NR. 39 anno XXIII DEL 3 NOVEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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Una nuova gara d’appalto
per il Polo Santa Chiara?

di Gianni Celi

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Una nuova gara d’appalto<br>
per il Polo Santa Ch

Ponte Vecchio e Polo museale Santa Chiara, ovvero le due splendide incompiute. Dello storico manufatto palladiano abbiamo già scritto molto fino alla settimana scorsa, ma aggiungiamo una novità in questa vergognosa telenovela che chissà quando mai avrà fine. Il tribunale di Vicenza ha rigettato il ricorso della ditta appaltatrice dei lavori di restauro del Ponte, la Vardanega costruzioni di Possagno, contro il pagamento della polizza fideiussoria per i lavori non portati a compimento. I giudici hanno ordinato all’azienda di rifondere, con mezzo milione di euro, i danni subiti dal Comune. Ma, oltre a questo l’Amministrazione Poletto sta valutando, con i propri tecnici, come quantificare il danno di immagine subito dalla città del Grappa in questo troppo lungo periodo di interventi nell’alveo del fiume. È stato lo stesso tribunale vicentino ad esprimersi al riguardo sostenendo che le lungaggini dell’intervento e certi errori operativi, riconosciuti alla ditta,m avrebbero fatto fare alla città, prima di tutto, ma anche agli amministratori, una pessima figura.

Staremo a vedere che cosa succederà nei prossimi mesi, in attesa, anche , della ripresa dei lavori, a gennaio, con la Inco di Pergine che ha accolto l’invito del Comune a intervenire, dopo l’uscita dalla scena, della Vardanega. Ci spostiamo, ora, sul Polo museale Santa Chiara la cui ristrutturazione era stata affidata dal Comune sempre alla ditta Vardanega costruzioni di Possagno, ma che adesso attende nuovi costruttori dopo la rescissione del contratto d’appalto, dei giorni scorsi, con l’azienda trevigiana.

Una nuova gara d’appalto<br>per il Polo Santa Ch (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)S’è tanto parlato, negli anni passati, del Polo museale di Santa Chiara, voluto dall’Amministrazione guidata dall’allora sindaco Lucio Gambaretto e proseguito poi dai suoi successori Bizzotto, Cimatti e Poletto. L’intento originario era quello di rivalutare una delle aree storicamente più interessanti del centro cittadino, trasformandola in un interessante richiamo culturale. Cerchiamo allora di capire dove si sarebbe collocato questo concentrato di musei e sale conferenze. La zona riguarda l’area che ruota attorno all’ex caserma Cimberle Ferrari, un tempo sede conventuale, in Viale delle Fosse.

«Nel 1678 – scrive Ottone Brentari nella Storia di Bassano – alcune pie donne, terziarie di San Francesco, comprarono dai signori Baroncelli una casa, parte della quale era un edificio di seta e parte un’osteria, per farne un convento ed una chiesa. Questa fu cominciata nel 1681 e benedetta il 29 gennaio 1682 da don Gerolamo Stevani. Il 18 settembre 1736 mons. Baldassare Remondini la consacrò in onore di Santa Chiara».

Il convento delle Clarisse fu soppresso nel 1806 e le suore trasferite nel convento di Vicenza. L’edificio sorgeva in quella che un tempo si chiamava Contrà Rigorba, poi diventata Contrà Santa Chiara, per prendere il nome attuale di Via Jacopo Da Ponte.

Alla fine dell’Ottocento l’antico convento viene trasformato in caserma ed ospita una compagnia di cavalleria. Agli inizi del secolo scorso è affidata agli alpini e diventa la caserma per eccellenza, in attesa della costruzione della “Monte Grappa”. Nella Grande Guerra partono da qui le “penne nere” dirette verso l’Altopiano di Asiago e verso il Grappa. Nel tragico periodo della guerra civile sente le urla dei partigiani rastrellati sui monti e seviziati perché facessero i nomi dei loro amici combattenti per la libertà. Da qui partono i Martiri impiccati nel Viale loro dedicato e lungo Viale Venezia. Nel dopoguerra cala l’interesse per questa caserma che diventa magazzino di vestiario per gli alpini.

Negli anni 80, del secolo scorso, l’Amministrazione comunale, guidata dall’allora sindaco Antonio Basso, decide di acquisire la caserma in attesa di una sua destinazione definitiva. L’Amministrazione di Gianni Tasca inserisce l’area in un progetto di parcheggi a servizio del centro città, pensando, al riguardo, ad un parking sotterraneo. La Sovrintendenza ai beni artistici però non darà il via libera a tale proposta per cui il finanziamento, per la sua realizzazione, accordato al Comune di Bassano, grazie alla legge Tognoli, quasi a tempo scaduto, sarà trasferito, per l’opera ora esistente, in Piazzale Cadorna. Passano gli anni ed è il sindaco Lucio Gambaretto, nel suo mandato di fine anni 90, a lanciare la proposta della realizzazione di un Polo museale nella caserma il cui ampio cortile, nel frattempo, era stato adibito a parcheggio. L’Amministrazione di Gianpaolo Bizzotto porta avanti l’idea e, nel 2005, viene lanciato il bando di gara per la progettazione. Sono sedici i gruppi che aderiscono all’invito, alcuni dei quali con progettisti di caratura internazionale come David Chipperfield (lo stesso che progetterà più tardi il restyling urbano tra il Ponte vecchio ed il Ponte nuovo), Tobia Scarpa, Mario Botta ed il portoghese Roncalo Byrne. La gara viene vinta da una società piemontese, la Sintecna, che ha come progettista Carlo Aymonino, un architetto romano con un curriculum di tutto rispetto (morto nel 2010), assieme a Studio Pession Associato, Base Engineering, Geodes e Prodim. A fine novembre del 2009 il Consiglio comunale approva il progetto definitivo e, a vincere la gara d’appalto dei lavori, è la Adico costruzioni di Maser.

Una nuova gara d’appalto<br>per il Polo Santa Ch (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nel luglio del 2012 partono i lavori del nuovo complesso dove dovrebbero trovare posto, su una superficie di circa 5300 metri quadrati, i musei naturalistici dedicati alle collezioni botaniche di Alberto Parolini, quelle naturalistiche di Ferruccio Meneghetti e quelle geo-palontologiche di Giambattista Brocchi, nonché quelle faunistiche dell’imprenditore Luca. Doveva essere questo il primo stralcio di lavori del costo di undici milioni e mezzo, che godeva di un finanziamento della Fondazione Cariverona. L’opera avrebbe dovuto essere stata consegnata dopo 524 giorni, vale a dire diciotto mesi. Poi le cose sono cambiate perché, il 24 ottobre del 2014, la Adico costruzioni di Maser, azienda vincitrice del bando, falliva lasciando una patata bollente nelle mani della civica Amministrazione. A prendere in mano i lavori di realizzazione del nuovo Polo museale, arrivava la Nico costruzioni Vardanega Srl. Ma qui si è passati, come recita il proverbio, dalla padella alla brace perché le opere costruttive sono andate avanti molto a rilento. Tenuto conto che il nuovo Polo museale Santa Chiara, secondo gli ultimi programmi, avrebbe dovuto essere pronto per gennaio prossimo, da alcuni mesi, come ha sottolineato l’assessore alla cura urbana, nonché vicesindaco, Roberto Campagnolo, in quel cantiere non si lavorava più. Non solo, ma anche prima dello stop ai lavori, i dipendenti impegnati, che dovevano essere 35, erano arrivati a quattro, cinque unità. Il Polo stesso, inoltre era stato realizzato soltanto per il venti per cento del previsto, ben poca cosa quindi. Ecco scattare, di conseguenza, nei giorni scorsi , l’ordinanza di rescissione del contratto con la Vardanega. Bisogna capire ora cosa succederà per la continuazione dell’opera perché la Vardanega aveva ceduto un ramo della propria azienda alla romana Imprevar. Il Comune non è propenso ad affidare i lavori a questa ditta per tutta una serie di motivazioni per cui sta valutando la possibilità di bandire una nuova gara d’appalto e intanto, anche per questo Polo museale, dopo la sistemazione del Ponte degli Alpini, non resta che attendere, ma quanto ancora?

 

nr. 38 anno XXIII del 27 ottobre 2018

Una nuova gara d’appalto<br>per il Polo Santa Ch (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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