NR. 39 anno XXIII DEL 3 NOVEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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"Ti tasi sempre. Ti parli mai"

Storie di emigrazione

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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"Ti tasi sempre. Ti parli mai"

Nel 140° anniversario dell'emigrazione veneta e vicentina in Brasile un libro di Catia Dal Molin racconta per la prima volta una storia finora sconosciuta ai più. Ti tasi sempre. Ti parli mai (Editrice Artistica Bassano) fa conoscere il dramma dei Veneti nel Brasile del Sud, all’epoca dei totalitarismi e le tribolazioni dei nostri ex connazionali nel Rio Grande do Sul, fra il 1938 il 1945, sotto il regime di Getúlio Vargas. Alla fine dell’Ottocento, in un travagliato momento di transizione storica, migliaia di italiani attraversarono l’Oceano alla ricerca di lavoro e di una vita migliore. Molti di essi, di origine veneta, si insediarono nel Brasile del sud, dove portarono la propria lingua, assieme a cultura e tradizioni. Lì fondarono, tra le altre, le città di Nova Bassano, Nova Treviso, Nova Venezia. Dopo il 1938, con il governo di Vargas, gli emigrati e i loro discendenti furono colpiti da severe restrizioni e punizioni, perché considerati appartenenti a stati politicamente contrari al regime. Fu soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il Brasile dichiarò guerra ai Paesi dell’Asse, che la pressione si fece più intensa. Ci fu un susseguirsi di episodi contro gli italiani e i loro discendenti: carcerazioni, rivolte, distruzioni. La tensione e la paura erano costanti.

"Ti tasi sempre. Ti parli mai" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L'espressione “Ti tasi sempre”, allora molto usata dai nostri ex connazionali, invitava a stare zitti, poiché con il silenzio si potevano forse evitare denunce, rappresaglie e prigione. Veniva ripetuta pure ai bambini, per far loro capire che, non sapendo ancora parlare in portoghese, era meglio tacere. Questo modo di dire, “Ti tasi sempre”, può allora essere usato oggi per raccontare le frustrazioni e le angosce patite in quegli anni dalle popolazioni di origine veneta. Una missione, quella del recupero di tale memoria, che si è posta Catia Dal Molin, curatrice e coautrice del volume: un’opera dedicata all’emigrazione veneta nel Rio Grande do Sul, ma anche un lavoro di “riesumazione storico-culturale” - come ricorda Gianni Posocco nella prefazione - che offre preziose informazioni su un periodo poco noto, ma parte integrante della travagliata epopea delle nostre genti in Sud America.

"Era l’anno 1997 quando, allora studentessa di Storia, fui invitata a far parte di un progetto che prevedeva la creazione di un Laboratorio di Storia Orale presso il Centro Universitario Francescano, di Santa Maria, Rio Grande do Sul, Brasile - scrive la curatrice nell'introduzione - . Nello svolgimento del progetto, durato due anni, ho avuto la fortuna di incontrare immigrati, ex combattenti della Seconda Guerra Mondiale e persone che avevano altrettante storie di vita straordinarie. Un immigrato non aveva quasi mai parlato della sua storia di vita, lo fece con me e pochi mesi dopo venne a mancare. Storie che mi hanno colpita profondamente. Sono stata veramente fortunata ad averli incontrati nel mio percorso accademico e di vita. Questo è stato l’inizio di una vera avventura. Non sapevo chi dovevo intervistare. Sceglievo le persone più anziane e così la mia strada e la mia ricerca proseguivano. Non avevo un programma delle interviste da seguire, ma avevo tanta curiosità. E così, pian piano, siamo arrivati ai racconti degli anni fatidici della Seconda Guerra Mondiale, dove “non si poteva parlare il talian”, dove “tutto era proibito”, dove “non si poteva giocare, né cantare”, dove si doveva tasere”, dove “si andava al casoin a fare la spessa e si doveva portare la lista per scritto”, dove “si aveva la paura della prigione”, dove “si era perseguitati”. Tutti queste memorie hanno aumentato ancora di più la mia curiosità e ho deciso di approfondire l’argomento".

"Ti tasi sempre. Ti parli mai" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il libro si compone di diversi saggi, assemblati e curati da Dal Molin. Maíra Ines Vendrame, nel testo Viva l’Italia e il suo glorioso esercito, racconta l’interessante percorso dell’immigrato Andrea Pozzobon. Lui stesso ci ha lasciato le sue memorie dove racconta la sua storia di vita. Il padre vede nell’emigrazione una soluzione per allontanare il figlio dell’obbligo militare e nell’America potevano contare su dei compaesani e parenti che li avrebbero potuti aiutare. Andrea aveva frequentato la scuola in Italia, conseguendo un certo grado di alfabetizzazione, una cosa non comune nell’universo contadino di quel tempo. In Brasile ha insegnato l’italiano in diverse scuole, guadagnando anche discretamente e aiutando la famiglia. È diventato commerciante, catechista; è stato Agente Consolare, ha partecipato alla costruzione della chiesa di São Marcos e ha fondato la Società Italiana di Mutuo Soccorso Luigi Amedeo di Savoia-Duca degli Abruzzi nel 1896, Associazione di grande rilevanza nel centro sud del Brasile, che nel periodo del presidente Vargas ha avuto il suo monumento in onore agli italiani distrutto per poi essere sciolta.

"Ti tasi sempre. Ti parli mai" (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)René Gertz, in Brasile vero contro Brasile, falso approfondisce il concetto del “pericolo tedesco”, con un focus etnico, politico, culturale e religioso. Gli immigrati non costituivano un gruppo omogeneo, non tutti erano coloni, tra loro vi erano differenze di classe. Nel suo testo fa riferimento anche alle manifestazioni del nazismo e dell'integralismo, di stereotipi e pregiudizi contro i discendenti tedeschi. L’antropologa Maria Catarina Zanini nel testo L’Estado Novo e i discendenti degli immigrati italiani al sud del Brasile vuole portare in evidenza la potenza simbolica dell’essere straniero durante il periodo di Vargas, nonché le modalità con le quali le misure nazionaliste sono state sentite nel mondo urbano e contadino del periodo. Renan Borges Gonçalves approfondisce nel testo Guerra, repressione e memoria una tematica abbastanza recente per la storia brasiliana, uno degli innumerevoli meccanismi repressivi utilizzati dal governo di Vargas: i campi di confinamento per i “nemici della patria” e per le persone ritenute essere un “pericolo per la sicurezza nazionale”, prendendo in esame soprattutto alcune città dello Stato di Santa Catarina. Darcy Luzzatto – uno dei più grandi scrittori del Talian nel Brasile meridionale, con più di 13 libri scritti, tra questi l’importante dissionàrio talian-portoghese – con il suo saggio racconta i fatti vissuti da lui stesso nel sud del Brasile. Infine il testo di Alessandro Mocellin espone una relazione tecnico-linguistica sul Talian, ossia il “Veneto brazilian”, con le sue peculiarità linguistiche, la sua identità e le contaminazioni subite, facendoci riflettere sulla natura linguistica di questa parlata. Grazie ad analisi dettagliate, si rivela quanto in realtà sia poco vero dal punto di vista scientifico che il Talian sarebbe un aggregato di dialetti diversi, tra il veneto, friulano, trentino, fornendo una chiave di lettura nuova ma scientificamente solida sull’evoluzione storica e linguistica del Talian tra gli immigrati nel Brasile.

Abbiamo incontrato Catia Dal Molin dialogando sul tema del libro.



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