NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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Gli angeli non danno appuntamenti

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Gli angeli non danno appuntamenti

La storia di Alfonso e Gloria è romanzata, ma potrebbe essere quella di ognuno di noi: da cosa è nata l’ispirazione per questo racconto?

Gli angeli non danno appuntamenti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Una discreta parte degli avvenimenti narrati è davvero accaduta, però con una particolarità: si tratta per lo più di vicende capitate a persone diverse, lontane e non collegate tra loro. Ho immaginato perciò che ogni fatto, opportunamente raccordato agli altri grazie al supporto d’un pizzico di fantasia, potesse diventare una sorta di capitolo di un’unica storia con un proprio percorso logico. Un po’ come utilizzare uno spago sottile per infilare singole perle ed ottenere così una collana, che non è una semplice somma di parti ma un tutto compiuto. Il racconto è dunque verosimile, e per questo ha consentito a chi già l’ha letto di riconoscersi magari in talune pagine, che difficilmente sono le stesse per tutti. Ciò è molto bello, perché vuol dire che la scrittura in qualche modo ha saputo suscitare emozioni differenti".

Quanto c’è di autobiografico nel romanzo e quanto di “fiction”?

"Abbastanza poco di personale. Vere sono più che altro le ambientazioni vicentine di numerosi episodi, dei quali tuttavia posso essere stato al massimo spettatore più o meno curioso. Dentro un tempo realmente esistito comincia a dipanarsi al tramonto degli anni Settanta la “favola possibile” dell’amore complicato tra Gloria ed Alfonso, che si conoscono bambini nella primavera dell’omicidio di Aldo Moro e si ritrovano ad attraversare le stagioni senza mai davvero smettere fino ad oggi quel loro singolare rapporto, tra emozionanti incontri e fughe laceranti ed illogiche. In sintesi è una storia di affetti che maturano e si sviluppano tra la provincia e la metropoli di un’Italia che sullo sfondo si trasforma assieme ai due protagonisti".

Nella trama ci sono luoghi e personaggi vicentini: perché ambientare il romanzo a Vicenza?

"Perché questa città, a me così nota ed insieme tanto sconosciuta, rimane comunque il mio mondo, nonostante una vita che in certi periodi diventa un carnevale di corse, di valigie e di partenze verso mete solo a volte scelte. Però il viaggio rimane un’illusoria vertigine per ingenui senza la prospettiva di quel ritorno in un qualche dove capace di dare un senso compiuto ai nostri spostamenti. Ecco allora che il centro storico, piazza dei Signori, corso Palladio, la basilica di Monte Berico, i quartieri della Riviera Berica ed i colli costituiscono l’ambientazione ideale di una storia che è corsa e frenesia ma anche per lunghi momenti voglia di quiete e desiderio di riflessione. E poi ci sono gli uomini della strada e pure volti noti della politica, del giornalismo e dell’arte di casa nostra degli ultimi quarant’anni, che con la propria presenza e le loro voci animano un microcosmo urbano che interagisce costantemente con Gloria ed Alfonso".

La sua è una scrittura di qualità: quanto è importante per un autore aver ricevuto una formazione di studi classici/filosofici?

"Ho letto pagine meravigliose scritte in punta di penna da ingegneri che si sono formati agli istituti tecnici. Questo per dire che la cosiddetta cultura è un’inclinazione dell’anima, la propensione naturale ad assorbire valori selezionandoli al vaglio della propria coscienza. In tanti siamo forse istruiti, cioè abbiamo accumulato dati e nozioni, ma si tratta di un’altra cosa. Secondo questa prospettiva non è paradossale sostenere che fossero molto più colti i nostri nonni, pur essendo vissuti in epoche in cui oltre la terza elementare ai più non era consentito accedere. La fatica della quotidianità educa spesso alla pari di qualche pur valida opera classica. Il resto per un autore è al massimo tecnica di scrittura, meglio se con una spolveratina di sana grammatica di base, ma lì diventa fondamentale una buona maestra durante i primi cinque anni sui banchi di scuola".

Gli angeli non danno appuntamenti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quali sono gli autori ai quali si ispira o che comunque le piacciono di più?

"Non ho scrittori né generi letterari preferiti a priori. Apprezzo in assoluto chiunque abbia qualcosa di sensato da raccontare e prediligo chi lo sappia fare con prosa chiara e fluente, quella che non ti costringe a tornare indietro alle righe precedenti per essere sicuro di aver compreso il senso di una frase. Vecchi corsivi di Montanelli, ancorché ciceroniano nel periodare, continuano ad esempio a scorrere più limpidi e cristallini di certi disordinati torrenti d’inchiostro in piena cui parecchi editorialisti di oggi affidano la divulgazione delle proprie idee. Mi è appena giunta mail di una giovane lettrice: Questo romanzo mi è piaciuto. E l’ho pure capito. Sottile abbastanza per convincermi di non necessitare a questo punto di ulteriori gratificazioni".

 

Davide Sacco è nato a Vicenza nel 1967. Ha frequentato il Liceo Classico Pigafetta di Vicenza. È alla terza pubblicazione dopo Mai dire Noaro (1995) e Fuori classe (2016). Il libro ha la prefazione di Roberto Pellizzaro, vicentino, che ha insegnato materie umanistiche, diretto società sportive e dato alle stampe opere di successo, tra le quali Pigafettavimus (1991), Il sorriso del D’Annunzio (1998) e Il letto era l’erba (2011).

 

nr. 18 anno XXIII del 12 maggio 2018

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