NR. 37 anno XXIII DEL 20 OTTOBRE 2018
la domenica di vicenza
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Musica delle Tradizioni

Appuntamento al Comunale

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Musica delle Tradizioni

Fado portoghese, musica greca, irlandese, turca, sonorità mongole, armonie indiane, melodie dal deserto, i canti folkloristici del nostro Meridione. Il lungo viaggio di Musica delle Tradizioni torna in ottobre al Teatro Comunale di Vicenza con una nuova edizione che stavolta guarda decisamente verso Est. Il viaggiatore curioso non ha mai un punto d’arrivo certo, tante sono le suggestioni e gli incontri emozionanti che potrà fare nel corso del suo cammino; ma ha sempre un punto di partenza.

Musica delle Tradizioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Quest’anno, il punto di partenza sono i nostri monti, le floride colline e le chiesette che tramandano la memoria di una fede antica - racconta Ilaria Fantin, promotrice della rassegna - . Fado, musica greca, irlandese, turca, sonorità mongole, armonie indiane, melodie del deserto sono stati gli ingredienti delle ultime edizioni di un festival che anche quest’anno torna per permettere ad un pubblico oramai affezionato di viaggiare verso territori lontani, comodamente seduto nelle poltrone del principale teatro vicentino. Ed è proprio da Vicenza che prenderà il via il nostro viaggio, per rendere omaggio al maestro Bepi De Marzi, a distanza di sessant’anni dalla sua composizione più toccante e celebre, Il Signore delle Cime. Attraverso le bellissime voci dei Crodaioli e i suggestivi canti di ispirazione popolare, il nostro De Marzi ci trasporterà dentro un quadro fiabesco a noi familiare: montagne venete, colline di prosperi vigneti, modeste e pittoresche chiese popolari che tramandano la memoria di una fede antica". Ogni anno Musica delle Tradizioni si ripropone per far conoscere al pubblico vicentino, oltre a un repertorio popolare seducente e raffinato, una serie di strumenti legati alla tradizione di vari paesi (lyra cretese, chitarra portoghese, fiddle irlandese, bouzouki greco, kanoun tunisino, percussioni tuareg, violino mongolo). Non sempre siamo consapevoli che, a pochi chilometri dai nostri confini, sussistono proposte musicali significative e ricche di interesse e dunque quest’anno il Festival si sposterà nell’Europa dell’Est, più precisamente in un’area geografica costituita da tre paesi confinanti: Serbia, Ungheria e Romania. Il patrimonio musicale di questi territori bagnati dal Danubio è vastissimo e trova le sue radici ancora ai tempi delle prime conquiste slave. Sarebbe dunque impensabile proporne un quadro completo ed esaustivo; per questo il Festival, sulla linea di quanto scelto e apprezzato in questi anni, punta i propri riflettori su due differenti declinazioni del folklore di questi tre paesi: la musica contemporanea influenzata dalla tradizione classica proposta dal quartetto d’archi della seconda serata e il folk ancestrale e contaminato con cui si chiuderà la rassegna. Ad esempio, nella terza serata incontreremo la tipica tambura della Slavia del Sud. Questo antico strumento a corde, esistente già in epoca bizantina, secondo alcune fonti è stato introdotto in Europa, e in particolare in Bosnia, dal popolo turco che poi lo avrebbe diffuso nelle sue varie migrazioni anche in Croazia e Serbia. Nel tempo, la tambura è divenuta simbolo del nazionalismo musicale croato, diffondendosi in diverse versioni. Il suo repertorio è talmente vasto che un etnomusicologo, collega di Béla Bartók, ha collezionato più di diciannovemila folk song croate dedicate a questo particolare strumento a corde. Interpreti supremi di queste sonorità sono i Babra, talentuoso ensemble emergente di Budapest formato da cinque giovani musicisti, propongono al nostro pubblico folklore ungherese e non solo, per una serata danzante a ritmo di melodie gitane di intrigante bellezza. Come sempre Musica delle Tradizioni si spinge un po’ oltre, al di là delle abituali offerte musicali che circolano nel mercato, per soddisfare la curiosità di un pubblico affezionato, sempre numeroso e desideroso di esplorare.

Musica delle Tradizioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Bepi De Marzi, alla testa dei Crodaioli da ben sessant’anni, si è preso l’impegno di inaugurare Musica delle Tradizioni – giovedì 18 ottobre – accompagnato dalle voci dei suoi “ragazzi” e da un manipolo dei Solisti Veneti di Claudio Scimone, recentemente scomparso. Dopo averci proiettato nel mondo autunnale di Vivaldi e nella poesia struggente delle sue composizioni, il musicista-viandante De Marzi ci introduce alla seconda serata del Festival in programma sabato 20. Così incontriamo due straordinari nocchieri che ci conducono per mano nel cuore della tradizione folk dell’Europa dell’Est, fra praterie sterminate che profumano di canti popolari e di melodie senza tempo. Uno è Alexander Balanescu, artista visionario ed eclettico; l’altro è Félix Lajkó, virtuoso del violino per grazia divina. In Italia non avevano mai suonato insieme; lo faranno per la prima volta nel nostro teatro circondati da una band di musicisti internazionali. Ancora un passo più a Nord e la sera seguente – domenica 21 – ci troviamo in terra magiara. I nostri anfitrioni si chiamano Babra e sono la band del momento in quel di Budapest. Studi che più classici non si può – hanno frequentato tutti l’austera Accademia Franz Liszt – i Babra sono entrati nelle preferenze del pubblico per il loro modo di affrontare il repertorio popolare, a metà strada fra rispetto per la tradizione e istanze innovative. Alexander Balanescu, in scena sabato 20, è sicuramente il più visionario ed emozionante violinista del nostro tempo. Figura di spicco nell’ambito della musica world e classica, ha saputo sdoganare il violino anche all’interno di disparati ambienti sonori, collaborando con Michael Nyman, Philip Glass, Kraftwerk, Depeche Mode, Kate Bush, Gianna Nannini. Per la prima volta a Vicenza, Balanescu accompagnerà il solista Lajkó Félix , massimo esponente della musica contemporanea e tradizionale serba. Sarà davvero un evento eccezionale ospitare al Teatro Comunale uno dei violinisti più virtuosi al mondo, conosciuto con l’appellativo di violinista del Diavolo o Paganini della Voivodina. A dieci anni Lajkó è già un interprete esperto del zither (cetra da tavolo) e a dodici decide di diventare un musicista professionista, lasciando la scuola e completando i sei anni di conservatorio in appena tre.

Musica delle Tradizioni (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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