NR. 40 anno XXIII DEL 10 NOVEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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Di lassù ti scrivo

Il tenente e l'Altopiano

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Primon

La marosticense Laura Primon, presidente dell’associazione culturale La Fucina letteraria, ha recentemente pubblicato il suo nuovo libro, intitolato Di lassù ti scrivo (Fraccaro editore, Bassano del Grappa). Una testimonianza dedicata ad un giovane tenente italiano morto nel 1918 sull’Altopiano durante il primo conflitto mondiale: Alberto Pascal. La pubblicazione ha come protagonista il giovane osservatore di artiglieria colpito a morte il 28 gennaio durante un volo di osservazione e sepolto a Marostica. A lui e ad altri caduti come lui, è stata ispirata parte del progetto “Marostica e la Grande Guerra”, realizzato nel corso delle celebrazioni del Centenario, e dedicato un appuntamento della rassegna “Quattro passi nella storia”, che attraverso il racconto e la testimonianza di autori e ricercatori, ha portato a conoscenza di eventi poco noti, o addirittura inediti, che riguardavano la storia del territorio.

Primon (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La tomba del tenente Pascal è stata proclamata Monumento a un Caduto. La vicenda di Pascal è stata portata alla luce da un ricerca svolta dai corsisti dell'Università adulti-anziani della città: egli fu un promettente studente di matematica a cui, a guerra finita, venne conferita la laurea ad honorem. Figlio di Ernesto, professore di matematica all’Università di Napoli; nipote di Carlo, illustre latinista; fratello di Mario, professore all’Accademia Aeronautica di Caserta, anche lui vittima della stessa folle guerra, Alberto meritò due medaglie d’argento al valore militare. Era anche uno studente brillante, che aveva già pubblicato studi e ricerche e la sua vita fu stroncata, come quella di tante altre persone, mentre era impegnato a “onorare la Patria”. Pascal è stato protagonista anche di uno spettacolo di narrazione, curato da Theama Teatro. “Di lassù è tutto strano. Puoi uccidere senza vedere il nemico negli occhi”, così scrive il tenente Alberto Pascal in una delle cinquantadue lettere che l’autrice immagina indirizzate alla madre, un modo diverso di raccontare la storia. Punto di partenza della narrazione è la considerazione del fatto che sono moltissime le lettere scritte dai soldati durante il primo conflitto mondiale. Perché dunque, cent’anni dopo, un epistolario inventato ma assolutamente verosimile? Per ricostruire quel filo forte che ha legato il tenente osservatore Alberto Pascal alla madre fatto di tenerezza, senso del dovere, smarrimento e consapevolezza di un evento senza precedenti, appunto la Grande Guerra.

Primon (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Come scrive Maria Teresa Volpe in una nota acclusa al libro, la storia della famiglia Pascal ha radici lontane. Etienne Pascal arriva in Italia dalla Francia alla fine del Settecento per realizzare per il re di Napoli gli impianti meccanici delle seterie di San Leucio. A Napoli Etienne si sposa con Maria Gaetana Lapegna ed ha quattro figli: Elisa, Ernesto, Luigi, Carlo. Etienne muore prematuramente lasciando moglie e figli in grandi difficoltà economiche, Elisa e Luigi, ancora adolescenti, abbandonano la scuola e vanno a lavorare, mantenendo agli studi i fratelli minori, Ernesto e Carlo, che sono molto dotati. I due ragazzi sono molto bravi ed impegnati, in particolare Ernesto porta a termine tutti gli anni scolastici con il massimo dei voti. Consegue il diploma liceale presso il Regio Liceo Vittorio Emanuele di Napoli. Entrambi i fratelli sono aiutati nel proseguimento degli studi dalla benevolenza di un ricco notaio napoletano, il notaio Maddalena. Questi li manda a studiare in Germania dove Ernesto si dedica alla matematica e Carlo diventa latinista. Entrambi i fratelli vinceranno il concorso per insegnare all’Università di Pavia. Ernesto a Pavia conosce e sposa, nel 1893, la signorina Alberta Alberti, figlia di un ufficiale che svolge mansioni amministrative presso i Savoia. A Pavia nascono i due figli, Alberto, nel 1984, e Mario, dopo due anni. Allo scoppio della prima guerra mondiale entrambi vengono arruolati: Alberto è ufficiale d’aviazione mentre Mario ufficiale del Genio. Pochi giorni prima della fine della guerra, il 28 gennaio 1918, l’aereo di Alberto viene abbattuto e il giovane muore. La famiglia viene avvisata, ma non viene comunicato il luogo dove è stato tumulato il corpo. Solo molto più tardi, intorno al 1930, sarà Maria, la giovane moglie di Mario, ad occuparsi di rintracciare dove fosse stato sepolto il cognato mai conosciuto, scoprendo che il luogo dove si trova Alberto è Marostica.

Abbiamo incontrato l'autrice rivolgendogli alcune domande.



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