieri apparentemente più degradati si trovano palazzi con delle corti sublimi. Napoli ha una storia architettonica di grande pregio con stratificazioni millenarie di vari stili e influenze straniere a cominciare dai greci per poi proseguire con 100 anni di dominazione spagnola e poi francese, molti contatti per motivi non solo commerciali, con l’Oriente".

All’inizio viene raccontata la storia di questo palazzo nobiliare con 18 stanze, 68 balconi, che ha visto tutte le dominazioni, americani inclusi. Quando un testo, inteso come prodotto d’arte, tratta di Napoli, è impossibile prescindere dall’architettura della città che è assolutamente protagonista. Però, al contrario della Sicilia dove le influenze dei popoli sono più evidenti, a Napoli le dominazioni si esprimono nella lingua, con prestiti dal greco antico all’inglese americano, o nella musica dal blues all’hip hop napoletano che spesso ha un altissimo valore artistico. Secondo lei qual è il modo in cui Napoli ha acquisito e rielaborato maggiormente le culture dei dominatori? Perché lingua e musica sì e altre arti in modo meno evidente?

Questi fantasmi! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Nella lingua e nella musica perché Napoli aveva una sua autonomia culturale, nonostante le dominazioni: ha messo bene a frutto le contaminazioni culturali sviluppando la sua cultura che già di per sé era molto imponente e che attirava tutte queste popolazioni da fuori proprio perché c’era un tessuto di interesse culturale di energie che li portava ad andare a Napoli. La musica a Napoli ha rielaborato questi segni esotici e li ha fatti suoi: non li ripete, li elabora. Per esempio Palermo non ha una tradizione musicale di grande rilevanza e non rielabora la musica napoletana che si ascolta, la consuma tout-court, così com’è".

Il regista Marco Tullio Giordana è celebre per i suoi film drammatici che trattano fatti di cronaca o comunque ambientati in contesti sociali e storici molto caratterizzati: “Pasolini”, “i 100 passi”, “La meglio gioventù” ecc. Mi è sembrato molto rispettoso dello spirito eduardiano che secondo me spesso è molto amaro. Nella realizzazione della pièce cosa è comparso nella lente di Giordana?

“È molto rispettoso, infatti i significati che ha dato non li ha tirati fuori al di là del tessuto drammaturgico di Eduardo ma ha dato alla drammaturgia un’altra visione possibile, come se avesse la macchina da presa, da un altro punto o come se avesse cambiato l’obiettivo. Se Eduardo era maestro nel dosare i momenti comici in modo da non rendere l’opera troppo pesante per il fruitore, anche in quelle più drammatiche come “Napoli Milionaria”, Giordana ha prediletto invece proprio l’amaro e più drammatico: non ha cambiato il testo però con la sua regia ha suggerito che la sorella del portiere non fosse diventata scema e con i capelli bianchi per la visione di un fantasma ma per uno stupro che lei ha subìto. Ha aperto un’altra strada e quella lì, che era una scena semplicemente comica, ha preso un altro significato che forse c’era già e lui lo ha messo in luce. Così come nel finale, al personaggio di Maria fa compiere una scelta molto determinata e di grande autonomia femminile, laddove nel testo originale di Eduardo, dopo che rientrava perché l’amante le aveva detto di andare a prendere il paltò per scappare insieme, lei non usciva più sicché non si sapeva che fine faceva, Giordana l’ha fatta uscire e soltanto con i suoi gesti e la sua andata via in un’altra direzione, ha fatto capire che sceglieva in autonomia: ha lasciato lì l’anello, ha guardato il suo amante, suo marito e se n’è andata lasciando tutti e due. Una scelta che ha suggerito senza stravolgere. Credo che questa sia una regia intelligente nel rispetto del testo: una regia nuova deve suggerire nuove suggestioni, appunto".

Questi fantasmi! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)C’è una scena in cui viene fuori con molta finezza lì’ironia corrosiva di Eduardo: ad ogni problema che lui espone gli viene risposto con sarcasmo che i servizi esistono grazie ai problemi e senza problemi non lavorerebbero. Com’è cambiata la drammaturgia napoletana moderna? Ci sono delle finezze anche maggiori di queste, oppure sono un po’ dei barocchismi che si sono persi oggi?

“La drammaturgia contemporanea napoletana spesso si occupa più del male sociale in maniera più cruda, al di fuori degli schemi tradizionali classici e altre drammaturgie che si occupano in modo poetico riferendosi ai mali attuali della città. Un po’ si sono perse, altre sono state assorbite e rielaborate in forme diverse. Comunque Eduardo rappresenta un faro dal punto di vista drammaturgico non solo per i napoletani".

Moltissimi artisti mi dicono che la mancata o avvenuta comprensione di un o spettacolo è una questione sempre meno geografica e sempre più generazionale. È lo stesso anche per i testi di Eduardo secondo lei? Oppure c’è ancora una differenza tra Nord e Sud?

“Tra Nord e Sud sicuramente no anche perché il napoletano è già abbastanza fruibile, salvo in certe espressioni, per dare un sapore inequivocabile a una frase o a una battuta. Dal punto di vista generazionale, se le regie sono accorte e intelligenti, danno stimoli anche ai giovani. Per esempio un giovane ha più difficoltà a capire quella scena di Maria perché dice: “Ma come nel ’45 c’era già il femminismo?” senza ricordare che le donne durante la guerra, per necessità perché la maggioranza degli uomini era al fronte, erano state chiamate a svolgere mansioni che prima erano soltanto maschili: lavoravano e si erano emancipate e alla fine della guerra avevano dovuto fare un passo indietro rispetto ai ruoli che erano stati loro assegnati. Allora un giovane, attraverso una buona lettura, deve esser portato a capire anche questi segnali storici. Se la regia ricalca un modello, allora non parla più ai giovani. I testi di Eduardo sono dei classici. È classico tutto ciò che modifica costumi e linguaggi di un’epoca in cui è usato e il linguaggio eduardiano è un classico e viene rappresentato in tutto il mondo ancora adesso, tratta dei temi universali".

Questi fantasmi! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Lei ha partecipato al film “Gomorra” di Matteo Garrone, c’è una nuova realtà teatrale a Napoli, NEST, Napoli Teatro Est, nata dall’esperienza di “Gomorra a teatro” (regia di Mario Gelardi ndr) che con lo Stabile di Torino ha prodotto un allestimento contemporaneo a firma di Mario Martone della pièce “Il sindaco del Rione Sanità”. Secondo lei ci sono dei testi di Eduardo che possono essere adattati a un ambientazione contemporanea?

“Tutto si può fare però ci sono delle cose che sono più legate a determinate epoche, nel caso di specie di “Questi fantasmi!” non esiste ancora il divorzio e c’è la prigione per le relazioni more-uxorio però ci sono altre commedie che hanno invece un valore assoluto e sono trasportabili in qualunque epoca: “Sabato, domenica e lunedì” o “Le voci di dentro” e tante altre".

Nella scena del caffè, Pasquale dice che le nuove generazioni hanno perso abitudini che rappresentano la poesia della vita, secondo lei qual è il poetico contemporaneo di Napoli? Dove lo troviamo e come lo identifichiamo?

“Nel riuscire ancora ad oziare, parlo dell’otium di antica memoria inteso come l’abbandonarsi alla riflessione e alla meditazione. Intorno a Napoli, su tutta la costa, specialmente nelle zone a più alta concentrazione archeologica come Ercolano, Castellammare, c’erano le ville dell’ozio, dove per ozio si intendeva una ricerca interiore: fermarci a guardare ed ascoltare. Magari meno raffinato di com’era, però a Napoli si trovano ancora persone che si fermano a guardare il mare per qualche ora e chissà cos’hanno pensato e a quale conclusione sono arrivati delle loro vite e della loro città".

 

nr. 04 anno XXIII del 3 febbraio 2018

Questi fantasmi! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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