NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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Casa di bambola,
rivincita femminile

Un marito-padrone al centro del dramma di Henrik Ibsen

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Casa di bambola

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



(Photo: ®Marco Caselli)



Questa settimana al Teatro Comunale di Thiene è andato in scena uno dei titoli più celebri del drammaturgo norvegese Henrik Ibsen: “Casa di bambola”. Composto e messo in scena per la prima volta nel 1879, il testo affronta la tematica del rapporto tra un marito e una moglie attraverso l’ottica femminile e maschile filtrate dalle imposizioni sociali dell’epoca: la protagonista, Nora, è riuscita a pagare un viaggio a Capri per favorire la guarigione del marito malato grazie a una cambiale che lei ha falsificato firmandola col nome del proprio padre.

Casa di bambola (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quando il marito lo scopre rinnega la moglie per il gesto illecito che potrebbe screditarlo socialmente. Delusa, Nora vorrebbe uscire dal personaggio soffocante di moglie e madre stereotipata che la società le ha affidato e nel testo originale lascia marito e figli. In questo applauditissimo riadattamento di Roberto Valerio (in scena come Torvald,marito di Nora) Nora fallisce nel suo intento e rimane intrappolata nella sua casa di bambola. Soluzione drammaturgica adeguata alla carenza di costruzione motivazionale del personaggio di Nora che, apparentemente, non ha delle fondamenta psicologiche adeguatamente palesate da poter giustificare un cambiamento decisionale tanto determinante. Il testo originale di “Casa di bambola” conservato alla Biblioteca Nazionale di Oslo e nel 2001 è stato inserito dall’UNESCO nel Registro della Memoria del mondo. Abbiamo incontrato Roberto Valerio.

 

Si apre il sipario e si entra in questo salotto che nella tradizione è borghese ma che qui vediamo distorto come in un film espressionista. Mi pare che questa scenografia contribuisca a dare un tono angoscioso costante ma che rimane sempre un po’ a mezz’aria senza diventare mai tragedia o orrore, come se fosse un’atmosfera grottesca bon-ton.

Casa di bambola (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Roberto Valerio: “Non c’è dubbio che la scena è particolare: uno dei primi problemi che mi sono posto era quello di eliminare il salotto borghese e da una parte rimangono degli elementi molto realistici perché comunque il dramma-commedia comunque molto realistico".

Dramma o commedia?

“Eh, una via di mezzo: tutta la prima parte è scritta un po’ come una commedia: il loro rapporto non è subito un “drammone”. Ci sono molti riferimenti ad un altro testo di Ibsen, “La donna del mare”e nello stesso testo ci sono molti riferimenti al mare, lei che vuole tornare nella sua casa da bambina dove c’è il mare: in Ibsen è un po’ un simbolo di libertà. Ci sono riferimenti ad altri testi, per esempio il tentativo di suicidio da parte di Nora, che nel testo non c’è, è un richiamo a “Hedda Gabler".

L’importanza fisica di questa scenografia: Nora sale e scende la scala della libreria che lei utilizza, nasconde degli oggetti è come se avesse bisogno di questa scena per dire qualcosa più a se stessa che al pubblico.

“Come avrai visto, c’è la parte sullo sfondo che è più a onda, mentre questa zona qui…”.

È più dritta…

“…Esatto. Quella lì viene utilizzata solo ed esclusivamente da lei: nasconde le sue cose, ha i segreti, sale e scende come uno scoiattolo, quello è un po’ il suo luogo".

Nora è una donna borghese e ha un marito in carriera. Non lavora, è quindi il marito che decide per lei, addirittura quello che deve o non deve mangiare. Che valore hanno per Nora questi cioccolatini che nasconde e che la rendono euforica?

“Piccole costrizioni che poi porteranno alla svolta finale. I cioccolatini fanno parte di quelle piccole proibizioni. Anche quando il marito le dice: “uccellino mio, non si fa così”; piccole cose che diventano uno stillicidio".

Casa di bambola (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)I figli non si vedono mai: solo i giocattoli e queste voci di famiglia tutte insieme come se fossero una bolla sonora delirante che la isola. Perché non mostrare i bambini?

“Naturalmente ci sono dei problemi produttivi: portare in giro 3 bambini è MOLTO complicato, bisogna portare anche i genitori e chiunque abbia fatto “Casa di bambola”, negli ultimi anni, non li ha messi. Ho cercato di risolvere questa cosa in modo un po’ onirico: siamo nel periodo in cui Strindberg scrive “Il sogno” e Munch dipinge “L’urlo”. Avrai visto che ci sono queste zone in cui ci sono io che dialogo con mia moglie e c’è la presenza di Krogstad".

Anche queste ombre così allungate.

“Assolutamente. È come se fosse un incubo dentro la testa di lei".

Però sembra più un preludio all’incubo, c’è questa angoscia che rimane “appesa”, è molto fine questa cosa.

“Perché è comunque un’angoscia che lei si porta dentro senza trovare una risoluzione vera e propria".

Quando uscì questa pièce Ibsen fu travolto dalla critica poiché Nora era vista come una femminista estrema. Lei scegli di firmare la lettera-cambiale con la firma falsa per fare del bene al marito; è consapevole delle conseguenze ma sembra quasi che lo faccia con una certa leggerezza. Per il marito invece ciò che pensa la società è più importante. Lei dà più importanza all’affettività, forse perché non ha nient’altro. È ovvio che viene da simpatizzare per Nora perché sembra più nobile ma il marito è davvero l’unico debole?

“No, assolutamente. Nora è sempre vista come la vittima totale di questo dramma ma spesso, quando c’è una coppia, è come se ognuno in maniera silenziosa si ritagliasse un ruolo: in questa, lei è costretta in quello della donna fragile, piccolina, simpatica che fa le marachelle; dall’altra parte lui è costretto ad un ruolo dell’uomo importante che risolve e magari quest’uomo non ce la fa, non è così forte e da questo essere imprigionati nasce tutto il dramma e la crisi".

Attraverso quali strumenti avviene il processo di consapevolezza di Nora?

“Questo è il primo testo di Ibsen in cui lui affronta queste problematiche, in quelli successivi che ti ho citato le donne sono più consapevoli. Nora per ¾ di spettacolo è un po’ una bambina poi cambia un po’".

Manca un pezzo.

“Diciamo che è un po’ tirata questa virata di Nora: lei forse poi non ha quella forza di riuscire ad abbandonare la casa".

Persone così abituate e impostate ad atteggiamenti costrittivi e superficiali come possono liberarsi davvero? Si presume che la consapevolezza di cui stavamo dicendo necessiti di una certa solidità interiore, qui sembra che le cose più solide siano l’apparenza e ciò che nasconde.

“Sì, sono perfettamente d’accordo. Pirandello viene raccontato come il teatro delle maschere ma questa idea gli viene da Ibsen: già in Ibsen c’è questo, i ruoli delle maschere, l’apparenza, poi Pirandello prenderà tutto questo e lo trasformerà diventerà quel tipo di teatro".

Casa di bambola (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Si dice sempre che Pirandello è teatro borghese, sorpassato. Secondo me sono grandi testi, Pirandello è avanguardia, usa il testo in maniera che può essere completamente avulsa dal contesto.

“Non c’è dubbio. Io amo i classici e ogni classico ha una su corteccia legata al periodo storico ma dal momento che è un classico è riuscito a sopravvivere al tempo e dentro ha un nucleo che rimane comunque contemporaneo. Sta alla capacità di chi fa l’allestimento di tirare fuori il nucleo e farlo parlare ancora oggi. Lo spettacolo precedente che ho fatto è stato “Il gioco delle parti” con Umberto Orsini. Poi bisogna trovare il modo: puoi fare uno spettacolo coi costumi dell’800 e farlo modernissimo o coi costumi moderni e fare uno spettacolo vecchissimo".

La società di quell’epoca prevedeva che una donna come Nora fosse gentile, simpatica, bella, non ragionasse troppo e avesse una casa come quella delle bambole, un insieme e impeccabile. Nora indossa un dettaglio, la parrucca, che la imbruttisce un po’ e che alla fine svela che lei sarebbe molto più bella senza. Lei però sceglie di rinunciare ai privilegi che la tengono in vita: non fa in qualche modo un’altra scelta dettata dal cuore ma comunque un po’ sventata? Lei se lascia il marito che fine fa?

“Quello della parrucca è un riferimento a Pirandello, è proprio un cercare di uscire da quella maschera, vuole essere se stessa, poi alla fine non riesce, non ha quella forza".

Mi sembra che questi capelli corti siano un po’ mortificanti, spettinata, non è un taglio da parrucchiere “di grido”, sembra un po’ che se li sia tagliati da sola.

“Quello non lo so… lei, secondo me, e secondo molti saggi, non ha ancora quella forza di lasciare quel ruolo. Infatti sul finale, come vedi, si rimette la parrucca e rientra nel ruolo. Questo finale in Ibsen è un po’ diverso, lei prende e va via e, all’epoca, fu clamoroso che una donna uscisse e abbandonasse la famiglia. Quello che mi sono posto io come problema è: oggi è ancora così clamoroso? Nel senso che 8-9 donne su dieci se hanno dei problemi familiari ci si separa e arrivederci, ormai è più facile abbandonare una coppia se ci sono dei problemi. Nonostante questo ci sono ancora, in piccole quantità, delle donne che non hanno il coraggio di uscire e finisce in tragedia; magari non hanno un lavoro o non l’hanno mai cercato perché si sono sempre occupate dei figli. Quindi, oggi, mi sembrava più interessante raccontare di quelle donne che ahimè non ce la fanno ad uscire di casa".

 

nr. 07 anno XXIII del 24 febbraio 2018

Casa di bambola (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)


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