NR. 37 anno XXIII DEL 20 OTTOBRE 2018
la domenica di vicenza
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È solo Poesia

Il poeta vicentino Edoardo Gallo torna in libreria con una seconda raccolta di versi autoironici

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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È solo Poesia

Non temete

Non abbiate paura.

È solo poesia.

Non ascoltate le sue parole dunque.

Non ascoltate quel che dice.

Ella è inutile.

Inutile come sono la moltitudine delle parole.

Meglio ascoltare il silenzio,

quel silenzio che vi da ragione in silenzio,

annuisce appena, e voi sorridete.

Gli sorridete e vi ingannate.

 

È solo Poesia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Dopo il successo dell'opera prima Giorno Zero, il poeta vicentino Edoardo Gallo torna in libreria con una seconda raccolta, È solo Poesia, da cui sono tratti i versi in apertura. Scrive Grazia Apisa nell'introduzione alla seconda raccolta di Gallo che nei versi di È Solo Poesia, che da anche titolo alla nuova silloge, si concentra il senso dell'esser poeta di Gallo: autoironia, amarezza di chi sperimenta in sé il non-valore della poesia nel nostro tempo. L’alternativa alla poesia è dormire, morire, dimenticare i poeti e la poesia e tuttavia, proprio nell’inutilità della poesia e dell’esser poeti, è il suo stesso senso. Per il fatto che c’è e vuole farsi voce nel mondo, ormai divenuto sordo al dire dei poeti. In questo apparente non senso è il vero senso della poesia: L’Esserci nonostante tutto, afferma la sua necessità di sussistere, oltre l’apparente sua scomparsa, oltre il non-senso dello stesso esistere. A fondamento di ogni senso e significato è l’esserci della relazione, nella reciprocità del dialogo, dell’amore. Alla radice della vita è l’emergere dei due amanti, come testimoni di un valore tuttora reale, l’unico in grado di trasformare e dare un senso alla vita e all’esserci. Questa seconda silloge di Edoardo Gallo si presenta sfaccettata: abbaglia e intriga come un caleidoscopio che qualcuno ci mette tra le mani e poi ci sottrae bruscamente - scrive nella prefazione Francesco Brunetti - . Questo rimbalzare ripetuto dal tono elegiaco, lirico, sognante, alla quotidianità fatta di realtà spesso usurate e usuranti, sulle prime, destabilizza ma allo stesso tempo ci obbliga a ripercorrere, rileggendo più e più volte i suoi versi, il sentiero esistenziale e intimo che il poeta ci porge con delicatezza e senza maschere. Questa necessità a cui ci obbliga è anche un suo valore aggiunto perché ci aiuta ad assaporare il gusto dell’essenza della vita attraverso l’amore, cercato, sognato, vissuto, perduto e poi riafferrato con la mano e l’animo protesi.

Per il poeta vicentino – che presenterà il libro il 26 luglio alle 19 a Dueville, affiancato dal musicista thienese Giuseppe Laudanna, nella rassegna estiva Busnelli Giardino Magico a cura dell’associazione Dedalofurioso - "la poesia è fuori tempo, è obsoleta, non serve più a nulla e si sorride di chi cerca ancora di comunicare attraverso di essa. Il poeta è così schernito, deriso, isolato, ignorato. Perché la poesia è romanticismo, è sensibilità, è l’arte della “debolezza” manifesta, del cuore, della percezione, dell’esposizione, del sentire tutto un po’ di più; del sogno, della verità, dell’anima nuda, del vedere prima e del vedere oltre. Ma se le parole sono come il vento e nel vento si perdono allora ogni cosa che è stata è andata, ed è perduta; per sempre. Se le parole divenissero suoni privi di senso, grugniti, rumori onomatopeici, monosillabi… cadremmo nell’oblio, in cerca perenne di un’identità e di un ascolto. La poesia è legata all’amore ma anche alla sua privazione. È felice o triste, è passionale o malinconica ma non muore. Il poeta muore ma non la poesia che è eterna come la vita. Perché la poesia si nutre di sentimenti e di emozioni e si allontana solo da chi non la vuole, da chi la teme, da chi la emargina, da chi fa finta di non accoglierla, da chi finge di udirla, da chi l’ascolta distrattamente, da chi finge di dire a sé stesso di essere troppo uomo, troppo donna per farsi coinvolgere. E così da credere di essere tanto forte da non avere più bisogno di piangere. Ma poi ecco inevitabilmente e fortunatamente giungere ancora lo stupore di una parola nuova. Ecco il cuore che batte più forte, e il respiro diviene affannoso di fronte a questo imprevisto.. . Forse ancora non lo sai, ma la poesia è il miracolo che ti scardina le porte, che abbatte i muri: è la luce che incendia la notte. È il rumore delle foglie scosse dal vento che non ti fa sentire neppure i tuoi pensieri. Così che puoi smettere di pensare e concentrarti sul tuo sentire... La poesia è coraggiosa, è un ponte che unisce ogni sentire e ti attende dall’altra parte a braccia spalancate". Gallo sarà anche tra i protagonisti del festival di poesia Flussi Diversi, in programma a Caorle dal 23 al 25 agosto, assieme ai musicisti vicentini Giuseppe Laudanna e Giuseppe Dal Bianco.

È solo Poesia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Come dice Ghislaine Lejard, poetessa e artista francese, "la poesia non si rinchiude, è libera; non si compra, si dona. Essa è dono". È a partire da questa riflessione che ci sentiamo di dire che la poesia è un dono. E lo è in un senso duplice. Da una parte c'è il poeta, che riceve il talento per natura, o forse lo acquisisce nel tempo. A questo proposito ricorro ad un'espressione anglosassone, non per esterofilia ma perché rende bene l'idea. Nella lingua inglese, l’aggettivo gifted (da gift, dono) si riferisce a chi ha ricevuto il dono del talento. Un talento riferito alla parola o alle arti, all'abilità manuale in qualche lavoro o in qualsivoglia altra attività umana. In questo senso il poeta è già un prescelto, un predestinato. Ha ricevuto da un'energia superiore un talento che lo rende un narratore di emozioni. Lo trasforma in un portatore di doni. Ma il dono che il poeta riceve non lo tiene per sé stesso. Non ne fa un qualcosa di personale da nascondere. E in questo risiede il secondo significato. Scrivendo i propri versi, il poeta restituisce il dono ricevuto. Lo restituisce ai lettori, ma non solo ad essi. Al mondo intero, che in quel preciso istante diventa più ricco, più completo, anche se quei versi non tutti li leggeranno. Anche se rimarranno chiusi in un cassetto per anni e forse riscoperti e letti chissà quando. Ecco dunque il duplice senso del dono della poesia: il poeta accoglie il talento dentro di sé, lo trasforma e poi lo ri-dona al mondo. Ne fa un’opera alchemica, compie una sorta di rielaborazione interiore che ha a che fare con la conoscenza e la gratitudine. Consapevole del dono ricevuto, il poeta - così come l'artista che crea un'opera dal nulla - ne è grato al punto di volerlo condividere con l'umanità. Ma questa operazione, solo in apparenza semplice, è in realtà quanto di più difficile esista. È legata al senso di meraviglia che l'essenza stessa della poesia incarna, ha a che fare con quella capacità rara che il poeta possiede: quella cioè di sapersi stupire, di essere ricettivo come l'animo di un bambino. È un'operazione strettamente connessa al "carpe diem" di oraziana memoria, al saper cogliere l'attimo che fugge. Per questo, di fronte all’urgenza di restituire quel dono, è impossibile restare silenti.

Abbiamo incontrato l'autore e dialogato con lui.



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