NR. 40 anno XXIII DEL 10 NOVEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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Di lassù ti scrivo

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Primon

Perché ha voluto scrivere un libro su Alberto Pascal?

Primon (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"È stato uno di quegli incontri che il destino ha in serbo per te. Una sera di primavera del 2015 ho partecipato in chiesetta San Marco a Marostica a una serata organizzata dal Gruppo Ricerca Storica dell’Università Adulti di Marostica per presentare il risultato di un Seminario sulla Prima Guerra Mondiale. La ricerca verteva sulla figura del Tenente osservatore Alberto Pascal un caduto della Grande Guerra la cui tomba era stata notata dal Prof. Gianni Frigo nella zona più antica del cimitero di Marostica. Molti gli interrogativi sorti. Come mai Pascal non era tumulato nella cappella dedicata ai caduti, ma in un loculo a sé, risultato di proprietà della famiglia? Chi era la famiglia di origine? Chi era Alberto Pascal che sulla lapide veniva definito 'dottore in matematica'? Quella sera fu presentato anche un breve video che delineava la figura di Alberto".

Com'è nata l'idea di immaginare delle lettere indirizzate alla madre?

"Si diceva avesse intrattenuto quotidiana corrispondenza con la madre della quale però non restava traccia alcuna. La cosa mi ha molto colpito. Andando a casa mi sono trovata a ripensare a quelle lettere perdute come perduta era la vita di Alberto. Mi sembrava profondamente ingiusto che non gli fossero sopravvissute nemmeno poche righe, come se il giovane Alberto fosse stato irrimediabilmente inghiottito dalla guerra. Mi è nato forte il desiderio di restituirgli voce attraverso un epistolario inventato, ma assolutamente verosimile per ricostruire il filo forte che l’aveva legato alla madre. Ho chiesto alla professoressa Liliana Contin, che aveva guidato la ricerca, se poteva fornirmi i documenti in loro possesso. Così, partendo da una solida base storica, ho iniziato a scrivere le lettere di Alberto. Gli ho solo prestato la mano e il cuore".

Chi era Pascal?

Primon (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Etienne Pascal, nonno di Alberto, arriva in Italia dalla Francia alla fine del ‘700 per realizzare per il re di Napoli gli impianti meccanici delle seterie di San Leucio. Avrà quattro figli, tra i quali Ernesto, padre di Alberto. Ernesto, nonostante le gravi difficoltà economiche della famiglia, porta a termine gli studi, grazie alla benevolenza di un ricco notaio napoletano. Dall’università di Pavia viene poi trasferito a Napoli dove diventerà in seguito Preside della Facoltà di Scienze Matematiche. È a Napoli, nell’ambiente universitario, che maturerà lo spirito del giovane Alberto. Diviene brillante studente di matematica e sembra destinato a seguire le orme paterne. Di lui scrive nel necrologio il suo insegnante: 'egli fu un mistico sognatore, cadde dal cielo e morì, si può dire, sognando. Ogni tanto durante la sua giovinezza aveva dei momenti profondo raccoglimento, quasi di estasi. Fu buono di una bontà angelica, fu di animo nobile e puro, di cuore generosissimo, egli sognò la gloria. Sembrava che tutto fosse mistico attorno a lui'. Così mi è piaciuto immaginarlo, un giovane studente con la testa nel futuro. Sognatore e disciplinato come la scienza che aveva scelto. Capace di obbedienza, generosità, amicizia, ma anche introspettivo, che si faceva attraversare da profonde domande esistenziali. Un ragazzo che poteva oscillare dai suoi vent’anni alla saggezza dell’uomo maturo segnato dagli eventi. Un figlio amorosissimo, legato profondamente alla madre, alla quale sapeva aprire ogni recesso del cuore. Questo è stato per me Alberto".

In cosa consisteva la "follia" di quella guerra e che insegnamento c'è oggi, un secolo dopo?

"Non sono uno storico che possa analizzarne le cause, né i motivi profondamente intrinseci al periodo storico-economico-culturale. Mi sento, però, di dire che le guerre non nascono mai come atti di folli, ma si basano sempre su lucide e razionali motivazioni per lo più economiche e di potere. Follie lo diventano, perché mettono l’uomo contro l’uomo, chiedendo un prezzo enormemente superiore a qualunque guadagno. Sembra che la storia sappia insegnare ben poco al cuore degli uomini, tant’è che poco più di vent’anni dopo un’altra follia ha sconvolto il mondo. E tanti altri focolai di follia sono più che mai vivi tanto da essere definiti 'terza guerra mondiale diffusa'. Assenza di speranza? Mai. Le lettere di Alberto pur parlando di guerra sono per me un inno alla pace, raccontano che cosa attraversa il cuore di un uomo quando si trova immerso nell’esperienza devastante della guerra,delle domande che non può fare a meno di porsi e che forse sono già un seme di pace".

Cos'è il progetto Marostica e la Grande Guerra?

A Marostica il progetto è partito nel 2014 con l’iniziativa dell’assessore alla cultura Serena Vivian di dare vita al Gruppo Storia, formato da persone di varia provenienza e professione, ma tutte appassionate di storia, in particolare di storia locale. L’intento era di organizzare delle attività per le celebrazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale. Il gruppo si è impegnato nella realizzazione della mostra su Marostica e la Grande Guerra Memorie della città e in altri progetti, tra cui quello di portare avanti la ricerca storica vera e propria nella nostra città e territorio. In questo periodo il gruppo ha realizzato la manifestazione Marostica in grigioverde, in programma il 3 novembre con un convegno sulla Prima Guerra Mondiale e l’inaugurazione di una mostra che raccoglie diverse fotografie di Marostica durante la Grande Guerra, manifestazione dedicata al concittadino Giovanni Nicolli, professore e storico, esperto della Prima Guerra Mondiale. Le fotografie esposte sono state selezionate da collezioni private di cittadini di Marostica, in particolare fanno parte delle collezioni di Toni Munari e di Mario Strada, due concittadini appassionati di storia locale".

 

Laura Primon vive da sempre a Marostica. Ha scritto molto per bambini e ragazzi in prosa, poesia e teatro. Il premio più caro al suo cuore è il Città di Marostica premio Arpalice Cuman Pertile dedicato alla letteratura per l’infanzia. Nel 2010 ha pubblicato il libro di racconti ”Mi concede questo ballo?”. Quindici ritratti di donne ballerine della vita. Nel 2014 un libro di filastrocche ”Il diritto di essere bambini” in occasione del venticinquesimo anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (1989). Ha collaborato con molti artisti pubblicando delle interpretazioni poetiche nei loro cataloghi. La poesia e la narrativa sono lo specchio attraverso il quale ama guardare il riflesso del reale.

 

nr. 39 anno XXIII del 3 novembre 2018

Primon (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

 



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