NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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Una frana in Valbrenta
di dimensioni spaventose

di Gianni Celi

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Una frana in Valbrenta<br>di dimensioni spavento

Il nove aprile del 2012, poco dopo le 14, una frana di grosse dimensioni si staccò dal costone di roccia fra il ponte della superstrada Valsugana, all'altezza dello svincolo per Enego e la cava Valbrenta di località Pianello. Massi di una certa consistenza distrussero la strada che porta alla cava e alla contrada Pianello fermandosi a due passi dal Brenta. Fortunatamente in quell'ora non passavano né auto né ciclisti, visto che quel tratto di strada altro non era che la prosecuzione della ciclopista Valbrenta che unisce il Vicentino al Trentino. La ciclabile venne chiusa e tale rimase fino a sei anni dopo quando, lo stesso giorno di quella volta, una nuova frana, poco lontana dalla prima, ha fatto sparire la strada con decine di migliaia di metricubi di roccia, invadendo in maniera preoccupante il Brenta.

Cosa succederà adesso? Vista l’esperienza della prima frana si dovrà aspettare parecchio prima che gli abitanti della contrada Pianello, possano tornare a ripercorrerla. Geologi della Regione e tecnici del Genio Civile di Vicenza hanno effettuato un primo sopralluogo per capire la gravità della situazione dal momento che nella parte lasciata libera dai massi caduti, ci sono in parete crepe preoccupanti. Anzitutto è stata avanzata la richiesta al sindaco di Cismon, Luca Ferazzoli, che è anche presidente della Comunità Montana Valbrenta, di chiudere quel tratto per un chilometri onde evitare pericoli nel caso di eventuali ulteriori crolli.

La strada, chiusa agli utenti della ciclabile e ai non residenti, permetteva agli abitanti di Pianello di raggiungere agevolmente la superstrada Valsugana. Adesso, per farlo, sono costretti ad effettuare una variante di qualche chilometro in più.

Una frana in Valbrenta<br>di dimensioni spavento (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)A proposito di ciclabile, ricordiamo l’amaro sfogo dell’allora sindaco di Enego, Igor Rodeghiero, quando, nel 2012 ci fu la prima frana. “Hanno un bel da raccontare i maggiorenti di Provincia e Regione – affermava allora – che questa è la via ciclabile che unisce Monaco a Venezia e che favorisce il turismo. Ma quando si tratta di effettuare interventi di messa in sicurezza è il Comune di Enego a dover intervenire, con i soldi dei propri cittadini. Il Genio Civile da un paio d'anni interviene soltanto lungo gli argini e le sponde del fiume, il Corpo forestale dello Stato nelle rogge e nelle vallette, ma alle rocce che sovrastano la ciclopista dobbiamo pensare noi con il nostro bilancio che, di questi tempi, è ridotto all'osso. Soltanto il Bim (Bacino imbrifero montano n.d.r.) ci ha finanziato l'opera di disgaggio della parete posta all'imbocco della strada per Pianello, accanto al sottopasso della superstrada”.

“Noi crediamo nella bontà della ciclabile – aggiungeva Igor Rodeghiero – ed infatti da tre anni a questa parte, grazie al contributo del nostro Comune, organizziamo il servizio estivo di bicibus dalla Piovega ad Enego, ma l'obiettivo primo che dobbiamo perseguire è la messa in sicurezza di quest'opera. Ci si deve rendere conto che non è tutto automatico e che vi sono problemi che un Comune da solo non è in grado di risolvere”.

Dal 2012 la strada rimase chiusa ed i ciclisti diretti verso il Trentino dovevano prendere la vecchia statale della Valsugana, al di là del sovrappasso della “47” che porta a Primolano per rientrare nella ciclabile in località Martincelli, superando il passaggio a livello che conduce alla chiesetta di Pianello di sopra.

Ma il problema, in quell’anno e ancora adesso, non era e non è soltanto quel tratto di ciclabile spazzata via dall’immensa frana staccatasi dalla montagna. Sono altri i punti problematici di quella ciclabile che arriva dal Trentino. Vedi la caduta di massi recentissima sulla parte che va da località Piovega di Sotto, sempre in Comune di Enego, ai confini con l’abitato di Primolano. “Per rassicurare i ciclisti – spiegava sei anni fa l’allora sindaco di Enego - dovrei chiudere la ciclopista, perché i punti più critici di questa infrastruttura si trovano proprio nel nostro Comune. O qualcuno ci dà una mano oppure bisogna pensare a qualcosa, prima che accada l'irreparabile”. E non è cambiato nulla da quel tempo ad oggi. Diciamo che adesso il problema è sicuramente più gravoso, sia per i tecnici che devono valutare la valenza di questo nuovo fenomeno franoso, sia per gli amministratori che devono fare i conti con le risorse che dovrebbero servire per dare sicurezza all’ultima contrada della Provincia di Vicenza prima del Trentino.



nr. 15 anno XXIII del 21 aprile 2018

Una frana in Valbrenta<br>di dimensioni spavento (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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