NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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L'Otello di Shakespeare
e la fragilità dei potenti

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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L'Otello di Shakespeare
e la fragilità dei potent

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



(FOTO DI LUCA DEL PIA)

 

La stagione della prosa del TCVI si è conclusa con l’“Otello” di William Shakespeare messo in scena dalla compagnia del Teatro dell’Elfo che propone una traduzione più contemporanea ma con una metrica legata agli endecasillabi. Un meraviglioso allestimento scenico con un gioco di luci spettacolari che rende la scenografia in teli di plastica trasparenti cangianti e preziosi come vetro di murano. Nella doppia regia di Elio De capitani e Lisa Ferlazzo Natoli, complice la traduzione, Jago e Otello risultano uomini ancora più fragili e meschini evidenziando opposizioni e contraddizioni tipiche di Shakespeare: Otello è un generale vulnerabile e Jago, suo sottoposto, riesce a vincerlo con la povertà banale del male. Abbiamo incontrato Elio De Capitani e Cristina Crippa, fondatori della compagnia e sul palco come Otello ed Emilia (moglie di Jago e dama di compagnia di Desdemona)

L'Otello di Shakespearee la fragilità dei potent (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il famosissimo verso “I’m not what I am”, che voi avete tradotto con “Non sono quello che sono”e che molto spesso viene dato come “io non sono colui che sono” in contrapposizione con la rivelazione che Dio fa a Mosè quando gli consegna le tavole, “Io sono colui che sono”. Ci sono diverse scuole di pensiero.

Cristina Crippa: “C’è anche «non sono quello che sembro», che è ancora più banale".

Elio De Capitani: “Noi abbassiamo Jago: non è il gigante del male, è il veleno della porta accanto, questa specie di Falstaff, come fisico, sembrerebbe bonario. Ne abbiamo parlato anche con Shaul Bassi, professore a Venezia, uno dei più grandi teorici di quella battuta. C’è anche il “…sembro…”, è diventato polisemico. La nostra versione è legata al fatto che Jago non è il male assoluto ma quello che abita le persone comuni e che oggi vediamo svilupparsi con tanta facilità e quindi abbiamo optato per questa più semplice traduzione che restituisce esattamente quella che, di fondo, è la frase che senti dire del vicino che ha ucciso la famiglia: “sembrava così normale e invece guarda lì”. Questo è Jago".

Lui comincia a insinuare il dubbio in Otello dicendo che lei è inaffidabile perché come ha ingannato il padre può ingannare anche lui, e che queste cose le dice per il suo bene. Jago sfrutta l’amicizia e la fedeltà a proprio vantaggio avvelenando la realtà, creandone una che non esiste ma che viene percepita come vera. Perché Otello crede a Jago e non a Desdemona se dice di amarla tanto? Perché il veleno è più potente?

EDC: “Bisogna fare un passo indietro. Prima di tutto, Jago, non ha la fiducia di Otello per quello che dice ma per quello che è stato: per tutti è la persona buona che non parla mai prima di aver pesato le parole, lui stesso dice di non ascoltarlo perché è abituato a pensare male delle persone e che è un suo difetto. Jago per prima cosa denigra se stesso, dicendo di essere inaffidabile e se uno si fida di lui fa male perché è meglio sempre essere vigili. Tutti i potenti sono manipolati così perché tutti i potenti hanno bisogno di essere rassicurati e al tempo stesso si fidano di coloro che li mettono in discussione. È un meccanismo perverso di uno yesman che finge di contraddire e Otello è un uomo di potere molto particolare perché ha una fragilità…”.

È straniero…

EDC: “…È straniero, è nero, è vecchio (rispetto a Desdemona). Ce ne ha 3. Per di più è un uomo che sa che la guerra ha prodotto lui, da quando è bambino, il caos: sa che è abitato da un disordine che non gli piace, il fatto di fare la guerra, che è l’unica cosa che sa fare, è l’abitudine per lui".

CC: “D’altra parte è anche la sua forza, essere un guerriero, c’è anche un piacere e un’eccitazione della guerra, qualcosa di maschile e molto eroico che dà un senso alla vita in certi momenti".

L'Otello di Shakespearee la fragilità dei potent (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)EDC: “Lui infatti dice, quando comincia a intravvedere il tradimento, che deve dire addio alle guerre che fanno dell’ambizione una virtù: potremmo dire che la guerra fa della violenza e dell’omicidio una virtù e quindi “tu” sposi il caos, nel luogo dove il caos diventa un merito, sei redento solo dall’amore per Desdemona. E infatti lui dice: «Il Cielo si prenda la mia anima se non ti amo, il giorno in cui smetterò di amarti tornerà il caos»”.

CC: “È anche vero che, anche nel grande amore, c’è sempre innanzitutto che l’amico e il fratello d’armi conta di più, in questo universo maschile. Addirittura all’epoca si diceva che adultera poteva considerarsi non solo chi andava con un altro ma anche chi tendeva a un sesso estremo anche col marito. Desdemona ha dichiarato in Senato che lo ha sposato, che desidera farlo felice e stare con lui, seguirlo pure in guerra".

EDC: “Non solo, desidera i “riti dell’amore”: “«Lui va in guerra e io dovrei rimanere; mi sentirei una larva, rinunciare alla sua compagnia e ai riti dell’amore». Parla di sesso in pieno Consiglio del Doge".

CC: “E il più grande atto d’amore e di sincerità di Desdemona le si ritorce contro perché…”.

EDC: “…Jago dice che una che ha questo eccesso di desiderio sessuale è malata".

Non è affidabile

EDC: “Non solo non è affidabile, è segno di perversione e quello che è stata per lui una grande esaltazione, il tipo di amore che aveva per lui Desdemona, il donarsi completamente e lo scoprire tutto insieme a lui, diventa motivo di paura".

Sia Desdemona che Ofelia poco prima di morire cantano una canzone. Si sa qualcosa della musica che cantavano ai tempi di Shakespeare?

EDC: “Certo: “La canzone del salice” è di Dowland, un compositore dell’epoca, abbiamo parecchie tracce, anche ne “Il mercante di Venezia”, c’è traccia musicale. Della canzone di Ofelia c’è la musica, quella in cui parla di questa ragazza che entra in una casa poi esce che non è più una ragazza: adombra il fatto che Ofelia non abbia solo perso la verginità con Amleto ma addirittura che fosse incinta; uno dei motivi della pazzia di Ofelia è essere ripudiata dall’uomo che se la sposava risolveva tutto ma se non la sposa la lascia non più vergine e madre di un figlio «bastardo»".

Nella tradizione il fazzoletto ha delle fragole ricamate, voi invece avete messo figure di animali e fiori, come mai avete cambiato?

EDC: “Perché il significato della fragola per noi è assolutamente rilassante e poco erotico, mentre il ricamo di fragola sul fazzoletto in Inghilterra aveva un senso completamente diverso".

CC: “Aveva un’origine egiziana, zingaresca, da noi il ricamo di fragola sul fazzoletto bianco…”.

EDC: “…è come mettere a Don Giovanni le mutande coi pallini".

L'Otello di Shakespearee la fragilità dei potent (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Emilia alla fine dice: “Che se ne faceva una moglie tanto buona di un buffone come te?”. Racconta i fatti e viene uccisa perché “la verità è meno importante e detta da una donna vale ancora meno". Oggi dei versi così sono una ferita terribile, ce li sentiamo addosso: le donne muoiono per mano di uomini violenti che sono più deboli di noi.

EDC: “Infatti Otello è forte nell’amore e debole nella gelosia. Uccide se stesso senza motivo ed è giusto che Emilia, attraverso Shakespeare, gli dica «imbecille, cretino, merda ottusa»…".

CC: “«Non mi fai paura»”.

EDC: “«Non puoi farmi nemmeno la metà del male che io posso sopportare». È una forza mostruosa".

CC: “Emilia, quando fa il discorso che ricorda quello di Shylock dice che loro vanno con altre donne per passione, per divertirsi, forse è la debolezza che li spinge a peccare, non abbiamo forse anche noi passioni, debolezze e desideri come loro? Purtroppo, spesso, la donna che ama un uomo così fa fatica ad accettare che lui sia un essere malvagio. Il fatto di essere stata complice della morte, dando il fazzoletto e non dicendo che lo aveva lei, ne capisce l’importanza solo alla fine perché non vuole credere che suo marito possa essere uno capace di uccidere. Questa cosa di non voler rovinare il compagno con cui stai, non denunciarlo, uomini che valgono meno delle donne però loro stesse non se la sentono di rinnegare, come uno sbaglio terribile, quello che hanno fatto mettendosi ... quindi sia per Desdemona che per Emilia forse ammettere che sarebbe meglio scappare, forse non possono, sono in una trappola. Desdemona dice «posso anche morire, ma non rinnego l’amore che ho, il mio amore anche se lui sarà crudele». Lo difende fino all’ultimo. Lui le dice: «vattene via Desdemona», lei potrebbe prendere e scappare poi va lì e gli chiede perché piange: si rimette nelle mani del suo assassino".



nr. 16 anno XXIII del 28 aprile 2018

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