NR. 12 anno XXIII DEL 31 MARZO 2018
la domenica di vicenza
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Le quattro stagioni
si fanno in due

Al Comunale la prima parte: Estate e Autunno

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Le quattro stagioni

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



Questa settimana alla sala del ridotto del Teatro Comunale di Vicenza è andata in scena la prima parte dello spettacolo “Le quattro stagioni” messa in scena dalla compagnia di danza contemporanea Arearea. Lo spettacolo proposto fa riferimento all’“Estate” e all’“Autunno” di Vivaldi e le due parti sono legate tra loro tramite dei passaggi espressi da coreografia e drammaturgia.

Le quattro stagioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L’Estate è stata firmata dalla coreografa e danzatrice Marta Bevilacqua e l’Autunno dal coreografo e direttore artistico della compagnia Roberto Cocconi, entrambi presenti in scena. “Le quattro stagioni” ha aperto la nuova rassegna “Danza in rete festival Vicenza-Schio” che comprende gli spettacoli principali già presenti in cartellone a Vicenza e a Schio, la rassegna per i bambini “danzare per educare” e una nuova rassegna dedicata alla ricerca nell’ambito del contemporaneo “Danza in rete off” che si aprirà il 10 marzo e proseguirà fino al 21 aprile che coinvolgerà sia il Teatro di Vicenza che altri spazi come Palazzo Chiericati che gli spazi del teatro Civico di Schio. Abbiamo incontrato Marta Bevilacqua che ci ha spiegato lo spettacolo e anticipato il sequel, Inverno e Primavera.

Si comincia con questo grande vento, con l’ Estate, entrate tutti in scena, chi con dei vestiti pesanti chi con vestiti leggeri. Questo spettacolo è nato per un ambiente esterno, che è diverso da un teatro. Che modifiche fate rispetto alla struttura iniziale e come lo adattate a seconda degli ambienti in cui vi trovate?

Le quattro stagioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Marta Bevilacqua: “Le quattro stagioni” nasce come una coreografia site-specific, pensata per uno spazio urbano esterno. Abbiamo iniziato il lavoro nel 2014 e lo abbiamo composto in diversi ambienti, poi è nata la necessità di modificare la coreografia per un ambiente teatrale e resta traccia del passato site specific il fatto che non vogliamo usare le quinte, non ci sono fondali e ogni volta, quando “spogliamo” il teatro, troviamo qualcosa di diverso. Quella di cui parli tu è una sorta di ouverture: partiamo comunque da un grande classico musicale dove, per me, si presentano in qualche modo tutti i personaggi, quelli che andranno ad eseguire le stagioni. C’è effettivamente questo equivoco: uno vestito estivo e l’altro col giaccone, ci sono anche diverse età, pensa che ci sono 38 anni tra danzatori, tante stagioni appunto,e la cosa interessante è stata quella di fondere insieme estate e autunno".

Questo vento mi sembra un po’ un ostacolo da vincere ma che permette di esprimere una bellezza botticelliana, se vogliamo, con questi tessuti che sventolano, questi capelli. Come avete connesso il rapporto tra la musica di Vivaldi, il vento e le immagini che create?

“Vivaldi sceglie di aprire l’estate con una tempesta, quindi parla di un’estate anche un po’ malinconica e abbiamo interpretato in questo modo questo agente esterno, volendo creare questo contrasto tra il caldo e il freddo, che effettivamente questo vento ci porta da lì, volendo interpretare l’estate al femminile con tutte le complessità anche buffe che ci sono sempre, no?”.

Si, che vi guardate.

“Eh si, quella c’ha la pancia, ha più tette di me, il “culo” più su, più giù, dobbiamo essere sempre ipoteticamente perfette e per fortuna non le saremo mai, quindi questo gioco al femminile, andare contro corrente e continuare ad affermare anche una femminilità diversa, non stereotipata, sì anche botticelliana, che si sente bella ma improvvisamente anche brutta".

Le quattro stagioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Avete messo anche “Odio l’estate” di Bruno Martino, questa scena in cui voi ragazze vi guardate e i ragazzi hanno un’altra gestualità, un po’ ironica, legata al quotidiano ma anche a situazioni specifiche, tipo guardare col cannocchiale. Mi spieghi questa gestualità dei ragazzi? Sembra che racconti qualcosa, come se fosse il preludio a qualcos’altro.

“Vivaldi ambienta l’autunno in un’osteria e visualizza, mentre scrive, un accrocchio di uomini che bevono il vino, che scherzano, che entrano in competizione, giocano a carte, si ubriacano perché non hanno un cavolo da fare perché fuori fa freddo, è un ambiente abbastanza depressivo e autunnale. È la stagione della pigrizia ma anche dell’autoironia quindi la loro gestualità è anche un po’ un gioco di andare altrove,l’indecisione, faccio qualcosa ma non ci credo veramente, qualcosa che è sempre a metà e in questo senso per noi è molto maschile".

Poi c’è una parte, successivamente, in cui ragazzi e ragazze interagiscono e c’è un incontro tra uomo e donna che è molto energetico ma che è sia di conflitto che di legame. Sono le due stagioni che si uniscono?

“C’è questo trapasso, questo incrocio, che si sviluppa in termini di relazione, come bene dici tu. Bisogna aspettare l’inverno che comporremo alla fine di quest’anno e che debutterà a Trieste il 21 dicembre nel solstizio d’inverno dove faremo la versione teatrale “From Winter to Spring” e quindi andremo dall’inverno alla primavera".

Quindi versione teatrale nel senso pensata per un palcoscenico.

“Sì certo, quindi porteremo a termine questo spettacolo, in questo caso si chiude con una sorta di neve o di abbassamento, di letargo dove tutti si abbracciano e qui partirà una situazione di calore e intimità".

Le quattro stagioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il numero dei ragazzi è più riflessivo e introspettivo: si esprimono con le mani e il rapporto tra le mani, la mente e, simbolicamente, il corpo, come se fosse testa-mente-fare. Le ragazze invece sono più vivaci, dinamiche. Lo hai scritto tu o Roberto?

“Lo ha fatto Roberto. L’ispirazione è proprio stagionale, l’autunno è una stagione depressiva per Roberto, dove si comincia a rallentare il ritmo e le cose diventano più spoglie, c’è meno attività e meno tempo di stare fuori e quindi la risposta ambientale è quella più interiore, questo universo maschile che è un po’ un po’ indeciso e irrisolto che non sa dove andare e fa delle cose a caso. È una mascolinità che non è quella del guerriero,no?”.

Infatti mi è sembrato che il “personaggio collettivo” dei ragazzi sia più coeso delle donne: mentre voi vi distinguete in qualche modo e ci sono varie individualità, lì c’è Roberto che ogni tanto esce come se fosse il portavoce del gruppo.

“Certo è così. Roberto è vestito in smoking, per noi è il maestro di cerimonia, apre il sipario, è anche il più grande, è il nostro direttore artistico e ha questo ruolo anche per classe innata e ci richiama anche un po’ a Vivaldi, un certo tipo di classico. È vero che la loro relazione è molto più coesa, spontanea e naturale, molto meno pesante di questa rivalità femminile. Dopo la fine di questi uomini tutti d’un pezzo forse l’uomo, in questo momento, è anche un po’ diverso, più giocoso. Noi invece abbiamo ancora da risolvere tanto nel rapporto col potere e con l’affermazione di noi stesse. Quindi chissà se ci incontreremo un giorno senza il potere del maschile e del femminile; speriamo che questo accada nell’Inverno . Però sì, è vero, hai colto perfettamente questo aspetto".

Le quattro stagioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)C’è questa scala, con questa elevazione, appoggiata alle spalle del compagno e l’altro aggrappato: un desiderio di elevazione ma anche di ostacolo, anche qui. Poi c’è questo sguardo, questa tensione verso l’alto.

“Sì, uscire fuori, magari anche di uscire da un cammino e andarsene lontano e anche, forse, di fare un pensiero verso chi non c’è. Quest’altezza chiama una neve che scenderà e un abbassamento ulteriore. Quindi alziamo lo sguardo un attimo per poi, lo vedremo nel continuo, ricalarlo ancora. Però è vero che c’è una speranza, una collaborazione lì ed è anche strettamente legata anche agli oggetti dell’azione e del fare, del lavoro, la scala, il secchio".

Il pubblico di Vicenza è molto preparato nei confronti della danza…

“…Davvero…”.

Quanto la preparazione del pubblico vi influenza nella preparazione di uno spettacolo site specific? Cosa ti influenza di più nella scrittura e nelle modifiche? Il posto in cui ti trovi o la gente?

“In realtà il posto ma è vero che anche la gente che c’è e che passa occasionalmente ti restituisce una verità sempre diversa. Siamo stati in Brasile, in Germania, Inghilterra, Francia; nasciamo nel ’92 per cui Arearea è una compagnia consolidata e dal ’99 facciamo molta danza pensata per alcuni luoghi e alcuni settori dove incontri della gente che dice “mah” o ti squadrano e quell’energia lì ti arriva e la rielabori. Quindi, sì, ti modifica. Però quando iniziamo a lavorare è quasi uno studio architettonico quello che facciamo".

Le quattro stagioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Hai nominato dei punti di riferimento per la musica: Brasile, Germania, Inghilterra. Dal punto di vista della danza il Brasile ha delle danze folkloriche e locali che hanno influenzato molto anche la contemporanea ma qual è la nazione europea più legata alla danza tanto quanto lo può essere la Germania con la musica?

“La Francia, anche per la danza contemporanea: c’è una disinvoltura nel guardare qualcosa che non ha le parole, qualcosa che non capiscono immediatamente che la rende per me un riferimento, nonostante un altro centro importante sia Bruxelles per la formazione e la crescita (molti nostri danzatori passano per di lì), ma il pubblico francese è un pubblico che quando ti guarda lo senti”.

Quindi, nonostante loro abbiano una tradizione di danza classica, l’hanno inventata loro, sono aperti anche al contemporaneo.

“Assolutamente".



nr. 08 anno XXIII del 3 marzo 2018

Le quattro stagioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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