NR. 22 anno XXIII DEL 22 SETTEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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La spada e la scimitarra

Nuovo romanzo di Deganello

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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La spada e la scimitarra

Le ruspe della modernità avanzavano, per abbattere l’antica villa Benetti. I suoi grandi occhi lassù piange-vano impotenti alla loro avanzata. Il famoso giardino a forma di labirinto, realizzato per impedire un facile accesso agli estranei per far ammirare tutta la sua bellezza era già stato ingoiato. Ben presto il cumulo di macerie si accatastò altro in mezzo all’ex giardino di alloro. Ora le ruspe stavano aggredendo le fondamenta, gelose custodi di antichi segreti. La ruspa di Bepi azzannò una lastra di sasso monolitico.“Fermati! Urlò Francesco, c’è qualcosa di strano lì…”. Ed indicò un qualcosa di scuro: sembrava una cassa di legno molto antico. Bepi spense il motore. In un attimo tutti i muratori erano attorno lì, assieme al nugolo di ragazzini che si divertivano a vedere i pesanti bulldozer al lavoro.

La spada e la scimitarra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) Inizia così il nuovo romanzo del vicentino Renzo Deganello La spada e la scimitarra (Fara editore, Rimini), opera votata al Concorso Faraexcelsior 2017. Una storia avventurosa e ricca di colpi di scena che proietta il lettore in un viaggio a ritroso nel tempo di otto secoli nel periodo delle Crociate sulle orme del cristiano Amedeo, del musulmano Salim, dell’ebrea Sara e di altri sorprendenti personaggi. Duelli, scontri, fughe, battaglie per mare e per terra, ma anche impossibili relazioni amorose e fondamentali incontri con persone sagge appartenenti a tutte e tre le religioni che hanno per patriarca Abramo. Una riflessione sulla possibilità di costruire ponti fra mondi lontani, assolutamente attuale anche ai nostri giorni, in questo Mediterraneo solcato da disperati, pervaso da conflitti che sembrano non avere mai fine nel vicino Oriente. Guerre fatte anche in nome di una religione, dimenticandone il nucleo essenziale che è la parola Pace: "Shalom o Salam sono come il cono di luce che illumina il centro di questa caverna. È la luce che proviene dalla stessa radice di queste due parole che illumina e dà senso a tutto quello che ci circonda. Queste pareti attorno a noi rappresentano le nostre azioni quotidiane: è però la luce che proviene dall’alto che ci permette di vederle ed apprezzarle, altrimenti tutto apparirebbe deforme, o immerso nel buio, nero come il vuoto eterno. Se il nostro agire quotidiano non è di Pace, non siamo né Musulmani, né Ebrei e nemmeno Cristiani. Perché tradiamo la prima e più importante Parola che quel Mistero che chiamiamo Allah, Jahweh o Dio ci ha rivolto e continua e rivolgerci ogni giorno". Un romanzo che ha anche ottenuto una menzione di apprezzamento da parte della Giuria del Premio Stresa di Narrativa con queste parole: "suggestivo romanzo storico ambientato ai tempi delle Crociate che ben calibra realtà e fantasia, facendo emergere un suggestivo parallelismo con la nostra quotidianità. Il testo, attraverso il contributo dei protagonisti e delle loro vicissitudini, stimola riflessioni sulle possibilità di un costruttivo confronto tra religioni diverse, spesso unite da matrici comuni. Nella trama risalta anche, con evidenza, la forza dei sentimenti, come amore ed amicizia, in grado di unire i personaggi, aldilà di ogni barriera".

Arrivò anche don Giuliano, con la lunga tonaca nera, a vedere che cosa stava accadendo. Come persona dotata di grande cultura e personalità, si avvicinò per primo al grande scrigno: il vecchio lucchetto arrugginito saltò facilmente e don Giuliano aprì la cassa: c’erano una spada ed una scimitarra, una tempestata di diamanti e l’altra di rubini. La spada dorata recava la data: anno domini 1181. La scimitarra dorata recava un’incisione, forse una data: 628. Erano poste un sopra all’altra e sembravano voluta-mente poste a forma di croce, ma la scimitarra, posta superiormente, era posizionata con il manico decisa-mente pendente a sinistra. “Veramente una strana disposizione, - pensò fa sé e sé don Giuliano – che cosa avrebbe voluto significare? Era un simbolo che qualcuno voleva tramandarci? Chissà, quella disposizione delle spade non era naturale e la foggia della cassa era fatta per quella forma. No, non è casuale” Concluse dentro di sé don Giuliano. Ma i pensieri non ebbero tempo a distendersi nel cielo terso di quella mattina perché Gigi, il caposquadra, richiuse immediatamente la cassa e la portò di corsa nella vicina Canonica. “Dobbiamo sbrigarci subito – sentenziò, - altrimenti quelli delle Belle Arti ci bloccano il cantiere e noi qui non lavoreremo più”. Per lui quella era l’esigenza primaria, tutto il resto era in secondo ordine, alla Storia ci avrebbe pensato qualcun altro.

La spada e la scimitarra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quest’anno ho ricevuto un inatteso augurio - racconta l'autore - . "L’anno nuovo è come un libro con 365 pagine vuote. Fai di ogni pagina il tuo capolavoro. Usa tutti i colori della vita e, mentre scrivi, sorridi". Queste parole vorrei averle scritte io, perché mi rappresentano profondamente. Per me, il momento più bello della vita è quando mi trovo di fronte ad una pagina vuota da riempire: subito mille pensieri affollano la mente, ed ecco, miracolosamente si inizia a scrivere. Mi ricordo ancora il primo libro che ho letto in una calda estate del 1960: era Quo Vadis? e per me fu un’impresa che m’impegnò tutta l’estate. Sono nato leggendo decine e decine di libri. E di ognuno di essi conservo il ricordo di una frase, di una battuta, che mi hanno arricchito ulteriormente. Ed in quel momento quell’autore è diventato per me un fratello di sangue. La cultura si costruisce attraverso tanti legami del genere, unici fra loro e che rendono unici ognuno di noi. Ed anche da tanti insegnamenti che riceviamo quotidianamente dalle persone che meno ci immaginiamo. Accanto a tutto questo, mi riecheggia quotidianamente la domanda di Rilke all’amico rompiscatole: “Sei pronto a morire per quello che scrivi? E la mia risposta è altrettanto chiara e forte: Sì. Ho sempre creduto che prima si debba vivere la vita, e poi si possa scriverla, trasfigurata, illuminata dal nostro cammino esperienziale, e dal sacrificio del vivere quotidiano. Ora per me è giunto il momento di scrivere! Ecco, è il momento di aprire quella cassa riemersa dal tempo nascosta dentro la galleria di fuga di un antico castello. Volete sapere quale grande segreto custodisce? Aprite la prima pagina del libro... Se solo ne conserverete una frase, mi renderete la persona più felice del mondo. Deganello, che presenterà il libro nella sua Piovene dopo l’estate, ha partecipato di recente a due importanti rassegne culturali: a Rimini in Frontespizio, manifestazione curata dallo stesso editore, e a Fonte Avellana, nelle Marche. In quest’ultima, intitolata Distanze, ha portato la propria testimonianza all’interno di un festival ospitato nel bellissimo monastero dei monaci camaldolesi. Abbiamo incontrato l'autore e dialogato con lui.

La spada e la scimitarra (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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