NR. 41 anno XXIII DEL 17 NOVEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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La Grande Guerra
e il Requiem In Memoriam

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Requiem In Memoriam

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Si stanno concludendo le celebrazioni per la commemorazione del centenario della Grande Guerra e la settimana scorsa c’è stata una grande cerimonia dedicata ai caduti: nella basilica di Monte Berico è stata installata la Lampada della Pace, una lampada d’argento che dal 2014 è stata portata in tutti il luoghi storici legati agli eventi della Prima Guerra Mondiale e davanti ad essa, sotto la statua della Madonna, sulla destra, è stato affisso un bassorilievo che illustra i sacrari militari dell’Altopiano e del Pasubio. La cerimonia si è conclusa con un brano eseguito con le campane a cui è seguito un meraviglioso Requiem In Memoriam accolto con grande entusiasmo, eseguito in prima assoluta e registrato su disco, scritto per soli, coro misto e di voci bianche, organo, orchestra e campane diretto dal M° Silvia Fabbian e composto dai direttori d’orchestra di fama internazionale Maurizio Dones e Marco Taralli.

 

All’inizio la musica sembra essere introduttiva di un’azione: la grande spinta dell’artista contemporaneo è la narrazione, è stato così anche per voi?

Requiem In Memoriam (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Marco Taralli: “Per me comporre serve a narrare, dove “contemporaneo” non è più una categoria estetica ma indica lo stato del tempo. L’artista di oggi sta cercando di liberarsi di tutti gli intellettualismi lasciati dalle scuole e dalle avanguardie proprio per tornare a narrare, soprattutto nel teatro: ogni forma musicale è una narrazione, stai raccontando un percorso e lo racconti con i suoni delle emozioni e dei colori musicali".

Quale tradizione musicale è stata più ispirativa per voi? Da una parte c’è la musica sacra, per cui una certa tradizione ma ci sono anche dei richiami alle avanguardie russe.

Maurizio Dones: “Il linguaggio con cui si scrive è l’insieme di tutto ciò che hai assimilato e ritirato fuori nel mondo contemporaneo in cui vivi. è chiaro che ci sono dei richiami a delle atmosfere, un compositore sa quello che vuole ma a volte nascono in un work in progress spontaneo. Se si ascolta testo alla mano si sente quanti momenti sono usciti con particolari atmosfere e suoni. Poi io sono direttore anche in Russia e l’emotività e la capacità di raccontare è una trasformazione di quello che ho acquisito".

M.C.: “Le avanguardie rinnegavano tradizione e passato, il compositore del XXI secolo sta cercando di recuperare invece proprio questo: non possiamo parlare senza essere consapevoli della nostra storia, ivi comprese le avanguardie, che sono diventate dei reperti fatti di lingue, cellule, input, segnali comunque esistenti".

Come è cambiato il rapporto delle persone con la musica sacra attraverso i secoli e nella modernità, diciamo da Mozart in poi, che è già preromantico, evocativo di qualcosa di molto interiore?

M.C.: “Abbiamo fatto un lavoro sul testo del Requiem proprio per tirare fuori una spiritualità che non vuol dire necessariamente “Cristianesimo” o “Cattolicesimo”: è trasversale alla religione, anche un ateo ha una sua spiritualità. Ovviamente noi siamo italiani, battezzati, comunione, cresima e lo raccontiamo coi nostri stilemi ma quello è incidentale: non vuole essere un pezzo “cristiano” ma spirituale per tutti".

Il Dies Irae mi è sembrato un rock sinfonico, il Rex Tremendae Hermann, Tra il Lacrimosa e L’Offertorio ci sono percussioni da marcia militare e alla fine del Domine Jesu Christe molto Morricone. È come se ci fosse un doppio finale: quello del racconto nel Lux Aeterna e quello della musica che ricorda Stravinskij. anche il rock può avere una spiritualità?

Requiem In Memoriam (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)M.D.: “Ma certo, abbiamo esempi di predecessori illustri che hanno innovato: la sua analisi ai richiami di questi autori conferma l’assimilazione dei linguaggi usati come un pittore che ha tanti colori. Abbiamo una tavolozza di ritmi e di suoni: avrà notato che abbiamo inserito le voci bianche e il Pie Jesu lo abbiamo pensato come un gospel, ottimo sarebbe avere una voce nera".

M.T.: “Una melodia da voce nera viene cantata da dei cantanti “tradizionali” ecco che diventa un prodotto contaminato: le voci italiane messe a riportare la memoria di qualcosa che arriva a noi filtrato che non è la nostra tradizione ma che oggi sentiamo tutti quanti".

M.D.: “il richiamo che lei ha detto, alle marce militari: è un Requiem che richiama proprio a un’atmosfera. Se lei nota quel rullo di timpani dopo la stupenda introduzione dell’organo, richiama subito a un’atmosfera di tragedia e abbiamo messo qua e là degli accenni per dare una memoria anche storica".

Nel passato la musica d’occasione era composta con intento celebrativo di un potere secolare o ecclesiastico. Un Requiem come questo è abbastanza raro, dedicato ai soldati caduti: si comincia nel 2° Novecento a considerare di onorare queste persone. In una composizione quanto si tiene conto della necessità tutta contemporanea di raccontare persone come noi che erano estranee alla solennità?

MT: “Io penso che oggi ci sia il bisogno di recuperare dei concetti illuministici dell’individuo, dell’uomo comune al centro dell’universo. Noi artisti che cerchiamo di osservare la società vediamo un annichilimento dell’individualità, un appiattimento generale: non c’è una coscienza del vivere civile, una coscienza etica individuale di ognuno di noi che deve essere celebrata e onorata, la dignità del singolo non della massa. Secondo me c’è bisogno di rivalorizzare l’individuo, le sue idee, perché possa portare qualcosa alla società, che è una somma di individui. Ogni uomo è un universo e ha la dignità di un universo intero. Allora facciamo un requiem per i poveretti che sono caduti, gente come noi, persone qualsiasi, tantissimi analfabeti mandati a morire, partiti dalla Sicilia che manco sapevano che esistesse il Trentino e che sono andati perché gli hanno detto che era il loro dovere per la patria. Non è celebrativo è commemorativo".

MD: “Abbiamo voluto mettere una semplicità: tutti vanno a ricercare di fare cose eclatanti al di fuori di quel linguaggio che va dritto alla cosa più antica che è il cuore. Abbiamo voluto scrivere i bambini che cantano…”.

MT.: “…è un urlo di dolore…”.

MD: “…ma di una persona semplice, abbiamo raccontato un dolore trasversale. Non c’è nulla di glorificante. Ci teniamo a dire una cosa: è un Requiem positivo questo".

Requiem In Memoriam (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È vero: è pieno di luce. il finale del racconto e poi l’atmosfera dell’Uccello di Fuoco di Stravinskij con un grandissimo trionfo della luce.

MD: “Esatti ci fa molto piacere che abbia colto questo: è pieno di luce, di argenti, questo è importantissimo. Il finale dove abbiamo sovrapposto tutti i temi con questi bambini e se ha notato abbiamo messo la filastrocca: il bambino che diventa un soldato, che non voleva esserlo, che va alla guerra, che poteva avere una vita e gliel’hanno troncata per una stupidità dei boriosi regnanti. È un Requiem speranzoso, vero Marco?”.

MT. “Assolutamente sì".

MD: “Ed è molto importante, questi colori che abbiamo voluto mettere…”.

MT: “…Se li ha percepiti vuol dire che abbiamo lavorato bene!”.

MD: “È un Requiem che finisce dicendo “ dona la luce eterna” e abbiamo messola luce con questi metalli e non a caso questo Re maggiore".



nr. 40 anno XXIII del 10 novembre 2018

Requiem In Memoriam (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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