NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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Paolo Scirpa-Manuela Bedeschi

Valmore Studio d’Arte
Contra’ Porta S. Croce, 14
Chiude il 1 giugno 2018

di Maria Lucia Ferraguti

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Paolo Scirpa-Manuela Bedeschi

Una luce neon conduce nel fluire di gas colorati lo sguardo lungo itinerari geometrici, nel seguire fluidi percorsi luminosi interpretati in forme in cui lo spazio definito conduce a profondità sentite illimitate. Paolo Scirpa (Siracusa, 1934) racchiude l’infinito in forme spettacolari dove l’opera bidimensionale diventa tridimensionale, soglia nell’illusione ottica non della conoscenza, ma dell’ignoto.

Paolo Scirpa-Manuela Bedeschi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Già negli anni Settanta la luce tecnologica del neon aveva ampliato le potenzialità espressive di Scirpa e lo collocava tra i fautori di interventi luminosi in spazi pubblici. La luce dei piccoli tubi neon sottraggono l’opera d’arte ad una visione romantica per consegnarla alla bellezza della tecnologia. Ed è delle avanguardie storiche, dal Futurismo, al Dadaismo al Surrealismo e al Costruttivismo l’apertura progressiva alla tecnologia nelle sue diverse forme. L’arrivo in Scirpa è nel variare delle forme, triangolari, quadrate, circolari e nel creare un senso di profondità irraggiungibile, che coinvolge lo sguardo per trascinarlo con sé verso il profondo. L’effetto trasforma la visione in sorpresa con l’esito di sottrarre l’osservatore dall’assuefazione quotidiana elevandone la soglia percettiva, coinvolgendo con l’interesse intellettivo la curiosità. L’origine deriva dall’uso di specchi e, complice degli effetti, è la luce artificiale del neon. L’indagine sugli elementi che compongono i “Ludoscopi”, i primi interventi di Scirpa, trovano le basi sulla resa di una luce che nell’assumere un aspetto tridimensionale la circoscrive in strutture plastiche con l’esito di ottenere sempre nuove espansioni, in equilibrio tra luminosità e ombra. Dalla purezza della luce deriva la forma delle opere.

Da anni partecipa alSalon Grands et Jeunes d’aujourd’hui di Parigi, quindi alla IX e alla XIII alla Quadriennale di Roma. Espone al Palazzo dei Diamanti (Ferrara), allo KM (Karlsruhe), alla Neue Galerie (Graz),alMART di Rovereto,aLa Galleria Nazionalee alMACRO (Roma),alMuseum Ritter (Waldenbuch),alMACBA (Buenos Aires),alMACLA (La Plata), allaGR Gallery (New York),alMUO (Zagabria),all’Instituto Tomie Ohtake (San Paolo del Brasile),alCentro Cultural Oscar Niemeyer (Brasilia),allaFondazione Carlos Cruz Diez (Panama),al MACA Museo Arte contemporanea (Acri, CS).


Manuela Bedeschi

Ciò che alimenta in Manuela Bedeschi la scelta constante negli anni della luce neon è la tensione di poter accedere tramite tubi di gas colorato ad un ideale di luce che possa nello sviluppo artistico lungo gli anni sottolineare memorie personali, trame legate ad una vicenda esistenziale di vita illuminata dall’arte. Un intento dal riscontro investito nella luce, come nella pittura e nelle installazioni e, recentemente, nel video. Non del tutto estranei all’esperienza artistica sono stati i luoghi espositivi.

Paolo Scirpa-Manuela Bedeschi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Guardando all’indietro nella sua attività e tra alcuni passaggi fondamentali del suo lavoro, il dettaglio di una forma geometrica quadrata inserita nell’appartamento Gallo nel Palazzo Brusarosco Zaccaria, firmato da Carlo Scarpa, della vicentina Biblioteca Internazionale “La Vigna”, diventa il motivo della mostra del 2011. Nel “luogo” la luce neon rinnova l’indagine sostenuta dagli artisti degli anni Sessanta che mirava a valorizzare il binomio luce-spazio attraverso la tecnologia. Già nel titolo dell’esposizione “Doppio Quadrato” Bedeschi declinava la struttura geometrica per evidenziare all’interno la qualità dello spazio scarpiano e, secondo i canoni della proporzione e in continuità, un grande quadrato nell’inedita superficie della facciata del palazzo. In forma diversa il neon modifica la propria struttura nel berico Palazzo Festa Marzotto nel 2013. Modellato da fluido nastro colorato luminoso, nella struttura di una sedia, entra in fusione con gli oggetti della preziosa collezione di Cleto Munari. Bedeschi innesta una riflessione sulle potenzialità del neon nella scrittura luminosa della colorata parola “casa”, ingrandita, docile nello scivolare secondo la grafia a mano dell’autrice. E lo stesso uso del colore appare nei neon dalla luce che deborda da dipinti monocromi e che stimola una nuova sensibilità percettiva dal lontano avvio. Le opere luminose di Bedeschi in dialogo cromatico fra loro e presenti nell'attuale mostra rispondono alla lunga teoria espositiva dalle ascendenze diverse e nei passaggi essenziali del lavoro all’iniziale pensiero di Bedeschi che riconosce all’immaterialità della luce artistica del neon un valore spirituale.

Manuela Bedeschi fin dagli inizi degli anni ’80 sviluppa un’intesa attività espositiva. Si ricorda solamente: Galleria della Provincia di Verona- Verona (1984), Galleria Civica - Bolzano (1997), a Tiroler Sparkasse - Hall in Tirol (A) (1998), Galerie Solitaire - Berlino (2001), Pinacoteca Comunale - Volterra (2002), Spazio Arte Vicenza - Chiesa dei SS. Ambrogio e Bellino (2006),Oratorio dei Boccalotti - Vicenza (2008), Complesso monumentale S. Silvestro - Vicenza (2009). Roma -2015, L’Idea –Vicenza 2017, Galleria Comunale Padova Roma. Mostra a cura di Debora Bonollo.

Con questa mostra lo Studio d’Arte Valmore inaugura un ciclo di esposizioni . Si presenteranno una serie di Autori che fanno della luce il loro strumento di creazione artistica.

Paolo Scirpa-Manuela Bedeschi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)



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