NR. 22 anno XXIII DEL 22 SETTEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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La spada e la scimitarra

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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La spada e la scimitarra

Perché ha scelto il genere romanzo storico?

"Innanzitutto perché è il genere che è più vicino al mio sentire profondo. Lo considero un modo di scrivere estremamente libero. Essendo un romanzo, esso non è un trattato di storia, né di teologia o filosofia, né un testo di uno studioso, né di un voler ricostruire una verità che il tempo ha nascosto o impedito di emergere, ma, invece, mi permette di rileggere serenamente pagine di storia con occhi diversi. La storia sostanzialmente, seppur con varianti molto importanti, continua a ripetersi e le persone continuano a commettere gli stessi errori. Nel romanzo storico certi aspetti si possono mettere a fuoco meglio, se necessario ingigantirli, metterli in relazione con altri fatti antecedenti o precedenti che seppur non legati tra loro dalla “storia oggettiva” lo sono invece culturalmente. Inoltre certi “fatti” si possono ripulire meglio dalle dissolvenze di qualunquismi vari o interessi storici e culturali che si sono creati nel tempo".

La spada e la scimitarra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)In questo libro mette al centro il concetto di pace e fratellanza dei popoli diversi: perché?

"Perché credo sia l’unica opzione che abbiamo per dare un futuro al Pianeta ed all’intera umanità. Vorrei aprire una parentesi sull’attualità delle Crociate. Per me, quando si parla di “Crociate” mi scatta in testa un’assonanza profonda con il termine crocevia oppure incrocio. Ecco, Per me le Crociate, sia quelle antiche che quelle moderne, (vedi l’attuale jihad) sono un crocevia della storia tra popoli, culture tradizioni e religioni differenti fra loro. Quando si arriva contemporaneamente ad un incrocio si possono generare due fenomeni: un grave scontro oppure un incontro pacifico di persone, di cultura di incontri interreligiosi, ma anche di cose e merci tra popoli, culture, tradizioni. anche molto differenti fra loro. E tutto questo fa arricchire l’umanità".

Dove sta la differenza tra le due ipotesi?

"Ad esempio nel caso automobilistico sta nel rispetto del codice della strada: ogni incidente è sempre causato da qualcuno che non ha rispettato il codice stradale, altrimenti il traffico fluisce bene senza problemi. E così avviene anche nelle “crociate” dove il codice della strada da rispettare è l’unica vera Parola Santa che viene da quel Mistero che popoli diversi chiamano con nomi diversi. Solo rispettando questo “codice etico” l’incrocio diventa punto di ricchezza e di crescita. Nell’altro caso ci sarebbe (come nella realtà è avvenuto) solo scontri e morti. Poi ci sarebbe anche un altro codice fondamentale da rispettare e che nel libro ho lasciato ai margini, che è la Democrazia (non la partitocrazia) con la “D” maiuscola. Spero possa essere il tema di un prossimo libro".

Il suo è sì un romanzo ma anche un messaggio per tutti i lettori; qual è?

"Ho voluto dare un taglio profondamente religioso perché credo sia il primo passo che tutti dobbiamo compiere e che poi di conseguenza esso genera a cascata tutti gli altri: per creare ponti, incontri, dialoghi tra popoli con tradizioni, religioni e storie differenti, almeno inizialmente non può essere fatto fra le masse (almeno nelle attuali condizioni storiche), ma solo fra persone che hanno una profonda Fede nel proprio Credo. Noi non siamo chiamati a convertire le persone da una religione all’altra, come è avvenuto in passato. Ma far sì che ogni credente viva nella pienezza la sua fede illuminati dall’unica parola santa: Shalom, Salam, Pace".

Perché il tema delle Crociate?

La spada e la scimitarra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Le Crociate sono di fatto delle guerre di potere, di dominio ammantate di spirito religioso affinché i poveri credenti si scannino fra loro. Oggi, compito della Cultura e delle Religioni è scardinare questo principio: se le guerre sono guerre di potere devono essere considerate tali, devono essere assolutamente spogliate dalle loro coperture religiose. Le “guerre di religione” mi si passi il termine, devono essere combattute con le armi tipiche di tutte le religioni: la Fede, la Speranza e la Carità. Solo così potremmo costruire ponti nuovi attraverso i quali tutti i popoli possono transitare e convivere pacificamente fra loro".

Uno slogan recita che un mondo diverso è possibile: a suo avviso è anche possibile costruire ponti fra mondi lontani e in che modo?

"Mi si consenta di parafrasare il pensiero di Einstein che diceva: “Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma so con quali armi si combatterà la quarta: la clava”. Ecco, oggi, e questa è la grande diversità con il passato: non sappiamo se l’Uomo sopravvivrà alle armi di distruzione di massa di un prossimo terzo conflitto mondiale. Ma so solo chi potrà sopravvivere a tale conflitto: sono la classe dei militari. Vorrei ricordare che una volta esisteva il Ministero della Guerra; oggi è stato rinominato ministero della Difesa: Ma oggi, questo Ministero chi sta realmente difendendo? la propria categoria di militari o il proprio popolo? E allora perché si continuano a costruire armi sempre più sofisticate ed idonee per il primo attacco?".

 

Renzo Deganello è nato e vive a Piovene Rocchette. Nel 2009 ha pubblicato Cieli grigi un libro che attraversa drammaticamente sia la prima guerra mondiale che la seconda. Per anni è stato corrispondente dal territorio per alcune testate giornalistiche. Dopo quarantadue anni e dieci mesi di onesto lavoro in varie aziende è andato in pensione e ha ripreso la sua grande passione, scrivere romanzi storici.

 

nr. 32 anno XXIII del 15 settembre 2018

La spada e la scimitarra (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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