NR. 24 anno XXIII DEL 23 GIUGNO 2018
la domenica di vicenza
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Daniele Zovi, l'uomo
che sa ascoltare gli alberi

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Daniele Zovi, l'uomo<br>
che sa ascoltare gli alb

Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Sono parole della poetessa Alda Merini, da L'anima innamorata, solo una delle molte citazioni inserite nel bel libro di cui ci occupiamo questa settimana, che sta avendo un successo forse inatteso. Presente al recente salone del libro di Torino, già presentato a Vicenza e dopo l'estate anche alla Biblioteca La Vigna, il bel libro del forestale vicentino Daniele Zovi Alberi sapienti, antiche foreste - Come guardare, ascoltare e avere cura del bosco (Utet edizioni) è una delle novità editoriali più interessanti del momento.E chi meglio di Zovi, nativo dell'Altopiano dei 7 Comuni, poteva scrivere un così bel libro illustrato da 60 fotografie a colori che racconta di alberi e foreste? L'autore racconta che un bosco non è solo l’insieme degli alberi che lo compongono, e neppure la somma di flora e fauna. È un mondo mobile, che sebbene continuiamo a sforzarci di studiare e catalogare, limitare e controllare, resterà sempre un selvaggio, vibrante spazio di meraviglia. Zovi guida il lettore in questo spazio, addentrandosi sempre più nel folto della foresta, alla ricerca dello spirito del bosco. Una ricerca che, pagina dopo pagina, appare sempre più come una ricerca del nostro spirito.

Daniele Zovi, l'uomo<br>che sa ascoltare gli alb (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) "Se si sta dentro un bosco in posizione di ascolto, prima o poi si avverte, si intuisce la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte strepiti e grida. È come se le piante parlassero tra loro". Camminatore infaticabile e osservatore della natura, Zovi negli anni questi suoni ha imparato ad ascoltarli e interpretarli: ha attraversato i sentieri che tagliano i boschi alpini di conifere, ha perlustrato le antiche foreste croate e slovene, si è arrampicato fino alle cime dei Picos de Europa, in Spagna, ha contemplato il più vecchio eucalipto al mondo, il Giant Tingle Tree, in Australia; seguito i semi dell’abete rosso vorticare nel vento prima di atterrare sulla neve o la chioma contorta di secolari pioppi bianchi grandi come piazze; ha rincorso le specie pioniere, gli alberi coloni che si sviluppano in territori abbandonati; analizzato cortecce e radici, fronde e resine. Per comprendere che i vegetali costituiscono il 98% della biomassa del nostro pianeta e noi li conosciamo pochissimo. "Qui, dopo la Prima guerra mondiale, oltre ai paesi anche quasi tutti i boschi erano stati rasi al suolo. Allora gli uomini li ripiantarono, scegliendo soprattutto l’abete rosso, che cresce piuttosto in fretta. La differenza tra un bosco piantato e uno naturale è evidente: nel primo, è un’unica specie a prevalere. Ma, in natura, quando mai si è vista una foresta composta da un solo tipo di albero? Le radici sono veri e propri organi di senso. Gli apici, cioè le punte, devono prendere decisioni vitali: dove espandersi, come superare ostacoli, come evitare parassiti. Inoltre, è stato dimostrato che le piante, tra di loro, si aiutano: le radici di un esemplare sano vanno in soccorso di quelle di uno debole cedendo un po’ di linfa".

La macchina che negli alberi spinge linfa in alto è bellezza, perché solo la bellezza in natura contraddice la gravità. Le parole di Erri De Luca, citate in un capitolo del libro, sono una finestra aperta sulla bellezza del mondo vegetale e ci invitano a riflettere. Una bellezza che ben conosceva anche Mario Rigoni Stern, che dell'altopiano vicentino è stato il cantore, quando scriveva in Uomini boschi e api "Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall’autunno sui cigli delle rocce, il guizzare dei pesci tra le acque chiare dei torrenti e le api raccogliere il nettare dai ciliegi in fiore". E se volessimo scorre all'indietro le pagine del tempo e della letteratura, troveremmo che anche Lucio Anneo Seneca, uno dei pensatori e filosofi più importanti del passato, scriveva queste toccanti parole sul mondo naturale, parole che ci inducono a considerare il mondo attorno a noi non più come un elemento solo naturalistico ma anche come un lasciapassare verso l'infinito e il divino: "Se ti si offrirà allo sguardo un bosco fitto per alberi antichi e superiori alla comune altezza, che impedisca la vista del cielo con la densità dei rami che si stendono ricoprendosi a vicenda, quella selva così alta e la solitudine del luogo e la meraviglia prodotta dall’ombra così fitta e continua anche in luogo aperto ti indurranno a credere alla presenza di una divinità".

Daniele Zovi, l'uomo<br>che sa ascoltare gli alb (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quello di guardare le piante da più vicino per capirle meglio è un obiettivo molto interessante per chi si trova a vivere nel terzo millennio - leggiamo nell'introduzione - . Andare su Marte esercita indubbiamente un grande fascino, ma forse indagare con più impegno e più empatia il mondo verde che ci circonda potrebbe rivelarsi un’avventura ancora più eccitante di un viaggio nel cosmo. I vegetali rappresentano il 98 per cento della biomassa, cioè dell’insieme di tutte le forme viventi sul nostro pianeta: hanno avuto un successo strepitoso. Da loro dipende la nostra vita e quella degli altri animali. In quarant’anni di lavoro nei boschi italiani come tecnico forestale e durante le molte escursioni nelle più antiche foreste d’Europa ho osservato da vicino gli elementi più evoluti del mondo vegetale, gli alberi, e qui li racconto. Racconto che le foreste, costituite di alberi ma anche di tante altre componenti, sono organismi complessi e sempre in trasformazione, dai quali possiamo attingere elementi importanti per la nostra salute e il nostro equilibrio psichico. Gli alberi entrano in relazione tra loro, con gli animali e con noi; hanno consapevolezza dell’ambiente in cui vivono; comunicano inviando e ricevendo messaggi; intessono relazioni di amicizia, sono solidali; competono e combattono fra esemplari della stessa specie e di specie diverse; sono dotati di vista, tatto, olfatto e non solo. Ci assomigliano più di quanto siamo portati a credere.

Abbiamo incontrato l'autore vicentino e dialogato con lui.

Daniele Zovi, l'uomo<br>che sa ascoltare gli alb (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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