NR. 37 anno XXIII DEL 20 OTTOBRE 2018
la domenica di vicenza
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Terre bruciate

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Terre bruciate

Luigino Caliaro e Andrea Vollman firmano a quattro mani Terre bruciate (Edizioni Dbs), un volume di che documenta con precisione l’Altopiano dei Sette Comuni, il Pasubio e il Monte Grappa prima, durante e dopo la Grande Guerra. Il libro, presentato in luglio presso l’Aeroporto di Asiago, è una sorta di viaggio nel paese che non c’è più, un percorso nel tempo scandito da inquadramenti storici e dalle voci di testimoni diretti degli eventi: per citare qualche nome Emilio Lussu, Paolo Monelli, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Gabriele D’Annunzio.A parlare sono però soprattutto le immagini. Sono oltre 200, in gran parte inedite, moltissime da riprese aeree e in gran parte riprodotte a piena pagina: offrono al lettore un punto di vista completamente diverso dalla guerra fin qui raccontata dalle altre pubblicazioni mettendo in evidenza l’orrore delle devastazioni sul territorio dell’Altopiano dopo quasi quattro anni di insensati combattimenti. Guardare attraverso questi scatti il prima e il dopo del conflitto è un pugno allo stomaco, di quelli che tolgono il respiro.

Terre bruciate (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Tanto il mondo che immortalano ante 1915 è bucolico quanto la devastazione di case chiese, paesaggi è straziante. Per il lettore è quasi una sensazione fisica, un silenzio straziante che accompagna lo scorrere delle immagini volutamente senza didascalia nelle parti dedicate al 1918. Le parole non servono – sembrano dire gli autori – le foto conservano un orrore che parla da solo. A distanza di cento anni da allora i segni della distruzione permangono, ma sono celati nel paesaggio. Difficile senza queste foto capire davvero cosa accadde cento anni fa. Osservarle e confrontarle con l’oggi fa rimanere la storia attaccata addosso. Un cataclisma naturale non avrebbe potuto fare peggio.

Quando, durante la Prima Guerra Mondiale, la macchina fotografica fu applicata all'aeroplano, si spalancò uno scenario del tutto nuovo, un punto di vista senza precedenti nella Storia - scrivono gli autori in premessa - . Ovviamente quelle immagini fissate su lastra fotografica avevano scopi militari: studiare le linee nemiche attraverso la disposizione delle trincee, individuare le postazioni di artiglieria, scorgere magazzini e depositi. Da allora, il connubio obiettivo-velivolo volante ha subito trasformazioni prodigiose, giungendo ai telescopi spaziali e ai satelliti destinati ai più diversi scopi. Quelle fotografie di cento anni fa, hanno perso il significato per cui furono scattate, tuttavia rappresentano, oggi, un eccezionale documento storico e non solo. Non solo, poiché possiedono anche la capacità di suggestionare ed emozionare, dandoci l'opportunità di vedere territori che furono autentiche “terre bruciate” dal furore della guerra. Il Monte Pasubio, l'Altopiano dei Sette Comuni e il Monte Grappa così come li conosciamo, pur con tutte le ferite e le testimonianze risalenti agli anni della Grande Guerra, che ancor oggi sono visibili, appaiono, da quelle fotografie, in tutta la loro cruda condizione di territori sconvolti oltre ogni immaginazione. A maggior ragione considerando che sono gli stessi luoghi da noi percorsi in automobile, sui quali tranquillamente passeggiamo e in cui sostiamo a villeggiare. Il cammino simbolico-evocativo che si è cercato di percorrere attraverso le immagini che seguono, passa per territori intatti che ad un certo momento subirono una totale e insensata devastazione, per riprendere poi vita, come auspicato nel film “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi, rappresentato nell'ultima sezione fotografica del libro, dalle immagini scattate da Fabio Ambrosini. I testi che sono stati accostati ad alcune fotografie, legano i luoghi a persone che furono presenti a quegli avvenimenti, descrivendo come hanno potuto ciò che videro e provarono. Una pausa di quiete, in quell'inferno, è rappresentata dalla sequenza fotografica inedita, come del resto per la maggior parte delle immagini riportate nel libro, dei nemici di allora ripresi in alcuni momenti di riposo: le “piume” di quell'aquila, simbolo dell'Impero Asburgico che in quella guerra terminò il suo secolare volo, schiantandosi al suolo per sempre.

Terre bruciate (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Come scrive Mario Isnenghi nell'introduzione, questo volume di fotografie scattate in buona parte dall’aereo consente di ampliare ancora la prospettiva verso l’alto – da sopra a sotto – di guardare anche le cime da più in alto ancora delle cime. È coerente, secondo natura, ma aggiunge e arricchisce con l’artificio macchinista la visione naturale. E siccome non tutti siamo piloti o fotografi specializzati in fotografia aerea come almeno uno degli autori, ecco che lo sfondamento verso l’alto e il guardar giù non dai monti, ma dal cielo, ci regala prospettive inusitate, che non violano la fisiologia stratificata dell’Altopiano, ma la completano con una dimensione in più, in stile. Questo, per le modalità della visione: ma Terre bruciate non è semplicemente una bella guida ai luoghi dell’Altopiano con la prerogativa di farceli scoprire come non li avevamo visti mai, da sopra, da più in alto dei luoghi. È anche un avvincente libro di storia: dell’aviazione, della fotografia, del territorio, militare: la Grande Guerra, dimensionata in grande e piccolo, carta geografica di sintesi che permette anche riscontri territoriali e dettagli analitici. Molte di queste immagini hanno oggi cent’anni e sono state scattate dagli aerei ricognitori del nemico di allora o all’avanzata della fanteria imperiale. La dimensione contemplativa è successiva, quella originaria nasce in realtà operativa e micidiale. E infatti il problema di Caliaro e Vollman era quello di bilanciare la visione: mai perdendo di vista i moventi bellici e i rovinosi effetti di quei sopralluoghi militari, manifestarne anche lo straordinario impatto conoscitivo e, per noi, il prezioso lascito visivo. Un difficile equilibrio fra pietà e audacia, ammirazione umana e tecnica per le virtù dei piloti e coscienza delle imminenti terribili conseguenze sui civili della nuova arma.

Terre bruciate (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) Lo sguardo dall’alto non ‘scoperchia’ solo la visione dell’Altopiano, ha come scopo ed esito finale di scoperchiare le case, che vediamo disseminate nei comuni e nelle contrade, a centinaia, senza più tetto e ridotte ai muri bruciati, in tutta una serie di immagini d’epoca: specie dal 1916, quando la Strafexpedition porta alla conquista di Asiago, e poi in molte immagini conclusive del 1918 si scorgono i militari aggirarsi fra le rovine della piazza, del corso o verso la stazione: nei luoghi in cui si aggiravano gli abitanti di quelle case, i civili che ora sono scesi in pianura e non abitano più l’Altopiano, conteso fra i militari degli opposti eserciti. L’umano compianto suscitato da tutti quei micropersonaggi che hanno dovuto abbandonare case e mestieri e andar via profughi, trapela, resiste in sottofondo: non potrebbe essere altrimenti, ma, se ci fosse solo questo, il libro ne ripeterebbe altri,. Lo spirito dell’operazione di Caliaro e Vollman è invece meno ripetitivo e unilaterale, scopre anche altri lati dello spirito umano. Vedasi la splendida immagine del gigantesco dirigibile P4, che neppure posa sul terreno, grande com’è sembra pronto a librarsi, lo frenano appena poche funi; e a vederlo da vicino e quasi toccarlo, al campo d’aviazione di Asiago, sembrano essere accorsi tutti, ragazzi in testa... La meditata orchestrazione del lavoro comprende una sezione letteraria – con gli autori e i testi a cui si è fatto riferimento – ispirata ai versi del “Porto sepolto” e che ne prende titolo, “È il mio cuore il paese più straziato”; poi un congruo numero di immagini dell’Altopiano in rovina, che danno tragicamente ragione del titolo “Terre bruciate”; e una sezione fotografica d’epoca in cui il nemico si spoglia delle sue prerogative ostili e si mostra come uomo comune, con una sua vita quotidiana in trincea, elementi di cronaca del tutto simile a quella dei ‘nostri’.

Abbiamo incontrato Andrea Vollman ponendogli alcune domande.

Terre bruciate (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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